Gentiloni: “In Italia meno radicalizzazione ma serve prevenzione in carceri e web”

Terrorismo
epa05682866 A handout photo made available by the Chigi Palace Press Office shows Italian Prime Minister, Paolo Gentiloni, speaking during a press conference at Chigi's Palace in Rome, 19 December 2016.  EPA/TIBERIO BARCHIELLI / CHIGI'S PALACE / HANDOUT  HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES

Presentato a Palazzo Chigi il rapporto della commissione di studio sui fenomeni di radicalizzazione in Italia

In Italia meno persone radicalizzate rispetto agli altri Paesi europei “C’è una specificità” italiana nei fenomeni di radicalizzazione e “per certi versi è più rassicurante nel senso che le dimensioni numeriche della radicalizzazione sono minori che in altri Paesi. Ma il fatto di avere un numero minore di persone radicalizzate o foreign fighters non ci deve indurre a sottovalutare il fenomeno e la necessità di capirlo”. Lo dice il premier Paolo Gentiloni dopo aver incontrato a Palazzo Chigi la commissione sulla radicalizzazione in Italia, guidata dal professor Lorenzo Vidino che parla di circa 100 foreign fighters provenienti dall’Italia, a fronte dei 6.500 dalla Francia, dei 1000 dalla Germania, dei 600 dal Belgio e dei 350 dall’Austria.

Prevenzione soprattutto nelle carceri e sul web “I percorsi di radicalizzazione si sviluppano soprattutto in alcuni luoghi: nelle carceri e nel web”. Gentiloni ha sintetizzato “uno dei risultati più importanti” dello studio della Commissione cioè “il fatto che questi percorsi di radicalizzazione si sviluppano soprattutto in alcuni luoghi: nelle carceri da un lato, nel web e nella rete dall’altro più che in altri luoghi dove ci siamo in passato concentrati. Bisogna lavorare su questo, deve essere uno dei compiti principali dell’attività di prevenzione”.

Coniugare accoglienza e rimpatri ma non equazione migranti-terrorismo La necessità di vigilare sulla potenzialità che i fenomeni migratori che interessano anche il nostro Paese alimentino la minaccia del terrorismo “non autorizza a equazioni improprie tra femoneni migratori e minaccia terroristica”. Detto questo, “insieme alla vigilanza massima e alla prevenzione per il rischio che la minaccia si riproponga” il governo è impegnato su “politiche migratorie sempre più efficaci che devono coniugare la grandissima attitudine umanitaria e di accoglienza che ci caratterizza e che ci caratterizzerà”, il tutto insieme a “politiche di rigore ed efficacia nei rimpatri”.

Radicalizzazione va combattuta in partnership con società civile “Il messaggio che arriva dallo Stato Islamico va contrastato sia sui social media sia con azioni di ingaggio positivo sul territorio, le comunità locali devono essere coinvolte, serve una necessaria partnership con la società civile, il lavoro non può essere fatto solo dalle forze antiterrorismo, ci deve essere una divisione dei ruoli con la società civile, dall’associazionismo al mondo della scuola”. Lo ha detto Lorenzo Vidino, coordinatore della commissione di studio sul fenomeno della radicalizzazione e dell’estremismo jihadista.

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