Milano boccia la Lega, il problema di Parisi si chiama Salvini

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Il candidato sindaco di Milano Stefano Parisi (S) con il segretario federale delle Lega Nord, Matteo Salvini, durante al chiusura della campagna elettorale in piazza Gae Aulenti, Milano, 03 giugno 2016.
ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

Forza Italia doppia il Carroccio, la Gelmini supera nettamente il ‘felpato’, il profilo moderato di Parisi copre le sbandate estremiste. Ma alla resa dei conti Salvini potrebbe rivelarsi il miglior alleato di Beppe Sala

La sera del 19 giugno, dopo le 23, uno tra Beppe Sala e Stefano Parisi festeggerà l’elezione a sindaco di Milano. Quello del capoluogo lombardo si prospetta come il ballottaggio più incerto ed equilibrato. I due candidati hanno già ricominciato a battere a tappeto i mercati e le piazze della città alla ricerca dei voti decisivi per sopravanzare l’avversario e domani sera saranno protagonisti del primo vero dibattito a due negli studi di SkyTg24.

Al primo turno i due hanno conquistato circa l’82% dei voti totali (un unicum a livello nazionale) inchiodando il Movimento 5 Stelle al 10%, la sinistra-sinistra di Basilio Rizzo al 3,5% e i radicali di Marco Cappato all’1,88%. Questo 15%, insieme all’alto numero di astensionisti e alla necessità di riportare al voto i propri elettori, è il principale obiettivo di Sala e Parisi. Ma mentre il candidato del centrosinistra ha già individuato proprio in questo bacino elettorale i voti che più si avvicinano alla sua proposta programmatica, il suo competitor ha dichiarato invece che si rivolgerà all’elettorato moderato.

Sì perché Parisi, a Milano, ha un grande problema. Un problema che si chiama Lega Nord e che, in particolare risponde al nome di Matteo Salvini. Il primo turno ha dato delle indicazioni chiare in questo senso: se prova di forza del Carroccio doveva essere, ebbene questa prova di forza non c’è stata. Al contrario, Forza Italia ha sbancato, risultando il secondo partito con il 20,2% dei voti (lontano dal Partito Democratico che ha raccolto il 29%) quasi doppiando la Lega, ferma all’11,7%. Lo stesso Salvini ha subito l’onta di essere stato nettamente superato da Maria Stella Gelmini nelle preferenze: il primo è arrivato a 8.025, la seconda a 11.990. Per dare un’idea, Pierfrancesco Majorino, sicuramente un personaggio molto meno in vista del ‘felpato’ ospite fisso di tutti i talk show conosciuti in Italia, ha raccolto più o meno il suo stesso numero di preferenze (7.582).

Numeri che certificano un duro ridimensionamento della Lega a Milano. Numeri che, al tempo stesso, raccontano come la strategia messa in campo sotto la Madonnina da parte del centrodestra sia stata tutto sommato corretta. Come abbiamo già avuto modo di scrivere su questo sito, infatti, il moderato Parisi ha avuto il merito di oscurare l’estremismo populista di Salvini, così poco gradito in una città che non si accontenta degli slogan e che non si fa abbindolare dalle ruspe. Non è un caso che le sua insistita autocandidatura a super-assessore alla sicurezza sia sempre stata snobbata dal candidato sindaco. Un’illusione ottica che però si potrebbe rivelare insufficiente dato che lo stesso Salvini fatica a stare in disparte.

Ancora l’altra sera, nel corso di un’intervista a Piazza Pulita, Parisi è parso abbastanza in imbarazzo quando Corrado Formigli e Paolo Mieli lo incalzavano con le domande legate alle sbandate estremiste di Salvini. L’ex city manager di Gabriele Albertini ha abbozzato delle risposte stentate, dicendo per esempio che “quello delle ruspe è solo un problema di linguaggio”, che la grande moschea si farà (“solo se sappiamo chi la finanzia”) e ha svicolato rispetto alla decisione della Lega di candidare un neofascista dichiarato, Stefano Pavesi, nelle sue liste.

Tutti segnali che denotano un rapporto difficile tra queste due anime così apparentemente diverse della coalizione di centrodestra, ma che non escludono affatto la rivendicazione di un ruolo da protagonista che il leader della Lega avanzerà nel caso in cui Parisi dovesse vincere il ballottaggio, anzi. Lo stesso Parisi, d’altronde, riconosce: “Sono stato scelto anche da Salvini, non solo da Berlusconi”. Questo è un dato di fatto, così come è un dato di fatto che a Milano la Lega è andata male. E allora ecco che un Salvini primattore in questi dieci giorni di campagna elettorale potrebbe rivelarsi il miglior alleato di Beppe Sala nella corsa a Palazzo Marino.

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