Un Consiglio europeo super-nervoso. Renzi: “Basta con le tattiche”

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Al centro la questione migranti e il futuro della Gran Bretagna nell’Ue

Questioni migranti e Brexit. Sono questi i temi principali sul tavolo del Consiglio europeo che è iniziato oggi a Bruxelles con i leader dei 28 Stati membri. Un vertice fondamentale per il futuro volto dell’Unione europea: un vertice che si preannuncia però complesso e che vede il raggiungimento degli accordi sempre più in salita. Il tema centrale resta quello dei migranti anche se l’attenzione resta alta anche sulla questione della permanenza della Gran Bretagna nell’Ue.

Non sembra che in questa prima giornata siano venute fuori decisioni di alcun tipo. Di certo, l’aria è pessima.

Nodo migranti

La possibilità di raggiungere un accordo condiviso sembra essere lontana e la strada è ancora in salita. Nel frattempo l’Austria nei giorni scorsi ha annunciato maggiori controlli alle frontiere e quote agli ingressi, oltre a una barriera anti-migranti al Brennero.

Ma intanto è scontro aperto tra Austria e Commissione Ue. Il ministro dell’Interno austriaco, del tutto indifferente alle critiche e alle accuse di illegalità rispetto al diritto comunitario e internazionale mosse dal commissario europeo per l’immigrazione Avramopoulos, dichiara che il tetto giornaliero e annuale alle entrate di migranti e richiedenti asilo sarà implementato come pianificato

E proprio di difesa delle frontiere esterne si parlerà questa sera, oltre che del funzionamento degli hotspot, ovvero dei centri di identificazione per la registrazione dei rifugiati.  In agenda in particolare la proposta della Commissione di una guardia frontaliera europea e l’articolo 26 del codice Schengen, che permetterebbe la reintroduzione dei controlli alle frontiere interne per sei mesi da rinnovare fino a un limite massimo di due anni.

Il principale tema in agenda, però, è l’accordo Turchia-Ue sul piano di azione comune: l’obiettivo è quello di migliorare la cooperazione per il sostegno ai rifugiati siriani beneficiari di protezione temporanea e alle comunità che li ospitano in Turchia, e per impedire i flussi migratori irregolari verso l’Ue.

Su tutti questi temi, l’Italia non ha espresso una posizione contraria anche se la necessità per Roma è quella di rivedere il sistema di Dublino nel suo complesso. La questione centrale restano i ricollocamenti che, senza un superamento di Dublino, il peso della crisi dei rifugiati rimarrebbe quasi esclusivamente sull’Italia e la Grecia, ovvero i Paesi di prima accoglienza.

Il futuro della Gran Bretagna nell’Unione europea

Come ormai noto in Gran Bretagna, probabilmente il 23 giugno, si svolgerà un referendum in cui i cittadini si dovranno esprimere sulla permanenza o meno della nazione in Ue. In questa due giorni i 27 leader europei cercheranno di “convincere” il primo ministro britannico a schierarsi per il sì alla permanenza. Quest’opera di convincimento non sarà gratuita, da tempo il leader conservatore ha fatto la lista dei desideri da poter esibire in patria. Desideri che sembrano però aumentare di giorno in giorno. Le richieste di Cameron in sintesi sono:

  • La possibilità per la Gran Bretagna di non dare ai cittadini Ue le stesse agevolazioni sul welfare dei cittadini britannici per un certo numero di anni, in deroga alle norme Ue sulla libertà di circolazione e stabilimento delle persone nel mercato unico.
  • La possibilità di chiamarsi fuori, dalla clausola dei Trattati che prevede la partecipazione a un’Unione “sempre più stretta”.
  • Maggiori tutele per i Paesi che non partecipano all’Eurozona, in pratica che la sterlina possa godere delle analoghe condizioni di cui godrà l’euro anche quando i Paesi a divisa comune si saranno integrati ulteriormente.
  • La possibilità che la normativa europea sulle banche possa essere applicata in modo differenziato dai paesi che non fanno parte della zona euro, anche per quanto riguarda “i requisiti prundenziali” (come la capitalizzazione) per banche e assicurazioni.

Il quarto punto è quello più controverso, e già ha ricevuto il diniego di molti governi europei tra cui l’Italia, la Germania e la Francia.

Al suo arrivo, il presidente del Consiglio italiano ha ribadito come il nostro Paese sia sempre pronto a fare la propria parte, anche se secondo Matteo Renzi la vera domanda oggi è: l’Europa è pronta a fare la sua parte? “L’obiettivo di questo vertice, sottolinea – è esattamente questo: passare da un atteggiamento tattico, dalla risposta immediata, a un atteggiamento strategico dove ci sia un orizzonte”.

E ancora: “Noi siamo il Paese che ha fatto più rimpatri di tutti. Se lo fa l’Ue e fa anche investimenti di cooperazione internazionale con una strategia comune, ad esempio in agricoltura, le cose funzionano meglio. Dublino è fallito. Questo è sotto gli occhi di tutti” continua Renzi. La questione migranti – ha assicurato il capo del Governo – sarà al centro del dibattito del Consiglio Ue per molto tempo. “Per anni – ha osservato – si è fatto finta che la questione non ci fosse, si è nascosta la polvere sotto il tappeto. Adesso finalmente vediamo che è una priorità”.

 

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