Milano, altro pareggio tra Sala e Parisi. Ma stavolta il confronto c’è stato

Amministrative

Il candidato del centrosinistra è apparso nel complesso più sereno e rassicurante, quello del centrodestra insolitamente nervoso

Lasciato alle spalle il fair-play del primo turno, Beppe Sala e Stefano Parisi si sono sfidati nel primo confronto a due in vista del ballottaggio del 19 giugno che stabilirà chi dei due sarà il nuovo sindaco di Milano. Sempre nel rispetto reciproco e senza particolari esasperazioni nei toni, il candidato del centrosinistra e quello del centrodestra sono stati protagonisti di un faccia a faccia in cui non sono mancate le scintille, specie su alcuni temi specifici dell’amministrazione della città (sicurezza, immigrazione) e su alcune questioni più politiche, come il sostegno dei leader nazionali di riferimento e le modalità con cui loro stessi sono stati scelti per la corsa a Palazzo Marino.

Nel complesso possiamo dire che è venuto fuori un bel confronto (molto meno noioso di quello andato in scena poco più di una settimana fa a cui aveva preso parte anche il candidato del Movimento 5 Stelle Gianluca Corrado) da cui non è uscito un vero vincitore ma che ha dato delle indicazioni importanti in vista del voto. A testimonianza del sostanziale pareggio, c’è il parere espresso dai telespettatori di SkyTg24 che hanno indicato Beppe Sala come il candidato più convincente, ma solo con un 51% contro il 49% del suo competitor. Un’indicazione che non ha alcuna valenza politica ma che fotografa la situazione di grande equilibrio e incertezza nella quale Milano si avvicina al decisivo appuntamento di domenica 19.

Nel complesso Sala ci è comunque apparso più sereno e rassicurante, mentre Parisi ha mostrato in alcuni tratti del confronto un anomalo nervosismo.

Il sostegno di Matteo Renzi e il patto con Silvio Berlusconi: sono state le alleanze con i leader nazionali che li appoggiano alla base delle critiche che  Sala e Stefano Parisi si sono reciprocamente rivolti durante il faccia a faccia. Entrambi hanno chiarito che la partita si gioca tra loro due, fuori e lontano da logiche nazionali, e infatti non sono più previsti appuntamenti fino al 19 giugno con il presidente del Consiglio da una parte, e con i leader di Forza Italia e della Lega dall’altra. “Il contributo di Renzi è stato importante – ha spiegato Sala – ma non prevediamo che torni. In questo momento siamo noi”. Nemmeno Parisi farà un classico comizio con i big. “Non facciamo più comizi. Faremo una grande festa. Gelmini e Salvini possono venire, ma parlerò soltanto io”.

Il candidato del centrodestra ha ribadito di essere lui la novità di queste elezioni, dato che Sala rappresenta la continuità con la giunta Pisapia. “Non rinnego nessuno, ma sono Beppe Sala”, ha spiegato il candidato del centrosinistra che ha detto di non essere stato scelto da Renzi. “Mi sono scelto da solo, sono stato scelto da 60mila milanesi che hanno partecipato alle primarie), non sono stato scelto da Berlusconi ad Arcore“.

Il tema immigrazione è stato un altro terreno di scontro: “Parisi si lamenta – ha detto Sala – ma dovrebbe chiamare il suo amico Alfano: se i migranti arrivano qua è perché c’è qualcuno che li manda. Noi con la nostra generosità facciamo la nostra parte”.

Un patto con Berlusconi per “salvare” Chili Tv? “Magari…No, purtroppo no”, ha risposto Parisi su un possibile conflitto di interessi fra il suo ruolo politico è quello che aveva come manager di Chili Tv. Secondo Parisi comunque “non c’è niente da salvare” nella Chili Tv che aveva fondato, perché “è sana” (e qui il candidato del centrodestra piazza una mezza gaffe polemizzando su Sky con il conduttore Gianluca Semprini). Su aziende che hanno lavorato a Expo e poi finanziato la sua compagna elettorale, Sala ha ribadito che ”con Expo hanno lavorato tutti e non escludo che ci sia qualcuno, ma in totale trasparenza e mostreremo tutto”.

Per quanto riguarda la sicurezza, bisogna porre ”grande attenzione” a questo tema ma “è sbagliato fare dell’insicurezza un vessillo”, ha ribadito Sala, spiegando che ”noi siamo uomini della speranza non della paura”.

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