“Mi candido per unire Napoli”. 22 anni dopo Bassolino torna in campo

Pd
Antonio Bassolino con la moglie entra nella Casa del Cinema adibita a camera ardente per il regista Francesco Rosi 12 gennaio 2015, a Roma.
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Nel vuoto della sinistra di governo partenopea, l’ex sindaco e governatore si fa avanti per le primarie. Gelo dal Pd

Nel vuoto della sinistra di governo napoletana, ecco che Antonio Bassolino rompe gli indugi e si candida a sindaco. Pronto a chiedere il consenso per sé alle primarie. Forte ancora di memorie e consensi, forse più di memorie che di consensi. A tutti è chiaro che Bassolino scende in campo perché a Napoli non c’è nessuno più giovane, nel Pd («non è il nostro candidato», è trapelato ieri sera dal Nazareno) e nell’area del centrosinistra di governo, pronto a scendere in campo e a sfidare un Luigi de Magistris ringalluzzito proprio dall’assenza di alternative. «Fare il sindaco è stato l’impegno più grande della mia vita e sento il dovere di mettermi al servizio della città», spiega Bassolino.

È una buona notizia, non è una buona notizia? Diciamo che almeno si è gettato un sasso nello stagno, almeno se ne parla. A pochi mesi dalle primarie, il Pd non ha ancora scelto nulla e nessuno (e ora ben altre incombenze si affollano nella sua agenda politica, vero anche questo): ma se a Milano c’è una forte ipotesi – Sala – a Torino c’è la certezza-Fassino, nella stessa disastrata Roma, svoltato l’angolo-Marino, piano piano qualcosa si è ricominciato a fare, invece a Napoli tutto tace.

In questo senso, la scesa in campo di Bassolino non è buona notizia: nel senso che sancisce il fatto che in tutti questi anni – appunto, dalla fine del bassolinismo – la sinistra di governo napoletana non ha saputo tirare fuori granché. Un partito, quando il Pd era ancora della “ditta”, incapace persino di arrivare al ballottaggio, dopo quella vicenda confusa e poco commendevole delle primarie, un partito sempre attraversato da personalismi e lotte di vario tipo e perciò sempre più distante dalla società reale e incapace di ritirarsi su.

ll Pd di Renzi finora non ha saputo voltare pagina, a Napoli. Non sono venuti avanti nemmeno “renziani della seconda ora”, per dire, quella immancabile schiera di professionisti della politica vestiti di nuovo che almeno un po’ di politica la sa fare. Ad eccezione ovviamente di un De Luca croce e delizia – più croce che delizia – del Pd . E notizie di giovani emergenti non abbondano certo.

E nel deserto ecco Bassolino farsi avanti. «Napoli prima di tutto, di ogni interesse particolare. La crisi della città è infatti molto grave, è una crisi politica e civile, oltre che economica e sociale», scrive su Facebook. «Politica e civile deve dunque essere la risposta chiamando a raccolta le forze migliori e valorizzando le energie giovani. Unire Napoli contro le troppe divisioni è la strada maestra per il futuro». Ci prova sul serio, uno come lui – ci sono io, pare dire al mondo – e d’altra parte il bagaglio ce l’ha, nessuno può negarlo, chi conosce Napoli meglio di lui, uno che era segretario della Fgci napoletana negli anni Sessanta figurati come la conosce, “don Antonio” poi gran simbolo della vittoria di 22 (ventidue!) anni fa contro la Giorgia Meloni dell’epoca, Alessandra Mussolini, mentre Rutelli a Roma sconfiggeva addirittura l’allora capo della destra italiana Fini, Bassolino fu un ottimo sindaco, e poi per altri otto lunghi anni un Governatore della Campania con luci e ombre: ma via via il suo interminabile governo finì per impallarsi, stretto fra emergenza rifiuti, disagio sociale, criminalità sempre forte e sistema di potere ossificato.

Non finì bene, il lungo regno bassoliniano, e a poco serve dire che chi venne dopo di lui non migliorò per nulla la situazione all’ombra del Vesuvio. Come in una strana maledizione, negli anni di un grande Presidente della Repubblica napoletano, Napoli è scivolata via dall’orizzonte della sinistra, preda di emergenze e arruffapopoli, clientele e cosentinismi, disoccupati organizzati, Gomorra e menefreghismo. Con Roma sempre più lontana, beninteso. E la sinistra sparita.

Bassolino si ritirò, rimanendo sin qui molto schivo e riservato. Ha superato amarezze, malattie, solitudini. Soprattutto, è stato assolto da tutto. Non molti si sono scusati con lui, forse nessuno, di quelli che lo accusarono di svariati reati. Ha anche scritto un bel libro su questi suoi anni non facili, “Le Dolomiti di Napoli”. Ora questo ritorno, che come tutti i ritorni ha insieme qualcosa di eroico e qualcosa di triste. Come sanno i vecchi attori che ebbero successo ma da tempo sul viale del tramonto. Un grande sindaco di vent’anni fa – la governava lui la Napoli della grande cultura, la Napoli ripulita per il G8, la Napoli dove si andava col sorriso sulle labbra – può essere ancora vincente? Difficile che la storia si ripeta, molto difficile. Ma tutto ciò ci parla della crisi della politica, se per cercare il futuro non resta altro che voltarsi indietro.

Rutelli è molto attivo a Roma, Bassolino si candida a sindaco di Napoli. Nulla di male. Adesso tocca al Pd rispondere: perché la sfida della generazione dei rottamati è un monito severo, per i rottamatori.

 

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