Merkel, dieci anni al comando per la donna più influente del millennio

Germania
epa05034843 German Chancellor Angela Merkel speaks at the CSU Party Congress in Munich, Germany, 20 November 2015.  EPA/SVEN HOPPE

Da 15 anni alla guida del suo partito, da 10 anni a capo del governo: il ritratto di Angela Merkel, da “ragazza” a madre della nazione

A volta, sorprende tutti. Come la scorsa estate, quando i profughi dal Medio Oriente, dall’Africa, dai Balcani hanno cominciato ad ammassarsi al confine tedesco. A migliaia, decine di migliaia, centinaia di migliaia. E mentre in tutta Europa il mood principale è stato “chiudiamo le frontiere”, Angela Merkel ha scelto un’altra strada: “Le leggi, in materia di asilo, non hanno alcun limite massimo di ingressi”. La Cancelliera, normalmente molto cauta, ha deciso di percorrere la strada meno battuta, improvvisamente e contro tutte le previsioni. La domanda giunta da più parti è stata: ma sa cosa sta facendo?

Nel giorno in cui Angela Merkel viene celebrata come la leader politicamente più longeva della storia della Germania (mai nessuna donna aveva occupato per 10 anni la cabina di comando, solo Adenauer e Kohl avevano centrato l’obiettivo), la situazione per lei è instabile. In pochi mesi ha perso quasi 30 punti di consenso personale. L’erosione è dovuta in gran parte alla decisione di aprire le frontiere ai profughi, di diventare la Mutti non solo dei tedeschi, ma anche di tutti coloro che tedeschi lo vorrebbero diventare.

Dopo gli attacchi di Parigi, anche in Germania si è diffuso rapidamente il panico. Nella serata di Hannover (con la cancellazione della partita di calcio Germania-Olanda) anche i tedeschi hanno capito di essere vulnerabili, hanno capito che Parigi non è poi così lontana. Frau Merkel, come sempre ha fatto da quando è alla guida della nazione più popolosa e dell’economia più solida d’Europa, ha preso in mano la situazione e cercato di infondere fiducia tra la sua gente: “La nostra libertà è più importante degli atti di terrorismo. La risposta che dobbiamo dare è difendere i nostri valori e rafforzarli in tutta Europa”.

Questa attitudine alla leadership, insieme alla capacità politica di affrontare i momenti più difficili hanno rappresentato le due “armi” grazie alle quali Angela Merkel è diventata il simbolo della Germania, la donna più potente e influente al mondo del nuovo millennio.

La chiave del successo
La destrezza politica di Angela Merkel è universalmente riconosciuta e l’ha portata nel corso degli anni a diventare un interlocutore privilegiato sia con la Russia sia con gli Stati Uniti. Vladimir Putin ha voluto lei e il presidente francese Hollande come mediatori sulla crisi ucraina, l’Iran ha voluto lei nel gruppo di stati con cui negoziare la questione nucleare. Con lei la Germania ha raggiunto un’influenza politica pari (e a volte anche superiore) dei 5 membri stabili del consiglio di sicurezza dell’Onu.

La sua strategia politica, per certi versi molto legata anche alla sua storia e alla sua militanza, è chiara: quando si presenta un problema, lei tende a restare calma e si tiene il più possibile fuori dal dibattito immediato. L’abbiamo visto, in ultima analisi, proprio dopo i fatti di Parigi. Dopodiché, solitamente, lascia che siano i suoi portavoce ad esprimere la sua opinione. “Lei cerca sempre di limitare tutte le controversie”, spiega lo storico tedesco Edgar Wolfrum. Tende a rimanere fuori dai problemi e solitamente ad annusare da che parte va la maggioranza e, quindi, guidare il processo politico verso quella direzione. I critici hanno addirittura coniato un nuovo verbo in Germania, merkeln, un neologismo che sta a significare sostanzialmente “tergiversare senza prendere una decisione netta”.

Ma lo scenario in cui ha sicuramente messo in atto un vero e proprio capolavoro politico è quello europeo. Durante gli anni del suo governo, la Germania è diventata potenza egemone continentale, l’asse franco-tedesco è esistito finché lei ha voluto e alle condizioni che lei ha imposto. Sulla questione greca è riuscita a far accettare ad un recalcitrante Tsipras vincoli economici tremendi pur di ottenere il doppio risultato di salvare l’Europa e l’euro da una parte, e di passare come inflessibile depositaria dell’equilibrio dei conti pubblici dall’altra.

