Milionari più ricchi: quelli che non pagano il conto della crisi

Dal giornale
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L’Ultra Wealth Report 2014 di Wealth-X e Ubs ha di recente fotografato la popolazione mondiale dei Paperoni

Per la verità a qualcuno il conto della crisi non è mai arrivato. Anzi, sta meglio di prima. L’Italia sta diventando un Paese dove aumentano i disoccupati e proliferano i milionari. Un dato inaccettabile per un’economia avanzata e soprattutto per la maggioranza di sinistra che sostiene il governo Renzi. È in atto una lenta ma inesorabile emorragia di posti di lavoro tradizionali a favore dell’accumulazione di capitale.

Il numero di coloro che cercano un’occupazione è da tempo ben sopra la cifra di 3 milioni di unità e continua a ridursi il tasso di rientri dei giovani finiti all’estero (91.000 se ne sono andati solo nel 2014), mentre i soggetti in povertà assoluta superano la soglia dei 6 milioni. Una rilevazione passata quasi inosservata ha addirittura certificato come la grande crisi stia arricchendo una mini comunità di fortunati. L’Ultra Wealth Report 2014 di Wealth-X e Ubs ha di recente fotografato la popolazione mondiale dei Paperoni definiti tecnicamente con un acronimo Uhnw, Ultra high net worth individual, ovvero coloro che hanno un patrimonio netto superiore ai 30 milioni di dollari, insomma i miliardari di una volta. Nel periodo luglio 2013 – giugno 2014, prendendo in considerazioni aspetti quali composizione geografica, genere e fonti di ricchezza, i tre partner europei che hanno mostrato la maggiore popolazione di milionari sono stati la Germania (19.095 individui), il Regno Unito (11.510) e la Svizzera (6.635).

Fin qui nulla di sorprendente, visto che si tratta della prima economia europea, della principale piazza finanziaria del mondo e della patria del segreto bancario. Ma la cosa curiosa è piuttosto che le migliori performances le hanno mostrate due paesi da tempo sotto osservazione dei mercati e dei controllori di Bruxelles: l’Italia, rispetto al 2013, ha fatto registrare un aumento dei milionari (fortune personali sopra i 30 milioni di euro) del 10,6%, in termini numerici e del 14,9% in termini di ricchezza per un totale di 2.295 Paperoni su 61.000 totali in Europa e una disponibilità finanziaria complessiva di 270 miliardi di euro. La Grecia, sempre appesa ai finanziamenti europei e con l’ago della benzina perennemente in rosso, non è stata da meno, perché lì i super ricconi sono saliti a 565 unità (+16,7% sul 2013) per un patrimonio totale di 70 miliardi di euro.

La domanda è una sola, senza risposta in questo caso, perché le statistiche non la danno: questo tesoro è rimasto dentro i confini italiani ed ellenici e sta dando un contributo collettivo alla ripresa economica o ha già preso il volo? Che ci siano più persone iper-agiate non è evidentemente una iattura per il sistema capitalistico, se queste poi contribuiscono a migliorare la società investendo i profitti nella propria attività imprenditoriale o magari avviando attività filantropiche. Anzi è la condizione necessaria per allargare il benessere. Desta però sconcerto che il boom si sia verificato nel periodo in cui Pil e occupazione venivano giù, attecchendo proprio dove le famiglie accusano maggiormente i colpi della recessione.

L’indagine dimostra che la ricchezza italiana è cresciuta molto più velocemente rispetto sia alla media europea che a quella globale, nonostante gli indicatori macroeconomici siano stati prevalentemente negativi: gli individui “ultra” hanno aumentato il proprio patrimonio traendo profitto da settori specifici. Si tratta di una community che ha costruito la maggior parte della propria fortuna personale in mercati di nicchia come il tessile, l’abbigliamento e i beni di lusso, un’industria, quest’ultima, da cui oltre il 13% della popolazione Uhnv ha derivato la propria fortuna. La popolazione dei Paperoni possiede solo il 2,5% della ricchezza totale del Belpaese (ormai quasi solo per loro), la quota più bassa tra tutti gli Stati oggetto del report. Ma questo elemento, che parrebbe dimostrare una distribuzione del reddito più equa rispetto alle economie vicine, non deve far gioire, perché molti di questi soggetti nati sotto le Alpi, o eredi di facoltose famiglie italiane, hanno lasciato il suolo natio per la più comoda Svizzera. La restante maggioranza silenziosa, milioni di imprenditori e lavoratori, sono rimasti qui e forse meriterebbero una maggiore considerazione da parte di tutti.

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