Meeting UE-Turchia: alla ricerca di un accordo sulla crisi dei migranti

Immigrazione
Nel solo mese di giugno sulle isole della Grecia giunti 4.270 bambini migranti, 86 dei quali non accompagnati. ANSA/SAVE THE CHILDREN ++ NO SALES, EDITORIAL USE ONLY ++

Oggi a Bruxelles i leader europei incontrano il primo ministro turco per parlare d’immigrazione

Si terrà oggi a Bruxelles l’incontro tra i 28 capi di stato e di governo dei Paesi UE e il primo ministro della Turchia, Ahmet Davutoglu. Il meeting arriva alla fine di una settimana lunga per Donald Tusk, Presidente del Consiglio Europeo. Infatti, dal 1 al 4 marzo Tusk ha visitato le capitali degli Stati della rotta Balcanica, partendo da Vienna e arrivando a Belgrado, passando per Ankara e Istanbul. Nella settimana precedente, i Paesi Balcanici, duramente colpiti dal flusso migratorio, avevano iniziato un braccio di ferro con Bruxelles, fissando a 580 la quota giornaliera di migranti ammessi a entrare nel loro territorio. La chiusura del confine macedone con la Grecia aveva paralizzato la situazione, lasciando migliaia di migranti bloccati in territorio greco.

A una settimana di distanza, lo scenario sembra parzialmente cambiato. Tusk ha annunciato che i Paesi Balcanici sono pronti e determinati ad applicare le regole condivise in sede europea, a partire dagli Accordi di Schengen. Come ammesso dal Presidente del Consiglio Europeo, questo decisione non risolverà la crisi ma è un primo passo per raggiungere un consenso in tema di migranti. Più serene anche le parole del Presidente francese François Hollande che, a termine del bilaterale con la Cancelliera tedesca Angela Merkel, ha annunciato che la Francia è disposta ad accogliere 30,000 rifugiati dalla Siria e dall’Iraq.

Più prudente è, invece, la posizione tedesca. Merkel ha visto la sua popolarità crollare nelle ultime settimane. La Germania è tra gli Stati europei che ha accolto più migranti dall’inizio della crisi. Tuttavia, soprattutto in seguito ai fatti di Capodanno a Colonia, la percezione dell’opinione pubblica tedesca in materia d’immigrazione è in parte cambiata. Anche in Germania, i partiti populisti anti-immigrazione stanno aumentando i consensi. Di conseguenza, i Cristiani Democratici della Merkel rischiano di perdere il governo di alcuni Stati della Repubblica tedesca nelle elezioni che si terranno questo mese. Elezioni regionali o locali sono alle porte anche in altri Stati dell’Unione e il pericolo è che i capi di governo, pur di non perdere consensi interni, mettano a rischio una politica europea che abbia come obiettivo la gestione comune dei migranti. Per questo, è difficile che si raggiunga da subito un consenso tra i 28 nel meeting del 7 marzo.

Si guarda, quindi, con apprensione al ruolo che svolgerà la Turchia. Come già detto da Tusk nell’incontro con Davutoglu, il flusso di migranti in arrivo dalla Turchia verso le coste europee resta troppo alto. L’obiettivo è quello di riportare in territorio turco i migranti non siriani e che non hanno diritto d’asilo in Europa. Il piano coinvolgerebbe anche il governo di Atene, che coordinerebbe il ritorno dei migranti in Turchia, e Ankara, che attraverso un suo ufficio in Grecia aiuterebbe gli imbarchi. Se la Turchia si è detta disponibile a collaborare, restano ancora in dubbio i tempi e le modalità d’attuazione del piano.

Per il governo di Ankara questo non è un momento facile. La Turchia è coinvolta in primo piano nella guerra civile siriana, così come nella lotta alla minoranza interna dei curdi. Il Paese, quindi, potrebbe non avere la stabilità e le capacità necessarie per attuare un piano sull’immigrazione di tale portata. Inoltre, la chiusura del quotidiano Zaman, commissariato venerdì scorso poiché accusato di essere critico nei confronti del Presidente Recep Tayyip Erdogan, mostra quanto sia controversa la posizione di questo Stato, ancora troppo lontano dagli ideali di democrazia europei.

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