Effetto Trump. Merkel di fronte alll’appuntamento con una nuova storia

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La vittoria del tycoon è stata accolta con freddezza da Berlino. Le questioni sul tavolo sono diverse, dalle ripercussioni politiche ai tanti dossier bilaterali. Angela Merkel proverà, ancora una volta, a girare la storia a suo favoro

“Democrazia, libertà, Stato di diritto, dignità dell’individuo senza differenze per origine, dolore della pelle, credo, genere, orientamento sessuale e idee politiche”. Non può essere un caso che Angela Merkel, nel messaggio diffuso per congratularsi con il nuovo Presidente degli Stati Uniti Donald Trump abbia voluto porre l’accento su “questi valori che devono stare alla base di una stretta cooperazione con la Germania“. Certo, poi ha sottolineato che il rapporto con Washington resta la “pietra angolare della politica estera tedesca”, ma il richiamo, espresso in maniera così chiara ed evidente, a queste parole-chiave è arrivato sicuramente oltreoceano. Forse non direttamente alla Trump Tower ma negli uffici diplomatici che contano.

Inutile negarlo, l’elezione di Donald Trump è stata accolta con freddezza a Berlino. Il sito dello Spiegel, oggi, apre con una tripartita: da una parte Vladimir Putin, dall’altra Recep Tayyp Erdogan e in mezzo il ciuffo biondo del prossimo inquilino della Casa Bianca. Sotto, la scritta, emblematica: “Paura dei populisti”. Quanto successo l’altra notte dall’altra parte dell’oceano è esattamente ciò che Angela Merkel non voleva e che, forse, come la maggior parte del globo, non si aspettava. La Cancelliera sta fronteggiando a fatica la minacciosa crescita degli anti-europeisti interni, che, proprio come Trump, si fanno interpreti di quel sentimento anti-sistema che serpeggia in tutte le società occidentali. E non è un caso che la leader del movimento di Alternative für Deutschland Frauke Petry sia state tra le prime (insieme agli altri seguaci europei dell’internazionale populista, da Marine Le Pen a Viktor Orban, da Matteo Salvini a Geert Wilders) a complimentarsi pubblicamente con il nuovo presidente.

Il grande interrogativo che affligge oggi tutte le cancellerie europee è quanto la vittoria di Trump possa andare ad incentivare il seguito e la credibilità dei populismi nazionali, a discapito dei movimenti politici tradizionali, siano essi di natura progressista o conservatrice. E’ la stessa cosa che si sta chiedendo in queste ore Angela Merkel, alle prese con un montante malcontento per la gestione dell’emergenza profughi e per l’emergenza terrorismo, non a caso alcuni dei cavalli di battaglia di Trump e dei suoi ammiratori. Certo, d’altra parte si potrebbe anche pensare che l’ondata populista di destra possa anche provocare una reazione di tipo inverso, difensiva e riflessiva, volta a dare un messaggio di stabilità e di normalità. Difficile da prevedere, in Germania come nel resto d’Europa. Dall’Italia alla Francia, dall’Austria all’Olanda, i prossimi appuntamenti elettorali daranno un’indicazione chiara in questo senso.

Intanto, però, per la Cancelliera (che il 59% dei tedeschi auspica si ricandidi alle prossime elezioni federali dell’autunno 2017 per un quarto mandato) si troverà a gestire, al netto delle ripercussioni politiche interne, un rapporto istituzionale delicato con il nuovo Presidente degli Stati Uniti. Profili più opposti dei loro non potrebbero esistere: riflessiva, posata, mai una parola fuori posto, politica di lungo corso lei; istrionico, istintivo, apparentemente sguaiato, imprenditore di successo e nemico dell’establishment (almeno a parole) lui. L’ultima volta che la Cancelliera si era trovata a tu per tu con un profilo del genere (Silvio Berlusconi) non è andata benissimo.

