Migranti, l’Europa si riunisce di nuovo

Europa
Nel solo mese di giugno sulle isole della Grecia giunti 4.270 bambini migranti, 86 dei quali non accompagnati. ANSA/SAVE THE CHILDREN ++ NO SALES, EDITORIAL USE ONLY ++

Da oggi il vertice a Bruxelles del Consiglio Europeo sullo sfondo dell’emergenza migranti, dell’allarme terrorismo a Parigi e delle tensioni tra Turchia e Cipro

“E’ giusto fare l’accordo con la Turchia, ma non a tutti i costi. Ci sono dei principi per noi fondamentali come la tutela dei diritti umani e della libertà di stampa”. E’ quanto pensa il premier Matteo Renzi ed è quanto porterà oggi al Consiglio europeo sull’immigrazione, al quale parteciperà (ma solo nella seconda giornata dei lavori) di nuovo anche il capo del governo turco Ahmet Davutoglu.

Si svolge oggi a Bruxelles, a partire dalle 16, e con la conclusione prevista per venerdì mattina, il vertice “ordinario” di marzo dei capi di Stato e di governo dell’Ue (Consiglio europeo) dedicato anche questa volta, come per gli ultimi summit straordinari, soprattutto alla crisi migratoria e alla conclusione, si spera, di un difficile accordo con Ankara. L’accordo mira a riportare sotto controllo i flussi di migranti, chiudendo la “rotta balcanica”. Riportando in Turchia tutti i migranti, compresi i profughi siriani, che sono entrati illegalmente in Grecia, si spera di dissuaderli dall’affidarsi ai trafficanti, smantellando così il “business model” di questi ultimi nel Mar Egeo.

Ma il presidente del Consiglio italiano non pone solo il problema dell’intesa in quanto tale. Per Renzi occorre anche una svolta nel metodo: i vertici sono troppo frequenti e finiscono per essere inutili, visto che poi le decisioni prese non trovano applicazione. “Le istituzioni europee – dice – hanno bisogno di nuova energia e di un deciso cambio di organizzazione dei propri lavori. La ripetizione degli argomenti provoca in tutti noi un senso di ripetitività”. E cita Francesco Guccini: “non starò più a cercare parole che non trovo per dirti cose vecchie con il vestito nuovo”, parole di una canzone che intitolata ‘canzone quasi d’amore’, perfetta dedica a Bruxelles.

Il vertice inizia come al solito in salita. In questi ultimi giorni sono successe diverse cose: prima le immagini diffuse dalla Bbc, che ritraggono militari della guardia costiera turca che colpiscono con i bastoni migranti a bordo di una imbarcazione in viaggio verso la Grecia. Poi il nuovo attentato ad Ankara che ha provocato 37 morti. Infine anche Bruxelles è piombata ancora una volta nell’incubo del terrorismo con una sparatoria che ha provocato un morto e la caccia a due terroristi che sarebbero coinvolti negli attentati di Parigi del 13 novembre scorso.

Nel frattempo Cipro ha puntato i piedi sull’intesa con la Turchia. Nicosia si oppone con forza al processo di adesione dal momento che Ankara non riconosce la repubblica cipriota. Nella bozza di documento elaborato dagli sherpa si cerca un difficile equilibrio. La formula elaborata al momento recita: l’Unione europea “si preparerà per la decisione sull’apertura di nuovi capitoli” di negoziato per l’adesione. Insomma, in pratica si rinvia la questione, il che probabilmente non andrà bene a Davutoglu.

“Il lavoro sta avanzando ma c’è ancora molto da fare”, sintetizza il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, nella consueta lettera di invito al vertice ai leader. Molto più duro il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker: “La Turchia non è pronta per l’ingresso” nell’Ue. Sul piede di guerra le organizzazioni umanitarie.

Una decina di ong firmano un appello a Renzi chiedendo che l’Italia si attivi per fermare la politica dei “respingimenti collettivi verso i Paesi di origine e di transito” che rappresenterebbero “una violazione senza precedenti del diritto europeo alla protezione internazionale e della Convenzione di Ginevra sulla protezione dei rifugiati”.  La lettera è firmata da Oxfam, Acli, Arci, Asgi, Caritas, Centro Astalli, Consiglio Italiano per i Rifugiati, Medu e Senza Confine. Mentre il presidente di Amnesty International Italia, Antonio Marchesi, chiarisce: “Non possiamo affidare alla Turchia il ruolo di piantone, farle fare il lavoro sporco”. Insomma, “l’accordo, nei termini in cui è adesso, va fermato”.

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