Con #matteorisponde parte il contrattacco di Renzi, tra caciara e spiegone

Governo
Il fermo immagine mostra il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, durante la diretta twitter e facebook da Palazzo Chigi, Roma, 05 aprile 2016.
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Un’ora e passa di diretta per raggiungere centinaia di migliaia di persone che per informarsi preferiscono Facebook e Twitter a tv e giornali

 

Un’ora e cinque minuti, 979mila persone raggiunte (“Quasi come un talk show, anche se Rambo fa di più”) su Twitter, oltre 500mila visualizzazioni su Facebook, con un picco di 44mila in tempo reale. Torna #matteorisponde, il botta-e-risposta nato su Twitter e abbandonato da Renzi poco dopo il suo arrivo a palazzo Chigi, e i numeri segnano subito il successo dell’iniziativa. Si moltiplicano le piattaforme, grazie all’utilizzo di Mentions la nuova funzionalità sviluppata da Fb, e si complica la gestione, rendendo un po’ caotica la ricerca delle domande e il dribbling dei troll. Ne viene fuori un filo diretto tra il caciarone e lo spiegone dei provvedimenti del governo.

Mentre Filippo Sensi, portavoce del premier, provvedeva ad alimentare con i suoi tweet e retweet l’aspetto più informale e diretto del confronto.

 

 

 

 

Sul piano dei contenuti non ci sono grandi novità, almeno non per gli addetti ai lavori. Molte cose già dette ieri in Direzione, altre ripetute più volte, la possibilità di estendere il bonus degli 80 euro anche alle pensioni minime, la speranza di abbassare ulteriormente il canone Rai nel 2017. Ma, come si evince anche dalle domande inviate, per chi ha seguito la mini-maratona sui social spesso anche le informazioni ribadite più volte in passato apparivano ignote o necessitavano di essere chiarite meglio.

Il succo è semplice ed è già ben noto ai più: Facebook e Twitter arrivano oggi dove giornali e tv non riescono. Renzi l’ha capito e prova a sfruttarli, anche per non lasciarli in mano ai Cinquestelle.

 

 

Rispetto al passato (ormai remoto), la selezione delle domande è apparsa meno rigida. Un po’ per la complicata gestione multipiattaforma, come detto, un po’ perché Renzi sembra aver acquisito sicurezza sul piano dei contenuti. La domanda sui problemi giudiziari del padre, la provocazione di Greenpeace sulle rinnovabili, il tam tam partito sui marò, la polemica sull’aereo preso in leasing dalla presidenza del Consiglio potevano essere tranquillamente scansati – forse in passato lo si sarebbe fatto – e invece le risposte sono arrivate puntuali.

 

Il premier è tornato nuovamente sul tema della giustizia, per allontanare il sospetto di uno scontro con i magistrati (“Quelli che accusavano la magistratura in questi uffici ci stava qualche anno fa”) ma al contempo ribadire la necessità di sentenze rapide e certe. “Mio padre è stato indagato e il pm per due volte ha chiesto l’archiviazione – spiega rispondendo a una domanda – come tutti aspetta la giustizia e che la giustizia sia giusta. Noi vogliamo che i magistrati parlino con le sentenze”. E ancora, riguardo alla sicurezza, oltre ad annunciare un giro di vite per i furti in appartamento, spinge sulla certezza della pena: “Chi va in carcere deve rimanerci”.

In chiusura, Renzi ha esplicitato l’impressione che ha voluto dare: “Noi sui contenuti siamo fortissimi. Chi ha seguito ieri la Direzione del Pd ha visto che sui contenuti non c’era partita. La verità è molto più forte di ogni bugia e di ogni polemica”.

Lo spirito, insomma, è quello di voler giocare al contrattacco di fronte alle difficoltà subite nelle ultime settimane su più fronti. Anche perché di fronte a sé ha un crescendo di tre appuntamenti elettorali (referendum sulle trivelle, amministrative, referendum costituzionale). E per questo vuole sfruttare una delle capacità principali che gli vengono riconosciute, quella della comunicazione diretta: #matteorisponde tornerà già la prossima settimana.

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