Milano, il treno Sala è partito e ora è difficile fermarlo

Amministrative
Giuliano Pisapia con Giuseppe Sala all'Inaugurazione della Darsena sui navigli al termine dei lavori di riqualificazione, Milano, 26 aprile 2015.  ANSA/STEFANO PORTA

Il centrosinistra milanese è ancora alla ricerca della quadra in vista delle amministrative. Nelle ultime ore si è fatto strada il nome di Francesca Balzani ma sembra destinato a spegnersi abbastanza in fretta

Non sembra destinato a ricomporsi nel brevissimo periodo il puzzle Milano. A sei mesi dalle elezioni amministrative il centrosinistra sta ancora cercando di trovare la quadra attorno ad una candidatura che possa, credibilmente, consentire di tenere il timone della città dopo i cinque anni targati Pisapia. Più che attorno ad una candidatura, in realtà, c’è ancora da capire bene il metodo che porterà alla scelta del candidato.

Si parte da una base: per il momento, le primarie sono confermate. Al di là di questo, molto di quello che sta cuocendo nel capoluogo lombardo, sembra ruotare intorno alle scelte dello stesso Pisapia. Il sindaco ha annunciato da mesi che non si sarebbe ricandidato alla guida della città. Da allora si è tenuto ben fuori dalla disputa, mai indicando, come invece gli era stato chiesto da più parti, un nome attorno al quale costruire una squadra e un programma di governo per la città. Questo fino a pochi giorni fa. Nelle ultime ore il cambio di rotta: gli uomini vicini a Pisapia hanno registrato un improvviso congelamento dei rapporti con la figura su cui, invece, buona parte del Pd milanese e lombardo si sono concentrati da tempo, quella del super commissario di Expo Beppe Sala.

I timori di Pisapia sono essenzialmente due: che attorno alla figura di Sala non si ricrei l’unità del centrosinistra (il noto ‘modello arancione’ milanese) e che, quindi, la prossima giunta non si presenti in piena continuità con i cinque anni precedenti. Un’eventualità che lo stesso Sala (che negli ultimi giorni è sembrato più a suo agio nel ruolo di candidato in pectore) non esclude e anzi conferma: “Il cambiamento è nel dna di Milano”.

Parole che sembrano raffreddare la candidatura, che si sta facendo strada nelle ultime ore, di Francesca Balzani. Vicesindaco di Pisapia, assessore al Bilancio, già parlamentare europeo, la Balzani è il nome che il sindaco potrebbe proporre a Matteo Renzi quando lo incontrerà (al momento un incontro tra i due non è in agenda). Non certo un profilo renziano. Ma sul quale il premier e lo stesso Pd hanno un approccio laico. La Balzani è in grado di tenere unito tutto il centrosinistra attorno al suo nome? Gli altri uomini della giunta Pisapia sono pronti a lavorare per la sua candidatura? E, soprattutto, la Balzani offre le stesse garanzie di vittoria che, numeri alla mano, offre Sala?

Renzi, che tra tutte le città al voto nella prossima tornata elettorale non può certo permettersi di perdere Milano, rivolgerà tutte queste domande a Pisapia. E probabilmente gli rivolgerà un’altra fatidica domanda: “Sei pronto a mettere la faccia su questa candidatura?”. E’ vero che quello della Balzani è un profilo in continuità con quello del sindaco, stimato sia dentro che fuori il Pd e su cui il centrosinistra, probabilmente, potrebbe convergere integralmente. Il problema per Pisapia sarà far diventare quella della Balzani una candidatura unitaria.

Pierfrancesco Majorino ha già annunciato in varie occasioni che intende correre alle primarie e non sembra intenzionato a fare passi indietro. L’idea di un ticket, ventilata da alcuni quotidiani, è al momento impraticabile. E poi, cosa non secondaria, una parte consistente del partito sta lavorando da mesi alla candidatura di Sala.

Il commissario Expo gode di sondaggi molto favorevoli. Pare che un elettore su quattro di Forza Italia e un elettore su sette della Lega siano disponibili a votare per lui. Questa garanzia di vittoria, se da una parte rappresenta una certezza, dall’altra, paradossalmente, potrebbe anche rappresentare l’unica vera debolezza della candidatura di Sala. Una parte consistente di Sel, la neonata Sinistra italiana, lo stesso Civati vedono nell’operazione un primo tentativo di mettere alla prova l’idea di partito della nazione. Una posizione che verrebbe però smentita dai fatti se, come tutto sembra confermare, la candidatura di Sala passerà attraverso le primarie. A quel punto anche per la sinistra sarebbe difficile spiegare i motivi di uno sfilamento.

La candidatura di Francesca Balzani, di contro, non sembra offrire le necessarie garanzie di vittoria. L’impressione, al di là dei retroscena e delle mezze notizie che stanno filtrando in queste ore, è che la candidatura di Sala ormai sia partita e che sia difficile fermare un treno in corsa. Soprattutto un treno che arriva spedito direttamente da Expo. Perfino per Pisapia.

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