Merkel-Hollande e gli immigrati: “Italia e Grecia datevi da fare”

Immigrazione
epa04896515 German Chancellor Angela Merkel (L) and French President Francois Hollande (R) attend a brief press conference in the Federal Chancellery in Berlin, Germany, 24 August 2015. Chancellor Angela Merkel and French President Francois Hollande are ste ho hold talks with Ukrainian President Petro Poroshenko focussing on the fragile ceasefire deal hammered out in Minsk in February amid fears of its collapse following an upsurge in fighting between government forces and pro-Russian separatists.  EPA/KAY NIETFELD

Vertice a due per chiedere una politica comune della Ue sull’emergenza: “Subito centri di registrazione all’ingresso”. Gentiloni:”Dublino è superata”

Per la Germania bisogna soprattutto rafforzare i controlli alle frontiere, per l’Italia, e la Francia, bisogna superare le regole di Dublino, in modo da poter distribuire equamente tra gli Stati membri le richieste d’asilo. Dopo il vertice bilaterale franco-tedesco che si è tenuto ieri a Berlino la risposta europea all’emergenza immigrazione chiesta dal presidente della Commissione Jean-Claude Juncker con un articolo pubblicato domenica su diversi quotidiani europei, tarda ad arrivare.

A Nord si parla di controlli, a Sud di accoglienza. Dopo aver incontrato ieri pomeriggio a Berlino il presidente francese Francois Hollande, la Cancelliera tedesca Angela Merkel ha chiesto di velocizzare la creazione dei centri di registrazione in Italia e Grecia, previsti dall’Agenda Ue per le Migrazioni presentata a maggio dalla Commissione, che però prevedeva anche un sistema di ripartizione tra gli Stati membri per quote obbligatorie dei rifugiati. «Abbiamo stabilito con i capi di Governo che ci siano centri di registrazione nei Paesi particolarmente colpiti dai primi arrivi, come Grecia e Italia», ha dichiarato la Cancelliera in un comunicato congiunto con il presidente francese, sottolineando che «questo deve succedere velocemente, entro quest’anno, non possiamo accettare ritardi». Merkel ha anche aggiunto che «Germania e Francia si aspettano» che tutte le condizioni previste dal diritto di asilo «vengano rispettate: registrazione, standard minimi di accoglienza e standard minimi per gli approvvigionamenti sanitari». Noi, ha concluso, «chiediamo alla Commissione europea di agire in modo che laddove questi non vengano rispettati questo finalmente accada».

L’incontro a Berlino in realtà era stato programmato per parlare del riaccendersi della crisi ucraina, e i due hanno ribadito la necessità di arrivare ad una «piena applicazione» degli accordi firmati a Minsk nel settembre 2014. Gli eventi degli ultimi giorni però, sopratutto gli sbarchi record nel Mediterraneo e l’arrivo in massa di rifugiati alla frontiera macedone, hanno convinto i leader dei due Paesi a cambiare programma.

Sulla questione immigrazione avevano già lavorato i ministri degli Interni di Francia e Germania che si erano visti a Parigi giovedì e ieri Hollande ha annunciato che nei prossimi giorni gli stessi due ministri »prepareranno un documento comune per fare in modo che con i partner in Europa si possano prendere altre misure» sulla questione dei profughi.

Secondo il presidente francese «dobbiamo mettere in opera un sistema unificato i diritto d’asilo» e «una politica migratoria comune con delle regole comuni» perché questa «è una situazione ecceziona le destinata a durare». In pratica, ha spiegato Hollande, bisogna assicurare «una ripartizione equa dei rifugiati che hanno diritto d’asilo».

La questione immigrazione è stata affrontata anche dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni che, intervenendo al meeting di Comunione e Liberazione, ha chiesto di modificare le regole della Convenzione di Dublino, quella che stabilisce che a garantire protezione internazionale deve essere solo il primo Paese dove il migrante ha fatto ingresso. «La Convenzione di Dublino – ha spiegato Gentiloni – regola le cose oggi, ma viene da un’altra epoca. Oggi in realtà le cose devono tener conto di numeri enormi, di organizzazioni particolarmente agguerrite, di guerre, crisi, situazioni di fame in alcuni Paesi».

Quelle regole, quindi, «non possono più valere», ha detto il ministro, «noi come italiani non possiamo più vedere imbarcazioni di altri Paesi che per fortuna ci aiutano nel soccorso in mare, ma poi portano i rifugiati nei porti italiani. È uno degli aspetti da cambiare. Il concetto è molto semplice: il problema è europeo e le regole di accoglienza devono essere condivise a livello europeo». Un concetto ribadito anche dal presidente Juncker che nel suo appello di domenica ha chiesto di approvare la sua proposta per la distribuzione dei rifugiati con quote obbligatorie anche da parte di quegli Stati membri «che finora si sono rifiutati».

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