Migration Bond, perchè in questo caso il tentar non nuoce

Economia
Ahmad, a refugee from Syria, and his daughter Nour, walk towards a registration centre for migrants and refugees in Presevo, in southern Serbia, on October 4, 2015. ANSA/ PRESS OFFICE OXFAM 
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Berlino deve capire che gli eurobond non sono il diavolo e che dietro ogni migrante c’è un uomo che vale a prescindere dalla sua provienenza

Le persone sono la chiave del nostro successo. Vale per le aziende e dovrebbe essere la stella polare anche dell’Europa. Nel primo caso, ci ha pensato un imprenditore di Legnano a ricordare la centralità del fattore umano. Nel giorno del suo ottantesimo compleanno ha regalato a ciascuno dei suoi 200 dipendenti 1.000 euro. Il perché è nell’incipit. Per quanto riguarda invece la bussola che dovrebbe orientare le scelte delle istituzioni comunitarie, siamo ancora lontani.

Basta vedere le reazioni, tra il timido e lo stizzito, alla proposta dell’Italia di varare un Migration Pact per fronteggiare tutti insieme un problema che solo tutti insieme si può risolvere. Roma ha avanzato una linea guida, concreta, puntuale, fattibile, migliorabile, che coglie però il cuore del problema dei richiedenti asilo che bussano alle nostre porte: serve una linea strategica di tutti i paesi fondatori dell’Ue e non improvvisazioni nazionalistiche. Anche perché, a prescindere da come la si pensi sulle evidenti storture dell’Unione, solo l’Unione può dare una risposta alla migrazione del secolo.

Decine di migliaia di persone provenienti dalla Siria, dall’Egitto, dai paesi nord e centrafricani, arriverebbero sulle nostre coste lo stesso, forzerebbero confini e fili spinati lo stesso, anche se non ci fosse più l’euro. Uno straccio di risposta comune ci dovrebbe comunque essere. Nel concreto, il Migration Compact, elaborato su spinta del Ministero degli Esteri, e recapitato a tutte le diplomazie europee, Bruxelles in primis, nasce dal documento di febbraio che il ministero dell’Economia mise a punto per rilanciare le riforme economiche in Europa rivedendo i Trattati, e cerca di rilanciare lo sviluppo nei paesi tormentati da dove arrivano i disperati del mare.

Servono strade, ponti, università per far crescere il continente che è sotto di noi? Facciamolo investendo lì e utilizzando il bilancio comunitario e gli eurobond, ovvero l’emissione di titoli di debito comunitari.

Non si tratta certo di un’impresa immediatamente redditizia, come può accadere per il Piano Juncker, che grazie alla garanzia europea, rende profittevoli piani industriali già bancabili, ma è comunque una spesa che un’Europa decente deve potersi permettere, visto che si è calcolato che per gestire il flusso dei migranti in patria servirebbero 30 miliardi di euro l’anno presi sempre dal budget dell’Unione.
Perché allora non provare ad instaurare una politica di ampio respiro che fissi delle condizioni con i paesi che ci stanno: io ti aiuto a crescere ma tu controlli le tue frontiere e punisci i trafficanti di uomini, donne, bambini. Sul punto potrebbero essere d’accordo persino tutti i partiti che dicono ‘’aiutiamoli, ma a casa loro’’.

E’ uno scambio uno a uno molto più sensato di quello fatto con la Turchia sempre per la gestione dei rimpatri. E’ complicato? Sì. E’ finanziariamente difficile da mettere in pratica? Certamente, nessuno lo nega, visto che di eurobond si parla da anni e di condivisione del debito pure, ma non si cava un ragno dal buco. Eppure è chiaro a tutti che senza un debito comune, emesso da un tesoro comune e acquistabile da una Banca centrale comune, la Confederazione attuale non diverrà mai una vera federazione di stati uniti e può fare solo passi da gambero. Bisogna invece almeno ambire ad andare avanti sulla strada dell’integrazione e mettere le idee nero su bianco, come quelle del governo Renzi.

Il non tentar in questo caso nuoce, anche se altre proposte sono ben accette, se arriveranno. Romano Prodi ha calcolato che servirebbe un Programma che valga almeno 7-8 volte quello messo in piedi dal Presidente della Commissione per gli investimenti e ha aggiunto: ‘’Noi europei abbiamo i mezzi e le dimensioni economiche per poterlo fare, ma l’Europa manca di visione’’.

Difficile dargli torto. Berlino ha subito fatto sapere all’esecutivo italiano che di Migration Bond non se ne parla (sarebbe stato strano il contrario, visto che considerano gli eurobond il demonio), le istituzioni comunitarie hanno incoraggiato l’Italia ma hanno detto, per voce del commissario Ue agli Affari Interni e all’Immigrazione, Dimitris Avramopoulos, che il tema sarà trattato ‘’in futuro’’.

Il problema dei migranti e della miccia che può far incendiare un intero continente, dove si tende all’equazione immigrato-possibile terrorista, non è nemmeno di oggi, ma di ieri. Battisti cantava, ‘i tempi non coincidono’. Insistere sarà un atto necessario, a cominciare dal prossimo vertice di Hannover, dove Obama e gli altri capi di stato e di governo, italiano, francese, tedesco ed inglese, faranno il punto in un ennesimo e forse inutile meeting. Le persone sono alla radice del nostro successo. Chissà se qualcuno lo capirà una buona volta. In caso contrario ci penseranno le magnifiche foto da Pulitzer a ricordarci che un uomo vale come tale. A prescindere da dove proviene.

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