Milano, per Sala saranno “primarie vere” ma con quali avversari?

Amministrative
Giuseppe Sala e Giuliano Pisapia alla conferenza stampa di presentazione del Padiglione della Veneranda Fabbrica del Duomo per Expo2015 con la riproduzione della Madonnina, Milano, 7 aprile 2015.  ANSA/STEFANO PORTA

L’incontro tra Renzi e Pisapia certifica che il Pd non pretende dai gazebo una semplice “conferma” del commissario di Expo. Ma la candidatura di Balzani ora è meno probabile

La nota emessa dopo l’incontro che si è svolto stamattina al Nazareno tra Matteo Renzi e Giuliano Pisapia, al quale hanno partecipato anche i vicesegretari dem Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani e il vicesindaco meneghino Francesca Balzani, contiene per filo e per segno lo stato della situazione riguardo ai rapporti interni al centrosinistra in vista delle elezioni amministrative del prossimo anno a Milano. Certo, i contenuti veri si leggono solo in filigrana, andando al di là delle singole parole. Inoltre, non c’è ancora un approdo certo, il che complica ancora di più le cose. Ma proviamo almeno a individuare i punti fermi.

“Primarie vere, aperte, coinvolgenti e partecipate”, si legge nella nota. Il che vuole dire che le primarie non solo ci saranno, ma che nelle intenzioni di tutti non saranno ‘confermative’ ma realmente competitive. Renzi, quindi, è convinto che la candidatura di Beppe Sala, ormai pienamente in campo, per affermarsi ai gazebo non ha bisogno di esser blindata, né lo stesso commissario Expo chiede un’investitura ufficiale dal Nazareno. E questo il premier lo ha fatto presente a Pisapia, che ha incassato il segno di apertura come positivo, ma non ha potuto nemmeno ipotizzare un ritiro di Sala dalla competizione.

Le primarie – prosegue la nota – devono tener conto “della peculiarità e dell’autonomia di Milano”. Cioè, così come Renzi, pur essendo nota la sua preferenza per Sala, non lo riterrà il candidato ‘ufficiale’ del Pd, aprendo così a ipotesi alternative (e quella di Pierfrancesco Majorino, ad esempio, è ormai un dato di fatto), allo stesso modo qualsiasi veto da sinistra sul suo nome non è accettabile per il Pd. Veto che, in questo momento, proviene più da Roma che dagli stessi dirigenti milanesi o da Pisapia (da qui il cenno sulla “autonomia”).

Il sindaco uscente, infatti, si rende conto che i margini di azione per lui sono ormai ristretti. Tanto che non avrebbe nemmeno proposto oggi a Renzi la candidatura di Balzani alle primarie. Il premier sarebbe anche stato pronto a dare il proprio nulla osta, ma almeno per il momento non ce n’è stato bisogno. Una competizione Sala-Maiorino-Balzani (ammesso che Emanuele Fiano faccia effettivamente un passo indietro, come tutti ritengono probabile) finirebbe per frammentare il fronte a cavallo tra la sinistra interna e quella esterna al Pd e, in questa condizione, a uscirne svantaggiata sarebbe proprio la Balzani. La campagna di Maiorino è ormai in una fase troppo avanzata per essere fermata, ma il vicesindaco che interesse avrebbe a scendere in campo ora per, con ogni probabilità, doversi spartire una quota residuale di consensi? E, soprattutto, perché lo stesso Pisapia dovrebbe sponsorizzarla?

A maggior ragione, se si considera che Sala non ha mai negato di voler mantenere la conformazione della coalizione che sostiene Pisapia (cioè con Sel e senza Ncd), vengono a mancare anche gli appigli politici per rompere con lui. Di questo, il sindaco di Milano sembra essere consapevole, mentre indicazioni più battagliere vengono dai vertici nazionali di Sinistra italiana, fino a prospettare la rottura dell’alleanza con i dem e un’avventura solitaria, almeno al primo turno. Il Pd ha chiarito la propria posizione (almeno stavolta compatto), ora spetta ai possibili avversari di Sala fare le proprie scelte.

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