Minoranza Pd in ordine sparso dopo le parole di Renzi a Catania

Riforme
Aula della Camera con diversi banchi vuoti durante il voto finale sulla riforma della legge elettorale, Roma, 4 maggio 2015.
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

C’è chi giudica le parole di Renzi come un’apertura sulla modifica della legge elettorale e chi invece dichiara che “al momento il mio voto al referendum è No”. In attesa della decisione della Consulta sull’Italicum

La festa nazionale de l’Unità a Catania si è appena conclusa ma ancora sono nell’aria gli strascichi di una polemica che non sembra trovare una rapida soluzione. Se minoranza e maggioranza Pd si affrettano ad assicurare la loro disponibilità per trovare una mediazione che porti tutto il partito a votare Sì al referendum costituzionale, a microfoni spenti le tensioni sono palpabili. Dopo le parole di Matteo Renzi alla chiusura della Festa dem, resta la sensazione che il lavoro da fare sia ancora tanto per scongiurare una frattura insanabile.

A Catania, ad ascoltare il segretario, sono arrivati Nico Stumpo e Roberto Speranza e, alla fine del discorso, il leader della minoranza ha tagliato corto: Renzi non ha fatto nessuna apertura, anzi ha frenato. Da qui la scelta di una dichiarazione che suona come una sfida: “Ad ora voto No al referendum“. Dello stesso tenore anche le dichiarazioni di Stumpo, intervistato da QN: “Il discorso di Catania è stato un deciso passo indietro sulla legge elettorale su cui sembrava volesse cambiare registro con nuove proposte. E sul referendum “mi aspettavo risposte concrete. Dialogo. Mi pare invece che Renzi abbia adottato la tattica di prendere tempo pensando di essere furbo”.

La minoranza dem si aspettava quindi una presa di posizione più netta dopo i segnali di “alleggerimento” che aveva lanciato al premier: aver disertato l’iniziativa contro il referendum di Massimo D’Alema, ma anche l’intervista di Giorgio Napolitano su Repubblica che aveva citato Speranza nel chiedere a Renzi di fare modifiche sull’Italicum.

Nei prossimi giorni, sono previsti incontri e si prenderanno decisioni che potrebbero portare all’ufficializzazione del No per altri parlamentari illustri, primo fra tutti Pier Luigi Bersani.

Ma non tutti seguiranno questa linea, sempre che venga adottata. “Io non cambio idea, al Referendum voterò Sì”, dice infatti con chiarezza, in un’intervista al Corriere della Sera, il governatore della Toscana ed esponente della sinistra Pd, Enrico Rossi“Per quanto molto imperfetta e malgrado alcune intemperanze di Renzi, è un passo avanti. Se torniamo sempre alla casella di partenza, come nel gioco dell’oca, i cittadini potrebbero stufarsi”.  Rossi però manda un consiglio a Renzi: “Suggerirei al premier un atteggiamento di disponibilità e persino di umiltà”. Quanto alla legge elettorale, il suggerimento è quello di “rivisitare il Mattarellum, sarebbe un buon punto di partenza”. 

I renziani, dal canto loro, non ci stanno: per loro il discorso di Renzi a Catania è stato un invito all’unità sul referendum e a non spaccarsi per risentimenti (come quello di D’Alema) e prese di posizione “precongressuali”. Ed assicurano che, se una apertura palese non c’è stata sulla possibilità di modificare la legge elettorale, è solo perché bisogna tener conto della chiusura preventiva di Fi e M5s a qualsiasi forma di collaborazione e, come noto, il Pd da solo non può cambiare l’Italicum.

Si rimane tutti in attesa, quindi, della pronuncia della Consulta, che si riunirà il 4 ottobre, e dovrà decidere sulla costituzionalità delle legge entrata in vigore a luglio. Sulla base di quello che si deciderà, c’è da spettarsi anche un inevitabile ritorno sul dibattito referendario.

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