Migranti, nessuna invasione. Ecco i numeri degli sbarchi in Italia

Immigrazione
In this Nov. 1, 2015 photo by Sergey Ponomarev, migrants arrive by a Turkish boat near the village of Skala, on the Greek island of Lesbos. Ponomarev, Mauricio Lima, Tyler Hicks and Daniel Etter, of The New York Times, won the Pulitzer Prize for breaking news photography for photographs that captured the resolve of refugees. Thomson Reuters staff also won for photos of migrants covering hundreds of miles. (Sergey Ponomarev/The New York Times/Columbia University via AP)

I numeri dell’Unhcr parlano di un flusso costante di migranti sulle nostre coste. No agli allarmismi ma molto ancora c’è da fare, sopratutto a livello europeo

Sono circa 204.000 i migranti arrivati in Europa dall’inizio dell’anno attraverso il Mediterraneo e sono più di 2.500 quelli morti durante la traversata, 880 soltanto la scorsa settimana.

Un anno tragico, peggiore dello scorso, in cui le vittime erano state 1855, numero minore ma sempre sconcertante. A riferire di questi dati, oggi a Ginevra, il portavoce dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), William Spindler.

I migranti arrivati in Europa in questo anno sono soprattutto siriani e afghani, arrivati in Grecia prima della firma dell’accordo tra Unione europea e Turchia sulla gestione dei flussi.

Ma qual è la situazione in Italia? Matteo Renzi, intervenendo ad un’iniziativa elettorale, ha voluto ancora rispondere alle polemiche sollevate dal leader della Lega Nord, Matteo Salvini, che nei giorni scorsi aveva parlato di “un’invasione in corso”. “I numeri che abbiamo ci dicono che non c’è un aumento dei migranti, ma solo un aumento degli allarmi per fini elettorali”, ha precisato il  presidente del Consiglio. Ma come stanno realmente le cose? Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

Secondo i dati forniti dall’Unhcr  i migranti sbarcati via mare nel nostro Paese nel 2016 sono 46714, nello stesso periodo, lo scorso anno, erano stati 47463, un numero che può essere definito costante e che non giustifica la paura di un’invasione.

Il 74% sono uomini, il 10% donne, il 16% bambini e vengono soprattutto dall’Africa subsahriana: Nigeria, Gambia, Somalia ma anche Costa d’Avorio, Guinea ed Eritrea. La maggior parte di loro è ferma nei campi di accoglienza siciliani (le stime parlando di 22372 persone) poi Calabria, Puglia e Sardegna e infine la Campania.

La preoccupazione che Spindler ha voluto mettere in evidenza da Ginevra, è però, la pericolosità della tratta che collega l’Africa del Nord all’Italia, definita “notevolmente la più pericolosa” precisando che “2.119 delle persone morte finora avevano fatto questo viaggio”.

Nessun allarmismo quindi, ma molto c’è ancora da fare. A partire dal mettere in atto, concretamente, le misure decise in Europa, come la ricollocazione. “Per la prima volta, da una settimana, vediamo ricollocazioni su base quotidiana. E’ un segno incoraggiante, ma naturalmente i progressi devono aumentare” ha detto la portavoce della Commissione Ue Mina Andreeva. “E’ esattamente per questo che il Commissario Avramopoulos ma anche il primo vicepresidente Timmermans ed il presidente Juncker hanno costantemente ricordato agli stati membri che stiamo parlando di una decisione legalmente vincolante, una legge europea che deve essere messa in atto da chi ha preso la decisione nel Consiglio. La Commissione è guardiana dei Trattati e può  lanciare procedure di infrazione. Abbiamo inviato lettere di avvertimento e, se necessario, non ci vergogneremo di esercitare i nostri poteri come guardiani dei trattati”.

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