Migranti, l’Italia tratta in nome della Ue con 5 paesi africani

Europa
africa-italia-mostra-2015-default

Progetti di sviluppo e accordi di rimpatrio in Nigeria, Costa d’Avorio, Niger, Somalia e Mali. Il ministro tedesco: “Relocation diretta dall’Italia”

“Sicurezza interna ed esterna sono la priorità assoluta della nuova Europa che deve fare di più per ridurre e bloccare i flussi migratori in partenza dai paesi africani”. Sul ponte della portaerei Garibaldi, spalle a Ventotene, i tre paesi fondatori dell’Europa fissano i punti da cui ripartire. Sicurezza, immigrazione, terrorismo, sono tra i dossier trattati in questo vertice dove la forza del simbolo – tornare dopo lo choc della Brexit là dove gli Stati Uniti d’Europa sono stati pensati tra il 1941 e il ‘44 – cerca di superare la lentezza che finora ha caratterizzato la non-azione della Ue. “Non possiamo decidere per gli altri ma dobbiamo qui assumere gli impegni per il nostro futuro, per scrivere una nuova pagina” ha precisato il premier Renzi.

Il vertice vero è quello che inizia dopo la conferenza stampa. Quello che prosegue ormai da settimane tra la delegazione di Bruxelles e quella del governo italiano e che proseguirà nei prossimi mesi. La novità è che da qualche settimana, appunto, il migration compact- il piano italiano di portare sviluppo nei paesi africani da dove originano i flussi e quindi favorire i rimpatri volontari e forzati dei migranti economici – è nei fatti uscito dai tavoli e ha iniziato a camminare. Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni e il sottosegretario agli Interni Domenico Manzione hanno concluso due missioni in Nigeria e in Costa d’Avorio. Altre tre missioni analoghe sono previste in Niger, Somalia e Mali. Si tratta, al netto di eritrei ed etiopi, dei paesi che guidano gli sbarchi sulle coste italiane. Paesi non schiacciati da guerre e regimi e in cui è possibile immaginare uno sviluppo locale per rallentare le migrazioni economiche. E dove è necessario avere accordi per garantire i rimpatri. “In Nigeria – spiega il sottosegretario Manzione – abbiamo già un accordo di rimpatrio che però funziona poco e male. Lo abbiamo rafforzato con accordi di formazione per la loro polizia di frontiera e investimenti per rendere efficace il servizio anagrafico e quindi i riconoscimenti che sono il presupposto per i rimpatri”. Nella stessa missione erano presenti anche aziende italiane interessate ad investire in Nigeria nell’ambito di un piano di finanziamenti europei. “Abbiamo avuto il mandato da Bruxelles – precisa Manzione – di avviare il percorso per una sorta di mini-compact con questi cinque paesi anche per conto dell’Europa”. L’Italia poi ha rafforzato i rapporti investigativi con la Nigeria per mettere un freno alla tratta delle nigeriane e alla prostituzione che è il vero core business degli arrivi dal pese africano.

È “quasi pronto” anche l’accordo di riammissione con la Costa d’Avorio, restano un “paio di limature da fare ma è stata ratificata la cooperazione tra le forze di polizia sempre nell’ambito di progetti di formazione, servizi di frontiera e anagrafici”.

Distribuzione dei migranti

“Dobbiamo dare sviluppo all’Africa” ha detto la cancelliera Merkel dal ponte della Garibaldi. “L’Europa sia più presente in Africa” ha ribadito il presidente Hollande. Significa creare là opportunità di lavoro, presupposto per ridurre le partenze e organizzare i rimpatri.

Se Africa è la parola chiave, da qui a settembre, al vertice di Bratislava, l’Europa deve capire qual è il pilastro della sua politica migratoria: continuare con il piano – fallito – delle rilocation (1.500 immigrati contro i 160 mila previsti un anno fa)? Oppure pensare ad un permesso di soggiorno europeo e quindi superare i vincoli di Dublino (obbligo di chiedere lo status di rifugiato nel paese di primo sbarco)? È questa la vera questione. Che non può certo essere affrontata in un vertice a tre. E che va pesante mente a fare i conti con gli appuntamenti elettorali del 2017 in Francia e Germania. Ma è proprio la Germania a dare il segnale concreto di una maggiore cooperazione europea. Il ministro dell’In – terno tedesco Thomas De Maiziere, ospite ieri al Meeting di Cl a Rimini, ha annunciato che “la Germania da settembre si impegna ad accogliere dall’Italia diverse centinaia di migranti con lo schema della relocation. Speriamo sia un buon esempio che possa essere seguito”. La relocation prevedeva che l’Europa avrebbe dovuto farsi carico nell’arco di un anno di 160 mila migranti sbarcati in Grecia e Italia. In dieci mesi sono stati distribuite 1500 persone. “Solo una minima parte” ha ammesso De Maiziere. “Noi tedeschi chiediamo in effetti la vostra comprensione. Abbiamo già accolto moltissimi migranti (più di un milione nel 2015, ndr), è stato difficile e dall’Italia non è stato possibile fare di più. Ma abbiamo un dovere di solidarietà. Abbiamo preso un impegno”. Il piano coinvolgeva tutti i 28 paesi della Ue. Che da quel momento hanno iniziato a dire no. E ad alzare muri.

Vedi anche

Altri articoli