Milano, slalom di Parisi fra le contraddizioni della destra

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Tanti paradossi nella candidatura a Palazzo Marino del manager nato a Roma

«Veramente che il centrodestra volesse candidarmi l’ho appreso dai giornali. Tanto è vero che all’inizio dissi no a Berlusconi. Non potevo, dovevo lavorare…». Se c’è una cosa che non manca, nell’avventura del candidato sindaco di Milano Stefano Parisi, è il paradosso. Che poi, se vogliamo, è sintetizzato nel luogo di nascita di questo manager di 59 anni: Roma. «Non credo proprio che ci sia mai stato un romano eletto primo cittadino – racconta Pietro Bussolati, segretario del Partito Democratico milanese -, ma il punto, per quanto singolare, non è il luogo dove è nato Parisi, quanto il fatto che non ha ben presente la realtà della nostra città e lo dimostra quando entra nel dettaglio delle sue proposte. L’ultimo esempio sono le sue affermazioni sul sistema idrico contenute in un’intervista, dove si è capito che non è a conoscenza del fatto che a Milano e nella provincia ci sono aziende virtuose che si occupano di acque pubbliche».

Presenzialismo

Eppure, nonostante la traballante conoscenza delle problematiche meneghine e, appunto, quell’accento romano che non aiuta, il candidato Parisi si è fin qui barcamenato a dovere, dividendosi fra molte comparsate televisive, manifesti sulle strade e tour itineranti nella metropoli. Insomma, seguendo alla lettera il manuale dell’aspirante sindaco che sa di dover recuperare terreno sull’avversario Giuseppe Sala, uscito con un’investitura forte dalla primarie del centrosinistra, che si è ora ulteriormente rafforzata con la nascita della lista “arancione” guidata da Daria Colombo. Certo, guardando ai suoi compagni di viaggio nell’avventura elettorale, dalla Lega all’Ncd passando per quel che resta di Forza Italia, il candidato Parisi sa bene che il peggio deve ancora arrivare. Se invece nutre ancora delle residue certezze sulla compattezza della sua coalizione, gli può bastare misurare la distanza abissale dei suoi partiti di riferimento sulle questioni chiave che toccano la vita dei cittadini per rendersi conto dell’effettiva “armonia” che regna nel centrodestra. «Sui tempi principali – spiega Bussolati – sono chiaramente divisi al loro interno, talvolta in modo così netto da sembrare quasi ridicolo. Salvini e Lupi, su argomenti chiave quali l’immigrazione e lo sviluppo, parlano lingue completamente diverse, e Parisi sta là nel mezzo, a cercare di far sembrare unito ciò che è profondamente diviso. Si tratta di contraddizioni che secondo me emergeranno con forza nelle prossime settimane, quelle che ci separano dal voto nelle amministrative, quando ci sarà l’occasione di entrare più nel dettaglio delle proposte dei due candidati».

Giusto e sbagliato

Intanto, nell’attesa della fase più calda della campagna elettorale, nel centrodestra milanese ci si consola nel modo più semplice: pensando che c’è chi è messo peggio… Il tutto, all’insegna dei paradossi di cui sopra. Ad esempio, nonostante le diverse prove offerte dalle Giunte uscenti di centrosinistra a Milano e Roma, Parisi appare assai meno un “candidato a perdere” del suo omologo Bertolaso (anche lui nato nella capitale), peraltro imposto ancor più di lui dal declinante Berlusconi. «Bertolaso – confessa un esponente politico del centrodestra sotto garanzia dell’anonimato – è l’uomo sbagliato nel posto sbagliato. Parisi, invece, è l’uomo giusto ma sempre nel posto sbagliato». Prima del voto, le distanze fra i candidati si misurano soprattutto con i sondaggi, quelli che danno il candidato Parisi sconfitto ma al momento non in modo irrimediabile. «Queste rilevazioni – dice Pietro Bussolati – non mi soprendono. Teniamo conto che un anno fa, nonostante la felice esperienza di governo della Giunta Pisapia, la distanza fra centrosinistra e centrodestra era nell’ordine di cinque-sei punti percentuali, una situazione che reputo sia abbastanza simile all’attuale. Sono però convinto che questa forbice, per i motivi che ho spiegato, sia destinata progressivamente ad allargarsi nelle prossime settimane, quando i milanesi potranno valutare con più attenzione la consistenza delle nostre proposte e, allo stesso tempo, rendersi conto di che pasta è fatta questa coalizione di centrodestra».

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