Milano, Sala: sono il candidato migliore per battere il centrodestra

Amministrative
Giuseppe Sala per Noi, Milano al Teatro Strehler per la candidatura alle primarie per il Sindaco di Milano del Pd. Milano, 16 gennaio 2016.  ANSA/STEFANO PORTA

Il gioco politico da qui alle amministrative è obbligato: fino alle primarie non scoprirsi a sinistra, poi caccia al voto moderato

Come si riempie un teatro il sabato mattina a Milano? Semplice, basta candidarsi a sindaco… Soluzione che poi non stupisce affatto, se a fornirla è una persona, Guseppe Sala, che ha appena finito di riempire l’Expo con oltre 20 milioni di biglietti venduti. Figuriamoci, quindi, se per questo manager prestato alla politica poteva essere un problema fare “sold out” al Teatro Strehler dove ha presentato il suo programma elettorale. Una dichiarazione di intenti che per essere sottoposta al giudizio di tutti i milanesi dovrà prima riscuotere la maggioranza dei consensi nelle primarie del Centrosinistra, fissate per il 6 e 7 febbraio, appuntamento al quale, inutile girarci intorno, “Beppe” si presenta da indiscusso favorito.

«Non intendo fare polemiche – dice rivolto alla platea – nei confronti di chi compete con me, Francesca Balzani, Antonio Iannetta e Piefrancesco Majorino. Di una cosa, però, sono convinto: se sarò io a vincere le primarie, il centrodestra avrà difficoltà come non mai ad oppormi un candidato». Ineccepibile, come quant’altro afferma questo pacato cinquantottenne, che pure ha fama di saper prendere decisioni, all’occorrenza senza guardare in faccia a nessuno. Un modo di agire che ribadisce lui stesso, seppur all’insegna del basso profilo che appare un po’ la sua Stella polare in questa fase della campagna elettorale: «Non penso di avere la soluzione per ogni problema, ma penso di essere la persona giusta che sa ascoltare e poi guidare».

Basso profilo, dunque, anche se la fresca, alla fine persino trionfale, esperienza dell’Expo un “aiutino” lo dà, e Sala lo sa bene. Non a caso, prima del suo intervento, con il ministro Maurizio Martina, il filosofo Salvatore Veca, il sindaco di Bergamo Giorgio Gori seduti in prima fila, sul grande schermo dello Strehler scorrono fotografie illustri della recente Esposizione: insieme con l’aspirante primo cittadino, il segretario dell’Onu, il presidente della Repubblica… Però, nelle immagini, c’è anche tanta gente comune. Del resto, il gioco politico da qui alle amministrative è obbligato: fino alle primarie non scoprirsi a sinistra, poi caccia al voto moderato.

Programma elettorale, significa naturalmente parlare della Milano dei prossimi cinque, dieci anni. «Il mio progetto per questa città – spiega – è innanzitutto un progetto plurale, non ci sono solo io, da qui la scelta dello slogan, “Noi, Milano”. Se sarò sindaco avrò innanzitutto un’ossessione, creare lavoro. Dunque questa dovrà essere ancora di più la città delle opportunità, un vero e proprio ascensore sociale per tutti coloro che vogliono cambiare la loro vita, magari arrivando da fuori, anche da terre lontane piene di problemi». Una Milano forte e giusta, aggiunge Sala, «che non distingue i suoi cittadini per il colore della pelle, le scelte religiose e anche gli orientamenti sessuali».

Amministrazione trasparente, possibile collaborazione con il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone, rafforzamento della città metropolitana…, Sala, che per un anno è stato anche Direttore generale del Comune, tocca i grandi temi senza scavare più di tanto. Un’esigenza di sintesi che viene meno quando parla delle periferie degradate, di «una Milano che non deve diventare come Parigi». Problema che è legato a doppio filo con quello della casa, e non si può affrontare «senza nuovi modelli di collaborazione con i privati». E qui scatta la legittima autopromozione: «Ritengo di essere l’unico fra i candidati capace di mettere insieme tutti i soggetti necessari: governo, Fondazioni, imprese, Cdp, investimenti stranieri…».

Poi, conscio che anche lungo una strada apparentemente in discesa serve l’emozione di un sobbalzo, Sala parla di qualcosa «che non è un sogno ma non è ancora un progetto». Nella storia di Milano c’è da sempre l’acqua, canali oggi ricoperti o in disuso lungo i quali hanno viaggiato per secoli le merci e dai quali ha attinto la feconda agricoltura lombarda. Ed allora, «se vinco le primarie, mi impegno a studiare a fondo la possibilità di riaprire i Navigli. Non è un’operazione nostalgica o utopica, ma in linea con un ripensamento della città basato su studi concreti, a partire da quelli del Politecnico. E ricordo sin d’ora, a chi dirà che non si può fare, che il sottoscritto è reduce da una cosuccia (l’Expo, ndr) per la quale si diceva esattamente la stessa cosa».

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