Milano, schiaffo (neofascista) della Lega a Parisi

Amministrative
Un momento dell'incontro a un gazebo al mercato di piazzale Lagosta tra il leader della Lega Matteo Salvini e il candidato sindaco del centrodestra, Stefano Parisi, Milano, 12 marzo 2016. ANSA/MOURAD BALTI TOUATI

Inascoltati gli appelli del candidato sindaco, Salvini mette in lista un neofascista. Sala: “Parisi ci mette la sua faccia educata ma dietro di lui c’è una guerra nucleare”

Il primo braccio di ferro sostanziale tra la Lega Nord e il suo candidato sindaco a Milano si è consumato. E gli esiti non sono quelli sperati da Stefano Parisi. Già smentito dal segretario del Carroccio Matteo Salvini sul nodo della costruzione di una moschea meneghina (Parisi era favorevole, il leader leghista ha chiarito che «non se ne parla») il candidato si è visto questa volta ignorato su un punto fondamentale come quello della composizione delle liste. Solo pochi giorni fa aveva assicurato di non voler imbarcare persone «che abbiano in alcun modo rapporti con movimenti neofascisti e antisemiti». Vedi Stefano Pavesi, candidato leghista per una delle municipalità milanesi, membro del gruppo Alpha ovvero di una costola di Lealtà e Azione, l’associazione di estrema destra che il 25 aprile ha reso omaggio ai caduti di Salò. Ieri il momento della verità: quando il Carroccio ha depositato le liste, il nome di Pavesi era ancora lì.

«Garantisco io per lui», ha tagliato corto il segretario provinciale leghista Davide Boni. Uno strappo su cui si sofferma il candidato del centrosinistra Beppe Sala: «Parisi si presta a un giochino, ci mette la sua faccia educata ma dietro di lui le cose non stanno così. Nel centrodestra è in corso una guerra nucleare». E per Mr. Expo «assisteremo sempre a giochini», perché «mentre a sinistra c’è un partito leader, il Pd», la situazione dell’altra parte è quella di una lotta per il leadership dello schieramento che renderà inevitabili toni alti, scontri come quelli su moschea o liste, e in generale una Opa di Salvini sugli alleati, a Milano come altrove. Una «guerra nucleare» appunto: affondo a cui Parisi ribatte nel pomeriggio, «nessun conflitto, a Milano è tutto chiaro, stiamo crescendo nel sentimento della gente». Il centrosinistra che da giorni denuncia la presenza di teste rasate ai banchetti di Pavesi insiste, «questa è la prova della sudditanza politica di Parisi al Carroccio – nota il segretario dem Pietro Bussolati -, la Lega ha smentito il veto da lui posto fino a ieri». «C’è una sudditanza totale alla Lega lepenista di Salvini» riassume Daria Colombo, capolista di SinistraxMilano (la lista arancione in appoggio a Sala): «Incredibile che dica di non poter intervenire sulle liste per le municipalità, un candidato sindaco ha voce in capitolo su tutto».

Il rapporto con la sinistra
A Radio Popolare Sala – che oggi al parco Sempione presenta il programma, frutto anche dei giro di ascolto dei quartieri- ricorda poi come «nel centrodestra ci siano in lista persone condannate, anche per reati contro il patrimonio pubblico. Nella nostra coalizione invece abbiamo sottoscritto un codice etico, che vieta di avere condanne alle spalle». Uno strumento importante per rassicurare i cittadini, anche rispetto a quanto è successo nella vicina Lodi: «Chiaro che me ne preoccupo – ragiona il candidato -, perché tu fai una grande sforzo e poi sai che il voto dei milanesi magari dipenderà da tante cose, da altri umori». A un mese dalle urne, Sala conferma l’impressione che la caccia ai voti sia anche per lui soprattutto «al centro, perché chi vota a sinistra o a destra ha già deciso. Questo non significa che cambieremo linea», assicura agli ascoltatori. Sono molti a chiamare, a chiedergli conto appunto della linea che vorrà tenere, a sinistra la diffidenza verso il manager di Expo o il candidato di Renzi non è smaltita. Sala rivendica la propria autonomia, «al referendum di ottobre voterò e sarà un Sì per la semplificazione del sistema e la riduzione del numero dei parlamentari: ragiono con la mia testa, come quando ho votato ‘no’ al quesito sulle trivelle». Quanto ai rapporti con la sinistra di Basilio Rizzo esterna alla coalizione, Sala non esclude di «ragionare su punti del programma, in vista del ballottaggio». E conclude: «La mia formazione politica si sta facendo, quello che mi è chiaro è che voglio impegnarmi per chi a Milano è in maggiore difficoltà. Vorrei essere ricordato come il sindaco che ha lavorato sulle periferie».

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