Ma tant’è. Il rapporto con gli Stati Uniti non può che prescindere queste differenze antropologiche e caratteriali e ben presto Angela Merkel e Donald Trump si troveranno a dover gestire diverse questioni cruciali, non solo per il futuro dei due Paesi. I dossier sul tavolo sono molti, proviamo qui ad elencarne qualcuno.

In primo luogo l’Europa. Il ruolo della Germania, e in particolare di Frau Merkel, all’interno dello scacchiere continentale è di primissimo piano, per alcuni versi quasi egemone. Trump, che ha spesso criticato le istituzioni europee in campagna elettorale, avrà già un bel dilemma su come porsi nei confronti della Cancelliera: capo di una superpotenza mondiale con cui fare affari o simbolo della burocrazia e della tecnocrazia? Lo vedremo presto. Quel che è certo è che i rapporti potrebbero presto raffreddarsi (ancor prima di essersi riscaldati, a dire il vero) su alcune questioni già aperte.

Sulla Brexit, tanto per cominciare, Trump e la Merkel non potrebbero avere posizioni più differenti. Il tycoon newyorkese, grande amico di Nigel Farage, è stato uno dei principali sostenitori dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione. La Cancelliera tedesca, al contrario, è allarmata dall’effetto domino che questa potrebbe avere sugli altri Stati membri ed è già ampiamente impegnata in un braccio di ferro destinato a protrarsi per qualche anno con le istituzioni britanniche sulle modalità di uscita. In questo senso non è passata inosservata la dichiarazione della premier (pro tempore), Theresa May, che nel suo messaggio di congratulazioni a Trump ha posto l’accento sull’importanza dei rapporti bilaterali preferenziali tra Washington e Londra, tralasciando ogni riferimento all’Europa.

Altro tema – ancora più caldo – sarà quello dei rapporti con la Russia. Non è un segreto che Trump faccia della distensione dei rapporti con Putin uno dei punti cardine di quella che potrebbe essere la sua politica estera (su cui ci riserveremo di dare un giudizio più avanti). Ciò che il magnate vede nel futuro degli Stati Uniti è un progressivo e sostanziale disimpegno nei teatri più critici, con la conseguenza di lasciare campo libero ai russi, in Medio Oriente in primis. In questo quadro le sanzioni imposte a Mosca dall’Unione Europea (che la Merkel vorrebbe addirittura incrementare) potrebbero essere motivo di forte tensione con la nuova amministrazione americana. Non si può poi dimenticare che la Cancelliera e il presidente francese Hollande – destinato ad uscire ben presto di scena – sono i garanti, con la “benedizione” di Washington, della fragilissima tregua armata in Ucraina. Lasciare campo libero a Putin che ripercussioni potrebbe avere sui paesi vicini alla Russia?

Vi sono poi le questioni economiche. In questo caso il futuro del rapporto bilaterale tra Germania e Stati Uniti è ancora più indecifrabile. Archiviato, per ora e per gli anni a venire, il trattato di libero scambio commerciale Usa-Ue (ttip), a preoccupare Berlino è sicuramente la politica dei dazi che Donald Trump ha detto di voler instaurare per rilanciare l’economia nazionale. Una decisione che avrebbe pesanti ripercussioni su una voce chiave del sistema Germania, che sono le esportazioni. D’altra parte, però, il disimpegno della nuova amministrazione potrebbe allentare le pressioni degli Stati Uniti su Bruxelles (e quindi su Berlino) riguardo l’abbandono dell’austerità e del rigore per una linea economica più votata agli investimenti e alla crescita.

Alla luce di tutto questo è chiaro che si apre una fase nuova per l’Europa, non solo per l’America. Una fase in cui sarà ancora una volta decisivo, sia per gli equilibri interni che per quelli continentali, il ruolo che assumerà Angela Merkel. La Cancelliera, da parte sua, come insegna la sua storia, proverà in tutti i modi a girare a suo favore quest’altro passaggio fondamentale della storia.

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