“Meglio in due”: aumentano i matrimoni ma non solo. La società italiana cambia volto

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Boom di matrimoni nel 2015, è l’aumento annuo più consistente dal 2008

Come cambia la famiglia italiana? Nel Bel Paese si torna a sposarsi, ma contemporaneamente, grazie agli effetti dell’introduzione del cosiddetto “divorzio breve”, aumenta anche il numero di coppie sposate che si dice “addio”. Lo afferma il rapporto Istat 2015 su matrimoni, separazioni e divorzi. Secondo l’Istituto nazionale di Statistica, nel 2015, sono stati celebrati 194.377 matrimoni, circa 4.600 in più rispetto all’anno precedente. Un vero e proprio boom tanto che è l’aumento annuo più consistente dal 2008.

Nel periodo 2008-2014 i matrimoni, infatti, erano diminuiti in media al ritmo di quasi 10.000 all’anno. Ora qualcosa è cambiato. La ripresa riguarda, in parte, le prime nozze tra sposi di cittadinanza italiana: 144.819 celebrazioni nel 2015 (circa 2.000 in più del 2014).  A sposarsi sono per lo più coppie che in media hanno sui 30 anni e decidono di unirsi attraverso il rito civile ( ormai il 45,3% del totale dei matrimoni) piuttosto che con quello religioso. Aumentano anche i matrimoni tra italiani e cittadini stranieri, una tendenza in linea con la nostra società, sempre più multiculturale.

Come mai questa inversione di tendenza? I dati non sono facili da interpretare ma di certo fotografano una realtà che è cambiata radicalmente. Sembra lontano il tempo del matrimonio, da giovanissimi, con rito religioso che durava tutta la vita. Oggi, i ragazzi ci pensano bene prima di prendere un impegno a “lungo termine”.

Si è evidenziato come l’età degli sposi sia aumentata, probabilmente perché è sempre più comune la tendenza ad una preventiva convivenza, che metta in luce da subito se “questo matrimonio s’ha da fare”. Una volta testata la sopravvivenza della coppia, i giovani sono pronti a fare squadra anche dal punto di vista legale.

Un atteggiamento tipico di una società, come la nostra, che ha attraversato e sta faticosamente superando, una crisi economica senza precedenti nella storia contemporanea. Sposarsi infatti vuol dire condividere, affrontare problemi e supportarsi: meglio farlo in due. Così come sposarsi vuol dire pensare e progettare una vita insieme, una famiglia e in generale un futuro migliore. Maggiori matrimoni quindi possono segnare un cambio di atteggiamento, una risposta positiva ai problemi e accendono una speranza di un futuro migliore, anche per il Paese.

Come leggere invece l’aumento del divorzio breve e del calo drastico dei matrimoni religiosi? Forse con una modernizzazione della nostra società. Separarsi non viene più visto come un’onta che non si può cancellare; su questo fronte tanto ha giovato anche l’emancipazione della donna che si è liberata, in parte, dai vincoli familiari storicamente attribuiteli. Stesso concetto riguarda la religiosità: la religione è infatti sempre più visto come un sentimento personale e intimo che non vincola più però i rapporti sociali.

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