Milano, Roma, Napoli: addio democrazia dal basso. Ecco le corse telecomandate del M5S

M5S
Beppe Grillo in occasione della prima del suo nuovo spettacolo  "Grillo vs Grillo" al teatro Linear Ciak di Milano, 2 Febbraio  2016. 
ANSA / MATTEO BAZZI

Tra votazioni online, videopresentazioni e sospensioni, il M5S mostra (sempre di più) il suo volto autoritario

Da Milano a Napoli passando per Roma, per le prossime amministrative, il M5S deve scegliere con grande attenzione le carte più adatte da calare. Come in una partita a poker, Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio cercano di fare il possibile per strappare agli avversari il bottino di almeno una delle grandi città. Se a Milano, la partita è data già per persa, poco importa far partecipare un profilo considerato debole, come quello di Patrizia Bedori, candidata Cinquestelle di Milano.

A Roma, invece, ci si batte perché, è risaputo, la presa della Capitale potrebbe rappresentare il “colpaccio” tanto agognato da parte dei grillini. Al momento si rimane in attesa della prossima mossa: devono essere caricati circa 200 video di presentazione degli aspiranti candidati sindaco. Poi ci saranno almeno un paio (forse tre) votazioni online per identificare la lista  e i candidati e, infine, ci sarà un ballottaggio tra i primi due classificati. Nonostante si siano mossi in 200, i nomi in lizza più papabili sono sempre quelli di Virginia Raggi, sponsorizzata da Alessandro Di Battista e Marcello De Vito sostenuto dalla sempre più potente Roberta Lombardi.

A Napoli, invece, va in scena il paripiglia. Dopo il caso Quarto che ha coinvolto i vertici campani del movimento, si è spinto sull’acceleratore per poter dimostrare di essere in grado di governare una grande città, ma i grillini si sono subito impantanati in quella che appare come una faida interna. Infatti, dopo che Luigi Di Maio ha fatto partire l’invio delle candidature su Facebook, in contemporanea è partito (ma sottotraccia) anche l’impegno per far emergere un profilo garantito, che fosse gradito ai vertici pentastellati. Secondo un retroscena ricostruito da Repubblica Francesca Menna, storica attivista è subito apparsa come il nome più adatto.

La base, però, non sembra gradire per nulla il telecomando a distanza e non ci sta. Per i 36 attivisti che si sono organizzati in un gruppo Facebook dal nome “Napoli libera” scatta però, come da copione e “con effetto immediato” la scomunica temporanea, sempre con la solita mail. Gli attivisti sono stati “sospesi” dal Movimento per aver creato un gruppo con l’intento di “manipolare l’assemblea” per la scelta dei candidati alle prossime comunali di Napoli. Entro oggi dovranno fornire la loro versione dei fatti, ma intanto il gruppo ha inscenato un flash mob ed è entrato in sciopero della fame. C’è da dire che nel gruppo facevano parte tre attivisti che si erano proposti per la carica di primo cittadino.

Inoltre, pure per il capoluogo campano, sono in preparazione le cosiddette multe per i dissidenti: i candidati dovranno sottoscrivere un regolamento vincolante che di fatto imbriglierà il potere decisionale e il pensiero autonomo di chi lo firma. Dimenticate pure lo slogan “uno vale uno” e anche la promessa del passo a lato promesso dal fondatore. Oggi ufficialmente il nome di Grillo scompare da logo (senza rinunciare alla proprietà) ma il duo Grillo&Casaleggio rappresenta, ora più che mai, l’asso pigliatutto.

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