Migranti, Renzi contro lo stallo europeo: “Passiamo dalle parole ai fatti”

Europa
Il presidente del Consiglio Matteo Renzi alla Camera durante le comunicazioni in vista del Consiglio europeo, Roma 14 Ottobre 2015, ANSA/GIUSEPPE LAMI

E sul Consiglio europeo: “È il terzo in un mese. Non va bene”

Un’Europa che non riesce a rendere operative le decisioni prese e che torna a riunirsi domani e dopodomani con l’appuntamento del Consiglio europeo. Il premier Matteo Renzi, intervenendo nell’aula di Montecitorio, mette in evidenza la difficoltà europea di attuare le misure su cui si è trovato un accordo, rivendicando tra le righe il successo delle riforme che invece l’Italia è riuscita ad attuare.

“Il Consiglio Europeo si riunisce di nuovo per la terza volta in un mese – ha detto il premier in aula -, e questo è il segnale che qualcosa non va. Innanzitutto nel metodo prima che nel merito. Il Consiglio europeo è convocato per prendere delle decisioni che ahimè non vengono eseguite”.

Il tema principale, ha ribadito Renzi, è quello di “dare corso alle decisioni che prendiamo”, perché “gli hot spot sono stati fatti, le riallocazioni sono state fatte, i rimpatri no”, ha detto il premier che ha aggiunto: “Ciò che accade in Turchia è sotto i riflettori, ma non è lo stesso per alcune zone del Sud Est asiatico o più banalmente per il Libano e la Giordania”. La questione dunque “va inserita in un quadro più normale, più logico, ma questo non è possibile in mancanza di attuazione delle decisioni europee su hot spot, relocation, rimpatri”.

Renzi è poi tornato sul secondo punto fondamentale di questo Consiglio, cioè gli accordi tra Unione europea e Tuchia. “L’Italia – ha detto – si è sempre presentata con voce uguale sia che ci fosse un governo di centrosinistra sia che ci fosse un governo di centrodestra. Abbiamo sempre avuto la stessa posizione. Non altrettanto si può dire per altri paesi, che frettolosamente hanno interrotto il cammino e ora lo vogliono riprendere”.

“L’accordo con la Turchia è un accordo prezioso, importante per alcune nazioni, prima fra tutte la Grecia. È giusto cercare di raggiungere un accordo, ma non a tutti i costi – ha evidenziato Renzi -. Ci sono dei principi fondamentali, a partire dai diritti umani e della libertà di stampa che sono valori fondanti del nostro continente”.

Insomma, un’Europa che riesce da una parte in grandi imprese per poi, però, perdersi in altre fondamentali: “L’Europa che riesce ad andare su Marte – ha detto Renzi – si ferma, però, in un campo profughi a Idomeni oppure a Calais”.

Affrontando anche il tema terrorismo, il premier è tornato su quella che per lui è la soluzione più efficace: “La questione – ha detto alla Camera – non si risolve se a fronte di un impegno in sicurezza non mettiamo in campo una risposta culturale e educativa”.

Renzi è poi tornato su flessibilità e investimenti, temi chiave “per cambiare la politica economica in Europa” ha detto il premier. “Mi pare significativo – ha aggiunto – che dopo polemiche e discussioni appare ormai evidente a tutti che la posizione dell’Italia non è tesa a rivendicare qualcosa per sé, ma è una posizione che cerca di spostare la direzione politica ed economica dell’Europa”. Il Consiglio Ue di domani “sarà un ulteriore passaggio in questa direzione, anche se nelle parole di Rutte sarà il Consiglio di giugno quello dedicato alla competitività”. E in vista anche di quell’appuntamento “è nostra intenzione proporre a livello di premi Nobel ed economisti una discussione sulla direzione” della politica economica da prendere. “Oggi nella realtà si vede qualche piccolo segnale nella direzione giusta, ma ancora troppo timido e in una contingenza in cui l’economia globale sembra rallentare non più per difficoltà dei Paesi trainanti ma dei Paesi emergenti”, ha detto ancora Renzi.

E chiudendo il suo intervento a Montecitorio torna sul tema della mancanza di attuazione delle decisioni prese e dell’ingovernabilità citando Spagna e Portogallo e la loro attuale situazione politica di stallo: “Sui sistemi istituzionali prima o poi qualcuno farà una riflessione scoprendo che quello italiano rischia di essere il più stabile con buona pace delle tante critiche”, ha affermato. Quando in Italia è iniziato il confronto sulle riforme, “c’era chi parlava del modello spagnolo, immaginato come il sistema della governabilità. Oggi vediamo quello che succede in Spagna. Le istituzioni in molti Paesi non riescono più ad eleggere un governo o meglio ad avere un governo in grado di rappresentarli”.

Non è mancato, poi, un ricordo, a inizio intervento, alle “famiglie delle vittime della strage di via Fani e di Aldo Moro nell’anniversario del barbaro eccidio. I sentimenti di attaccamento al proprio lavoro degli uomini della scorta e la visione lungimirante di Moro – ha detto Renzi – possono aiutare tutti noi a essere all’altezza del compito a cui siamo chiamati”.

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