Migranti e SVE: la storia di Amadou, Mohammed e Kirolos

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Tre giovani migranti da tempo protagonisti dei percorsi di inclusione della Scuola sono partiti per un progetto di SVE finanziato dal programma Erasmus+ dell’Unione Europea

Arrivati da soli dal Bangladesh, Senegal ed Egitto, Khalifa, Amadaou e Kirolos proseguono in Grecia ed Estonia il progetto di inclusione iniziato a ItaStra, la scuola di Italiano per stranieri dell’Università.

Lo fanno grazie ad un progetto di Servizio Volontario Europeo coordinato dall’Associazione InformaGiovani di Palermo e lo fanno da protagonisti.

Tre giovani migranti da tempo protagonisti dei percorsi di inclusione della Scuola sono partiti per un progetto di SVE finanziato dal programma Erasmus+ dell’Unione Europea. La Scuola di italiano dell’Ateneo, partner del progetto, ha avuto il compito di selezionare alcuni degli studenti migranti più valorosi e adatti a  sostenere esperienze di mobilità internazionale.

Amadou Kante, Mohammed Khalifa e Kirolos Kamil Zaher Bebawy, arrivati da soli in Italia e privi di riferimenti parentali, hanno frequentato per più di un anno i corsi di lingua italiana all’Università di Palermo raggiungendo un livello avanzato. Oggi si trovano a Kambija e Tartu (Estonia) e a Lefkas (Grecia); lì supportano operatori locali di centri giovanili e per l’infanzia nella realizzazione e progettazione di attività educative e ricreative rivolte a ragazzi e bambini a rischio di esclusione sociale ed economica. I tre giovani migranti stanno avendo l’opportunità di acquisire competenze pratiche spendibili in ambito lavorativo, conoscono nuove lingue e potenziano l’inglese, conoscono inoltre altri giovani europei che come loro hanno scelto di aiutare chi ha bisogno.

“Alla base del nostro progetto vi è la consapevolezza che una breve esperienza di volontariato all’estero possa rappresentare per i giovani coinvolti una buona occasione per acquisire, in contesti educativi non formali, competenze pratiche e trasversali spendibili nel mercato del lavoro, ma soprattutto per vivere momenti di socializzazione e integrazione in nuovi contesti multiculturali. L’Associazione InformaGiovani sostiene l’idea che la cultura del volontariato e l’educazione non formale sono elementi necessari per la costruzione di una società europea multiculturale basata sul principio di solidarietà e sulla partecipazione attiva dei giovani alla vita comunitaria”, Massimiliano Greco, responsabile e coordinatore del progetto.

Una esperienza nuova fuori dall’Italia dunque ma in stretta continuità con quanto facevano già alla Scuola di italiano dell’Università di Palermo. Anche qui infatti aiutano altri minori straneiri non accompagnati ad affrontare al meglio i corsi di alfabetizzazione affiancando gli insegnati della Scuola nel delicato compito di costruzione di un modello di didattica e ricerca finalizzato a costruire un progetto di inclusione linguistica altamente qualificato.

Partecipano da protagonisti ai laboratori di narrazione come mediatori linguistici, consentendo anche a chi non possiede ancora la lingua di raccontare in lingua madre (bangla, bini, wolof, arabo, mandinka, ecc.) la propria storia di vita. Inoltre, insieme ai tutor dell’Università di Palermo, svolgono un ruolo di orientamento e scoperta della città per tutti gli studenti neoarrivati.

“Insomma, continuano a costruire in altre parti d’Europa esperienze di vita che avevano già avviato qui, aiutandoci ad accogliere e a non lasciare solo chi arriverà nelle prossime settimane”, Mari D’Agostino, Direttore della Scuola di Lingua italiana per Stranieri.

Per capire al meglio la qualità e l’importanza di queste esperienze, riportiamo un estratto della descrizione che fa Kirolos della sua esperienza: “In queste foto sto facendo animazione con i bimbi della summer school. Sentivo una cosa diversa quando mi guardavano con il giggle innocente, e quando mi parlavano ed io non potevo rispondere perché non capivo quello che dicevano…potevo soltanto sorridere dicendo “sì” con la testa…e quando mi prendevano per le mani per farmi vedere i giocattoli che avevano fatto ed io facevo i complimenti”.

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