Mattia Feltri vs Travaglio: ed è subito scontro social

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Marco Travaglio in un momento del suo spettacolo "Anestesia totale" stasera, 29 aprile 2011, al debutto a Bologna. GIACOMO ZAMAI/ BOLZONI / ANSA

Per il giornalista de La Stampa, Travaglio si è dimostrato un uomo disonesto

Ogni giorno un nemico da trovare, ogni giorno un oppositore da condannare. Oggi è la volta di Mattia Feltri ad esser preso di mira dal direttore del Fatto Quotidiano. Il giornalista de La Stampa viene accusato di essere “renziano”, uno delle offese più grandi da fare secondo Travaglio. La deduzione deriva da un articolo pubblicato ieri da Feltri – il suo Buongiorno – in cui si criticava l’uso del Fatto sulle intercettazioni su Renzi padre e figlio. Travaglio fa notare che, anche sulla Stampa era pubblicata una intercettazione di Scafarto, il carabiniere collaboratore di Woodcock. Ne trae quindi la conclusione “che le intercettazioni sgradite a Renzi sono brutte e quelle gradite a Renzi sono belle”.

Ma Feltri non ci sta a questa semplificazione e con un lungo post su Facebook spiega il perché: “Bisogna mettere giù un paio di punti. 1) C’è una differenza fra l’intercettazione a Scafarto sulla Stampa e quelle del Fatto. Quella a Scafarto è depositata in un fascicolo e ha rilievo penale, quella fra padre e figlio Renzi non ha rilievo penale, non è stata nemmeno trascritta ma incredibilmente finisce lo stesso in redazione e in pagina. Lo stesso, ed è anche peggio, succede all’intercettazione fra Tiziano Renzi e il suo avvocato. Una folle violazione dei diritti della difesa, ma ormai è tutto buono. 2) A me non piace nemmeno la pubblicazione dell’intercettazione a Scafarto, nonostante sia una pubblicazione legittima. Lo scrivo dai tempi del Foglio (anni Novanta) e grazie al cielo continuo a scriverlo sulla Stampa perché è un giornale che consente opinioni diverse. Ma questo Marco Travaglio non lo capisce o lo trascura. Ne riparleremo quando qualcuno scriverà sul Fatto che l’uso politico delle inchieste è criticabile. Succederà mai?”.

Ma non è la sola questione che sta a cuore a Mattia Feltri, il giornalista tocca un’argomentazione molto importante: l’onestà intellettuale di Travaglio. “Travaglio sa, lo sa benissimo, che non sono renziano, come non ero berlusconiano, né sono mai stato altro. Entro in cabina elettorale e voto e poi esco e me ne dimentico e faccio il mio lavoro. Sbaglio spesso e sbaglio con la mia testa. Non intendo passare da eroe, sono tutte cazzate di giornalisti cazzoni che pensano di essere l’ombelico del mondo. Sono un cazzone come gli altri. Poi, certo, ogni santa mattina c’è qualcuno che legge quello che scrivo e pensa di essere più intelligente dicendo che sono renziano, e l’indomani ce ne saranno dieci altri che diranno che sono antirenziano, ma fa parte delle regole dei social, dove si dice quello che si pensa ma non si pensa a quello che si dice. Pazienza. Però se lo scrive Travaglio, in modo apertamente disonesto, perché sa benissimo che non è vero, e cioè alimentando questo clima orrido di sospetto e di calunnia, e lo fa sulla mia pelle, e mi fa passare per uomo prezzolato, io glielo dico: Marco Travaglio sei un uomo disonesto, sei molto più disonesto dei disonesti che credi di mettere al muro con la tua maschera di Robin Hood, ed è sempre Carnevale”.

 


 

 

 

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