Milano, il bluff di Salvini non regge. Cala il gelo con Parisi

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Un momento dell'incontro a un gazebo al mercato di piazzale Lagosta tra il leader della Lega Matteo Salvini e il candidato sindaco del centrodestra, Stefano Parisi, Milano, 12 marzo 2016. ANSA/MOURAD BALTI TOUATI

Dagli insulti a Napolitano alle minacce in vista del referendum: Salvini si riprende la scena e manda all’aria il piano di ‘distrazione di massa’ escogitato a Milano

A poco più di dieci giorni dal primo turno delle elezioni che daranno un nuovo sindaco alla città di Milano, emergono in tutta la loro evidenza le forti contraddizioni che caratterizzano la coalizione di centrodestra.

Il candidato sindaco Stefano Parisi, scelto prevalentemente per il suo profilo moderato per fare presa sull’elettorato milanese, deve fare i conti con le continue bizze del vero capo della coalizione, il leader della Lega Matteo Salvini. Rimasto in disparte per buona parte della campagna elettorale, il ‘felpato’ è tornato prepotentemente al centro dell’attenzione e rischia seriamente di mandare all’aria il piano di ‘distrazione di massa’ escogitato da Berlusconi e personificato dall’ex city manager romano d’origine e milanese d’adozione.

Quanto sta emergendo nelle ultime ore potrebbe essere solo l’assaggio della rissosità e dell’inconcludenza di una coalizione di governo, nel caso in cui i cittadini di Milano decidessero di dare fiducia alla destra. Succede dunque che, mentre Parisi prova a rassicurare i cittadini, Salvini si scagli con la solita inaccettabile violenza verbale contro il presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano, definendolo “un vecchio che straparla, ormai da ricovero” solo perché, nel corso di un convegno, aveva osato dire che “la Lega intercetta le pulsioni più xenofobe e anti-europeiste” del popolo italiano. Parole, quelle di Salvini, stigmatizzate da molti, in particolare dal candidato sindaco del centrosinistra Beppe Sala: “I nuovi insulti a Napolitano dimostrano che questa destra è capace solo di proporre rabbia e violenza, mentre servono soluzioni e buon senso“.

Ma, al di là dell’ormai consueto e stucchevole bullismo di Salvini, c’è un altro tema che irrompe nei già tormentati rapporti tra la Lega e Parisi: il referendum costituzionale. Il candidato sindaco, infatti, non si è mai espresso chiaramente contro la riforma costituzionale, facendo capire che non è escluso addirittura che a ottobre possa non votare No. “Cosa voto lo dirò dopo le elezioni – ha detto a Matrix durante il confronto con gli altri candidati – credo che il referendum sia stato caricato eccessivamente di valore politico, per questo non mi esprimo“.

Parole che non sono piaciute al capopopolo leghista che, invece di glissare, ha fatto sapere a Parisi che “sul nostro palco (quello della manifestazione leghista del 29 maggio davanti alla Stazione Centrale, ndr) sono tutti i benvenuti, compreso Parisi, purché dica chiaramente che vota No al referendum”. Parole a cui il candidato sindaco ha risposto con freddezza: “Quella è una manifestazione della Lega per i candidati della Lega. Non è che non ci vado per motivi politici, ma perché ho già un’agenda strapiena. Non parliamo del referendum perché il referendum non riguarda Milano“.

L’appuntamento per la manifestazione del centrodestra è per venerdì 3 giugno, in piazza Gae Aulenti. Ci saranno Salvini, Parisi e probabilmente anche Berlusconi. Visto quello che sta succedendo a Milano e quello che è già successo nelle altre grandi città (una su tutte, Roma) è difficile pensare che sarà davvero una manifestazione ‘unitaria’.

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