Meno venti, inizia il lungo calvario

Roma
Il sindaco di Roma, Ignazi Marino, lascia il Campidoglio, Roma, 9 Giugno 2015. ANSA/ VINCENZO TERSIGNI

Marino alimenta i timori di un suo colpo di coda velenoso. Prima di pensare alla campagna elettorale, bisognerà gestire la sua uscita di scena

Tutti, a Roma e in particolare al Nazareno, si aspettano venti giorni di burrasca. Le dimissioni di Ignazio Marino sono arrivate ieri al termine di una giornata ad altissima tensione, con una nota scritta dal quasi ex sindaco che tutto fa tranne che sollevare gli animi. Né il suo, né quello di chi ha deciso che era arrivato il momento di staccare la spina.

Già oggi i giornali improvvisano gli scenari futuri, in vista del probabile voto in primavera: le primarie da fare o non fare per il centrosinistra, l’ipotesi di una lista civica guidata dallo stesso sindaco uscente, la carta Marchini a destra, i pretendenti dei Cinquestelle, che sentono già la vittoria in tasca. In realtà, appare difficile riuscire a immaginare cosa succederà anche solo da qui a quando le dimissioni di Marino diventeranno effettive, tra venti giorni appunto, come prevede la legge.

Proseguire per questa strada, come se nulla fosse successo, appare impossibile: i consiglieri della maggioranza hanno già pronte le loro dimissioni, nel caso in cui il sindaco resistesse, e la possibilità da parte del primo cittadino di riconquistare simpatie che in realtà – da parte di molti di loro – non ha mai avuto appare impresa ardua. Ma i timori per un colpo di coda velenoso del “marziano”, come è stato definito da molti, sono molti.

Marino ha lasciato che nei retroscena dei giornali trapelassero minacciosi “farò i nomi” a lui attribuiti e rivolti ai dem capitolini (ma forse anche di livelli superiori). Dìaltra parte, nessuno mette in dubbio né la propria rettitudine di fronte agli scandali di Mafia Capitale, né che il Pd in città non fosse un esempio di brillantezza. Lo dimostra il commissariamento affidato a Matteo Orfini e la profonda opera di rinnovamento da lui avviata, che sarebbe dovuta arrivare a compimento nei prossimi giorni con la presentazione di una road map verso il congresso. Adesso le priorità sono cambiate.

Anche se, a dire il vero, una rinascita del Pd appare come condizione indispensabile per poter sperare di non sfigurare nella tornata elettorale del prossimo mese di maggio, almeno quanto la ricerca di un candidato competitivo.

 

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