Mille e una Iaia Forte

Teatro
epa03710006 Italian actress Iaia Forte poses during the photocall for 'La Grande Bellezza' (The Great Beauty) at the 66th annual Cannes Film Festival in Cannes, France, 21 May 2013. The movie is presented in the Official Competition of the festival which runs from 15 to 26 May.  EPA/IAN LANGSDON

Lo scrittore e regista Ivan Cotroneo racconta il suo incontro con l’attrice, venerdì a CassinoOff con “Un bacio”

«Andiamo a Cassino!» mi ha scritto Iaia in un sms qualche mese fa. Non voleva comunicarmi che si spostava da Roma per una gita o una commissione, ma dirmi che il suo adattamento teatrale del mio racconto Un bacio sarebbe andato in scena al Festival CassinoOff. Il punto esclamativo era per manifestare il suo entusiasmo. Le ho risposto dicendole della mia contentezza e chiudendo anche io con un manifestante punto esclamativo.

A mia memoria, la prima volta che ho visto Iaia attraversava lo schermo come una regina altezzosa, ed era totalmente fuori contesto. Io ero nel buio della sala cinema del Palazzo delle Esposizioni, a Roma, e lei incedeva tra i palazzoni del Rione 167 a Napoli, con una pelliccia che la faceva sembrare un incrocio fra una Mae West di periferia e la Rosalinda Sprint di cui aveva scritto Patroni Griffi. Era una sequenza di Libera di Pappi Corsicato. Io avevo ventitré anni, studiavo sceneggiatura al Centro Sperimentale di Cinematografia, ero (e sono) entusiasta di quel cortometraggio. Grazie ai buoni auspici di Stefano Incerti, allora aiuto regista di Corsicato, riuscii a farmi prendere in considerazione come assistente alla regia per le settimane di set successive, quelle che avrebbero fatto diventare Libera da cortometraggio un film per la sala, con l’aggiunta di due episodi. Lì ho veramente conosciuto Iaia, sul set, a Napoli. L’ho vista indossare i panni di Aurora, l’ho vista affrontare i ciak e illuminare le scene, l’ho vista ballare al suono della musica che veniva fuori dal suo orecchino, e ruzzolare giù per le scale e riemergere con il tacco di una scarpa infilato in una posizione inappropriata per una sposa illibata (nel finale di Carmela). Capivo perfettamente perché e come Pappi avesse pensato a lei. Era il 1992 e da quando si è chiuso quel set, in questi 24 anni non ci siamo mai veramente lasciati, fra lavoro e amicizia. Sono stato di nuovo assistente alla regia per I buchi neri, sempre di Pappi Corsicato, e poi ho collaborato alla sceneggiatura con lui, diventato amico e compagno di lavoro, per l’episodio de I vesuviani e per I buchi neri, dove c’era sempre Iaia. Di nuovo, Iaia ha incrociato la mia scrittura in Paz! di Renato de Maria, dove è stata una ferocissima professoressa Corona, che ha pietà (ma fino a un certo punto) solo per il suo gatto. E intanto la scoprivo a teatro, dove, come sullo schermo, Iaia era ed è un magnete irresistibile. Me la ricordo camminare all’indietro inveendo in Zingari, e fare innamorare e impazzire la platea con i suoi lampi nel Misantropo con Roberto de Francesco, sempre per laregia di Toni Servillo. E poi la sua regina in Rasoi («Cioscia, cio’ semp’a reggina je so’», cantava), e Molly Bloom in napoletano, I giganti della montagna, Eva Peron, i lavori con Cecchi e Tiezzi. Personaggi che anche quando avevo già visto interpretati da altri, vedevo trasformati da lei, “fortizzati”, resi una cosa diversa, e unica. Iaia è oltre che un’attrice straordinaria, una donna generosissima e iperattiva (detto da un iperattivo). Quando mi ha chiesto di adattare per il teatro il mio racconto Un bacio, ne sono stato felice. Avevo da poco visto il lavoro che aveva fatto per trasformarsi nel Tony Pagoda di Paolo Sorrentino, come si era messa addosso il testo letterario e lo aveva fatto suo, come era diventata uomo, anzi cantante maschio, anzi come si dice a Napoli, “chiavettiere”. Iaia può fare praticamente tutto, insomma. Quindi le ho chiesto di prendere il racconto che avevo scritto e pubblicato per Bompiani e di farne quello che credeva. Non ho voluto leggere le modifiche, i tagli apportati al testo, le idee che aveva per la regia, non sapevo quali musiche avrebbe scelto, che suggestioni avrebbe avuto per le scenografie. Quando mi cercava, per confrontarsi, provavo a svicolare come potevo. Un po’ per amore, e tantissimo per fiducia. So di avere fatto bene. Lo sapevo da prima di vedere il risultato, e ne ho poi avuto la conferma. Iaia ha fortizzato anche Un bacio, proprio come speravo, ha immerso il mio racconto, la storia di Lorenzo e Antonio e del loro incontro impossibile, nella sua luce, scegliendo per i ruoli due attori molto speciali. Ha poi preso in mano il suo personaggio, quello della professoressa Elena e l’ha resa carne viva e dolente, riuscendo peraltro a dare allo spettatore l’impressione di parlare in prima persona quando il racconto per la sua parte è scritto (e Iaia lo recita) in terza persona. Magie degli attori, che fanno quella cosa che chi scrive aspira sempre a vedere realizzata, che si augura sempre che accada ai personaggi su cui ha lavorato, quella cosa che è la vita, o l’apparenza della vita, il trucco effimero che ti fa aspettare di trovarti davanti il personaggio di cui tu hai scritto e riscritto le battute, e invece lo fa diventare di nuovo persona. Non si può desiderare di più.

Tra qualche settimana arriverà sugli schermi il film che ho tratto da quello stesso racconto, ed è e sarà una storia diversa, con un diverso linguaggio, e una diversa costruzione narrativa. Per adesso c’è Un bacio a teatro, fortizzato e fortificato da Iaia, ed è un grande piacere, per me, un grande divertimento e francamente a dirla tutta, è pure un onore.

(Lo spettacolo “Un bacio” scritto da Ivan Cotroneo, con Iaia Forte, Matteo Lai, Enzo Curcurù, Matteo Lai, andrà in scena venerdì a Cassino nell’ambito del Festival CassinoOff, diretto dalla giornalista de l’Unità Francesca De Sanctis; ore 21 Aula Pacis)

Vedi anche

Altri articoli