Il mondo di Merkel: numeri, dati, fatti
Bisogna conoscere bene la storia di Angela Merkel per capire a fondo il suo modo di governare. Mai come con lei, nella Germania del dopoguerra, è stato commesso un tale errore di sottovalutazione politica.

Figlia di un pastore protestante della Germania Est, è sempre stata una pragmatica. Il che coincide con la sua proverbiale abilità di cambiare il corso delle sue scelte politiche, anche in corsa. Dopo il disastro nucleare di Fukushima, per esempio, è passata dallo strenuo sostegno all’opposizione ferrea all’energia nucleare: “Le nostre centrali sono sicure ma dobbiamo riflettere sulle possibili conseguenze di questi eventi devastanti”

Nei fatti questa sua tendenza a “cavalcare l’onda” non si è mai rivelata un problema. La donna che una volta Helmut Kohl chiamava Mädchen (ragazza) è diventata Mutti, la madre della nazione tedesca, che mai come sotto la sua guida, è stata così influente e rispettata. Da anni la ragazza ha il governo e il partito (la Cdu) sotto il suo totale controllo e le ragioni sono evidenti.

L’ingresso in politica, tardivo e casuale
Angela Merkel, in realtà, si affaccia relativamente tardi alla politica attiva. E lo fa quasi per caso, senza un “piano” prestabilito. Faceva parte dello staff degli addetti stampa di Lothar de Maiziere, l’ultimo primo ministro della Germania Est, il primo e l’unico ad essere eletto democraticamente. Il lavoro diede alla Merkel, allora 35enne, la possibilità di mettere in mostra le sue abilità organizzative e le sue competenze a livello di comunicazione. Aveva aderito alla Cdu solo da poco ma, essendo una gran lavoratrice, cominciò a farsi notare. E a diventare ambiziosa.

Divenne ministro dell’Ambiente sotto il governo dell’ex Cancelliere Kohl, una palestra importante per lei che si trovò a gestire (con successo) la difficile questione dello stoccaggio dei rifiuti nucleari. Quando i cristiano-democratici persero le elezioni federali nel 1998, per il partito fu un vero e proprio shock. Non fu un problema per lei, che vide nella sconfitta la possibilità di rafforzare la sua posizione all’interno della Cdu, dove si stava aprendo l’era post-Kohl. Wolfgang Schäuble, il nuovo presidente, la nominò segretario generale.

Fu l’inizio della scalata. In quegli anni riuscì a trasformare il partito. Il suo motto era: “La cosa più importante è fare i titoli”. Frase che conferma la sua profetica attenzione all’impatto politico provocato dai media sull’opinione pubblica. Dopo che lo scandalo delle donazioni al partito colpì la vecchia guardia della Cdu, Angela mise in mostra tutto il suo cinismo, contribuendo ad affossare Kohl agli occhi dell’opinione pubblica con un articolo molto critico pubblicato sulla Frankfurter Allgemeine Zetung.

Come e quando finirà la sua epoca?
Nell’aprile del 2000 la Merkel viene eletta leader nazionale della Cdu e nel 2005 diventa la candidata del partito alle elezioni federali. I risultati obbligarono i cristiano-democratici a formare la prima Grosse Koalition con i socialdemocratici. Angela non ebbe dubbi e accettò l’incarico. Il suo obiettivo, arrivare al posto di comando, era finalmente raggiunto.

Per 15 anni alla guida del partito, per un decennio a capo del governo, è riuscita ad avere ragione di tutti gli oppositori politici che ha incontrato sulla sua strada, compresi quelli del suo partito. Ma, proprio in occasione del suo decimo anno alla guida della Germania, il suo destino politico sembra per la prima volta veramente in bilico. Non c’è dubbio che si è guadagnata un pezzo importante dei libri di storia del suo paese, è stata il simbolo di un’epoca fiorente. Al tempo stesso, il successo o meno della strada politica intrapresa sulla questione profughi, sarà determinante per capire come e quando finirà il suo dominio.

 

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