La scommessa (vincente) di Beppe Sala sulla sicurezza

Milano
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Il sindaco di Milano (con il supporto di tutta la giunta) ha voluto dare un messaggio chiaro, politico prima ancora che amministrativo: davanti alle preoccupazioni dei cittadini non c’è bandiera ideologica che tenga

Il tema della sicurezza riguarda tutti i cittadini e non permetteremo a nessuno di impadronirsene“. Detto, fatto. In due giorni il sindaco di Milano Beppe Sala ha lanciato due messaggi molto precisi a chi pensava di poterlo attaccare su quello che sembra apparentemente l’unico nervo scoperto della situazione di idillio amministrativo che sta vivendo il capoluogo lombardo: quello della sicurezza, appunto.

Tra le grandi città italiane, Milano continua a guidare le classifiche per quanto riguarda un’ampia gamma di reati, soprattutto di microcriminalità, dai furti alle aggressioni, ed ha un gigantesco problema legato alle cosiddette pandillas, la famigerate gang composte da giovani e giovanissimi di origine latino-americana che si stanno spartendo, con una violenza inedita, il territorio dell’hinterland (e non solo) milanese.

Davanti a questa emergenza, il sindaco non ha tergiversato e, con una mossa politica prima ancora che amministrativa, ha richiesto a gran voce l’intervento dell’esercito in alcune zone della cittàa partire da Via Padova e in generale dal quadrante a nord-est di Piazzale Loreto, dove nei giorni scorsi si è consumato l’ultimo efferato omicidio di un trentasettenne di origine dominicana, in pieno giorno, a due passi dalle vie dello shopping e dell’aperitivo – per contrastare la criminalità. Quello dell’intervento dei militari a presidio del territorio è sempre stato un cavallo di battaglia della destra cittadina e il messaggio di Sala è arrivato, in questo senso, forte e chiaro: davanti ai problemi, alle preoccupazioni e alle ansie dei cittadini, non c’è bandiera ideologica che tenga.

In questo senso un messaggio ancora più preciso e plasticamente evidente è stato lanciato di prima mattina, quando, con un blitz ampiamente documentato in diretta tv dalle telecamere di SkyTg24, oltre 150 carabinieri e agenti della polizia municipale, con l’aiuto degli operatori dell’Amsa, hanno sgomberato il cosiddetto “boschetto dello spaccio”, un’area da anni degradata e dimenticata, divenuta una specie di zona franca per spacciatori e consumatori di eroina, a due passi dalla stazione Rogoredo.

Con queste ultime decisioni, l’amministrazione Sala si cimenta nel tentativo in cui hanno fallito molte giunte di centrosinistra negli ultimi anni, in tutta Italia: tenere insieme, nella stessa piattaforma politica, sicurezza e solidarietà, legalità e accoglienza. E, così, parallelamente alle operazioni degli ultimi giorni, vanno avanti alcuni progetti avviati dal primo giorno dell’insediamento della nuova giunta. Nel mese di dicembre verrà presentato, come annunciato in campagna elettorale, un grande piano sulle periferie che prevede investimenti per centinaia di milioni di euro. Sul lato sociale, inoltre, prosegue l’azione meritoria in materia di accoglienza, integrazione e coinvolgimento dei migranti nel tessuto cittadino.

Un equilibrio forse in alcuni casi difficile da gestire a livello politico e comunicativo ma assolutamente fondamentale dal punto di vista amministrativo e pratico.

Il primo ad approvare la linea del sindaco – e questo è un dato fondamentale per capire lo stato di salute e di maturità politica del centrosinistra milanese – è Pierfrancesco Majorino, assessore alla Politiche Sociali, avversario di Sala alle primarie ed esponente di primo piano dell’ala sinistra del Pd cittadino: “La contrapposizione tra la politica dei diritti e la richiesta del sindaco di utilizzare, nei quartieri dove bisogna aumentare il presidio delle forze dell’ordine, anche i militari è una contrapposizione artificiale e inesistente. La proposta era presente nel nostro programma elettorale, era contenuta in quanto richiesto a Renzi a luglio e non vi è, sul punto, nessuna novità. Altra cosa è pensare – e guai a pensarlo – che dai militari passino tutte le soluzioni ai problemi di legalità e coesione sociale. Ma un dibattito che ci riporta indietro e ci spinge a dividerci tra quelli che vogliono i ‘diritti’ e quelli che vogliono la ‘sicurezza’ anche no”.

Lo stato di avanzamento civico di una grande città si misura anche da come si affrontano le emergenze. La maturità di una classe dirigente si calcola anche dalla lucidità con cui si fronteggiano i momenti difficili, non solo quando c’è da dare lustro ai buoni risultati che ottiene. E Milano, anche in questo caso, sta dando una grande lezione a tutti quanti.

 

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