Migranti, storie dei ragazzi accolti in Toscana

Integrazione
immigrati-prato

Il modello dell’ospitalità diffusa raccontato anche dal New York Times

Sadjo e Kere arrivano dal Mali, abitano in Versilia e, dopo aver svolto un tirocinio, lavorano in una cooperativa agricola di Camaiore. Coltivano ortaggi biologici insieme ad altri ragazzi italiani. Ibrahim, ivoriano, a Pistoia è arrivato terzo al Campionato italiano della bugia: «Stiamo organizzando una raccolta fondi per costruire una grande moschea al centro del paese. Gli italiani si integrano molto bene con lo stile di vita dei profughi. Ringraziamo infine gli esercenti del paese che ci hanno offerto un lavoro. Lo accetteremo volentieri quando rientreremo dalle vacanze a Formentera».

E si è firmato Ibrahim Salvini. Adam viene dal Ciad, è scappato dalla guerra e come tanti è arrivato a Lampedusa. Da qualche anno è a Pisa, dove si è messo a studiare, ha dato 7 esami alla Scuola S’Anna e poi si è iscritto a Ingegneria chimica. Demba è fuggito dal Mali e ora a San Casciano nel Chianti accompagna i bambini a scuola insieme agli anziani volontari dell’Auser. Sono solo alcune delle tante storie di speranza e integrazione, i racconti della buona accoglienza, che ieri i 24 consiglieri regionali del Pd della Toscana hanno raccolto visitando le strutture per i profughi gestite da associazioni ed enti del no profit.

È il modello toscano dell’accoglienza diffusa, di cui ha parlato recentemente anche il New York Times, che ripudia le tendopoli e i grandi centri di raccolta. Che ospita i rifugiati in piccole centri, appartamenti, parrocchie. Centri che diventeranno ancora più piccoli e diffusi, grazie al servizio Pronto accoglienza, istituito dalla giunta regionale. In pochi giorni sono arrivate 470 do luoghi comuni su razzismo e indifferenza. La giornata #lacosagiusta – questo l’hashtag scelto per la giornata dei consiglieri Pd – è stata raccontata con una diretta web e social, dove in tempo reale sono rimbalzate le tante storie e le immagini di una buona pratica della gestione del fenomeno. Storie di immigrazione, certo, ma anche vicende di italiani che stupiscono. Come quella commovente del novantenne Angiolino di San Giovanni Valdarno, ex partigiano della brigata Mameli, che tutti i giorni su una panchina lungo il fiume insegna l’italiano a due ragazzi africani, aiutandosi con un libro illustrato per bambini. «Sì, abbiamo fatto proprio la cosa giusta – commenta il capogruppo Leonardo Marras – che è servita a noi per conoscere da vicino e che spero sia utile a tutti mediante i nostri racconti.

Anche le paure e la diffidena, dove ci sono, si possono risolvere con la conoscenza». telefonate, con 206 famiglie disponibili all’accoglienza in casa (una media di 2 profughi a famiglia, per un totale di 410 posti letto) e 110 appartamenti pronti da affittare. Telefonate arrivate non solo dalla Toscana, ma anche da Emilia, Lazio, Umbria, Lombardia, Veneto e Piemonte (dall’assessorato della Regione che ha chiesto informazioni per attivare unservizio analogo). Insomma, un successo che sta sfatan-do luoghi comuni su razzismo e indifferenza. La giornata #lacosagiusta – questo l’hashtag scelto per la giornata dei consiglieri Pd – è stata raccontata con una diretta web e social, dove in tempo reale sono rimbalzate le tante storie e le immagini di una buona pratica della gestione del fenomeno.

Storie di immigrazione, certo, ma anche vicende di italiani che stupiscono. Come quella commovente del novantenne Angiolino di San Giovanni Valdarno, ex partigiano della brigata Mameli, che tutti i giorni su una panchina lungo il fiume insegna l’italiano a due ragazzi africani, aiutandosi con un libro illustrato per bambini. «Sì, abbiamo fatto proprio la cosa giusta – commenta il capogruppo Leonardo Marras – che è servita a noi per conoscere da vicino e che spero sia utile a tutti mediante i nostri racconti. Anche le paure e la diffidena, dove ci sono, si possono risolvere con la conoscenza».

Vedi anche

Altri articoli