Di Maio non si scusa e difende Beppe Grillo: “Siamo così, è il nostro linguaggio”

Referendum
il vicepresidente alla Camera Luigi Di Maio alla  presentazione a Napoli dei candidati del Movimento 5 stelle alle prossime elezioni amministrative per il Comune di Napoli, 27 aprile 2016.
ANSA / CIRO FUSCO

Cosa succederà dopo il 4 dicembre? La politica si interroga

“Grillo utilizza dei termini, c’è a chi piace e a chi no.  Il premier eviti di fare la morale e guardi a casa sua”. Così il vicepresidente della Camera ed esponente del Direttorio M5s, Luigi Di Maio, ospite della trasmissione Agorà su RaiTre, non fa marcia indietro sulla scrofa ferita . Non calma i toni, ma anzi li rinfocola tornando a parlare di brogli e ricorsi. “Siamo pronti a ricorsi su tutto il territorio nazionale nel momento in cui ci dovessero essere dei brogli. Il voto degli italiani all’estero si espone a questo pericolo”. Di Maio, infine, spiega che “se vince il No il Parlamento è attrezzato per fare una nuova legge elettorale in due-tre settimane, poi si vada a votare. Se la legge elettorale deve diventare la scusa per tirare a campare fino al 2018 non ci stiamo”.

Nei giorni scorsi si erano accavallate ipotesi e previsione sul futuro della politica italiana dopo il referendum.

Lorenzo Guerini aveva chiarito che le sue affermazioni riportate da Bloomberg erano state forzate (“Se vince il no al referendum si va presto ad elezioni”) e che “è del tutto evidente che l’indizione delle elezioni è prerogativa del Presidente della Repubblica”.

Ma le parole del vice segretario dem sulla possibilità che qualora non arrivasse il via libera al ddl Boschi ci sarebbe più instabilità vengono in ogni caso respinte dal fronte del No. L’ipotesi avanzata in caso di sconfitta da Guerini è quella di lavorare su una nuova legge elettorale in breve tempo e andare alle elezioni entro l’estate del 2017.

Ma non è stata letta da tutti nello stesso modo: “E’ una minaccia”, dice Sinistra italiana. “Il Pd eviti di buttare tutto in caciara cavalcando la paura del caos. Le istituzioni sono forti nel nostro Paese e sopravviveranno anche al destino politico avverso di Renzi”, argomenta Scotto. “Non alimenti sciagure”, osservano anche i bersaniani. “Se vince il no sarà tutto nelle mani di Mattarella. Quello che è certo è che bisognerà fare la legge elettorale e subito dopo andare a votare. La legge elettorale va fatta in Parlamento, anche con un governo dimissionario di certo non con un governo tecnico”, ragiona Brunetta. “Se vince il No trarremo le conseguenze”, chiude il presidente del Pd Orfini.

In Parlamento il fantasma delle elezioni anticipate aleggia da tempo. Renzi ha messo in chiaro che non è disponibile a governicchi, resterebbe nelle vesti di segretario dem preparando il terreno (ovvero le liste) per quando si andrà al voto. E cercando di compattare tutta la squadra per evitare cedimenti.

Intanto il fronte del No già preannuncia ricorsi con il presidente Alessandro Pace, presidente del Comitato. Ma D’Alema, ospite di ‘8 e mezzo’, si sfila: “Io – sottolinea – non lo avrei fatto perché i ricorsi si fanno quando si perde e non credo che il No perderà il referendum. In secondo luogo si fanno avendo delle ragioni. Ma in questo caso mi sembra un giudizio preventivo sul voto degli italiani all’estero”.

Ma a far discutere sono anche le parole di Berlusconi a ‘Porta a porta‘. Per il Cavaliere le sue aziende sono per il Sì per paura di ritorsioni del governo. “E’ la fine della democrazia”, reagisce Calderoli, con altri esponenti dell’opposizione che minacciano di chiamare in causa la giustizia ordinaria per capire se da parte di Renzi ci siano state pressioni sulle aziende italiane. E mancano ancora due settimane al 4 dicembre.

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