Renzi: “L’Italia che dice sì è più forte. Andiamo a scovarla casa per casa”

Referendum

Il presidente del Consiglio ha lanciato i comitati per il sì al referendum costituzionale: “Gli italiani scelgano se vogliono tornare all’Italia di due anni fa o entrare nel futuro”

Inizia dalla sua Firenze il presidente del Consiglio Matteo Renzi la campagna per lanciare i comitati per il sì al referendum costituzionale. Dal Teatro Niccolini del capoluogo toscano il premier ha parlato di questi due anni di governo, degli interventi su Pompei, Bagnoli, degli 80 euro, del tetto sugli stipendi e delle banche. Ha parlato di un’Italia “in costante depressione politica, che soffriva di una mancanza di credibilità internazionale e con i provvedimenti bloccati in Parlamento”.

Un Paese in cui “si discuteva da anni di cambiare le cose, di fare le riforme, di superare il bicameralismo perfetto. Cosa è successo poi? Le riforme hanno iniziato a realizzarsi – ha detto Renzi -. Il dato di fatto è che questo lavoro di due anni ha prodotto un cambiamento radicale e il Pil è tornato a segno più, il lavoro è tornato a dati positivi anche se c’è ancora molto da fare. Tutto questo – ha aggiunto – non basta, ma è una cosa straordinaria ciò che è accaduto”. “E’ finito il campionato mondiale degli alibi: chi vuole cambiare le cose, ora può farlo”.

Tra i temi affrontati dalla riforma costituzionale c’è quello dell’autonomia delle regioni: “La riforma del titolo V fatta dal centrosinistra ha creato più problemi di quanti ne siano stati risolti” perché “allora rincorrevamo la Lega” e “abbiamo deciso di prendere la bandiera federalismo, ma quando hai un meccanismo per cui le singole regioni hanno un potere superiore a quello previsto dal costituente le cose cominciano a non funzionare. Ci sono regioni che funzionano e altre in cui si blocca tutto, come successo finora con i fondi europei. Noi siamo stati l’unico Paese a non spendere i fondi europei. Se il sindaco di Napoli si dimentica di Bagnoli, ce lo ricordiamo noi”.

“Il Titolo V – ha detto ancora il presidente del Consiglio – ha impedito un’unità di atteggiamento”. Dalla promozione del turismo all’estero fino alla politica energetica: tutti temi che secondo il premier devono tornare allo Stato centrale e non alle regioni. E ancora “via ai costi della politica, via ai poteri di troppo alle regioni, via al Cnel, basta con i presidenti delle Regioni che guadagnano più del sindaco della città capoluogo”.

“Dopo 30 anni di discussione ora c’è un Parlamento che ci ha messo sei letture, le ultime tutte con maggioranza assoluta” per approvare la riforma costituzionale “e noi scegliamo di andare a chiedere il referendum e vedere da che parte sta la gente”. Il referendum sulle riforme costituzionali, ha aggiunto il premier, definirà “una divisione forte tra un’Italia che dice sì e un’Italia”.

Renzi dal Teatro Niccolini un impegno collettivo per sostenere la riforma: “Il simbolo di quello che andiamo a fare è una gigantesca campagna casa per casa per portare gli italiani a votare, se vogliono tornare all’Italia di due anni fa o entrare nel futuro. Ho bisogno di voi e di comitati in tutta Italia”, ha detto al pubblico Renzi lanciando da Firenze “mesi di iniziative e 10mila comitati per andare casa per casa“. Secondo il premier, l’Italia con il referendum si dividerà tra chi dice “Sì alla semplificazione istituzionale e chi dice No e soltanto No. O questa partita la fate voi oppure la faccio anche da solo andando in televisione, in giro; io non mi risparmio”.

“Abbiamo fatto un grande percorso in questi due anni. Ora bisogna recuperare l’entusiasmo, la passione: lo faremo con i comitati per il sì. Abbiamo un dovere di costruire un futuro per i nostri figli e i nostri nipoti. E l’Italia che dice sì è più forte: andiamo a scovarla casa per casa”.

“Noi vinceremo il referendum – ha detto ancora Renzi – Io ne sono certo, però quello che è più importante di vincere il referendum è coinvolgere gli italiani. Io sono in prima fila perché si capisca che da questa sfida dipende il futuro delle nostre istituzioni”.

Fuori dal teatro fiorentino, nel frattempo, si teneva la protesta dei risparmiatori ai quali il premier, sulla questione delle banche, ha risposto così: “Abbiamo eliminato il meccanismo atroce e assurdo delle banche popolari, garanzie alle banche di credito cooperativo e salvato i correntisti di quelle banche che rischiavano di perdere le obbligazioni, per le quali si è provveduto a trovare soluzione” ha detto Renzi aggiungendo che “i problemi delle banche non si originano qui, ma che hanno visto intere classi dirigenti reggersi l’un l’altra. Abbiamo messo la parola fine, e adesso diciamo portiamo le banche a dare credito alle piccole imprese, alle famiglie”.

“Il governo ha risolto i problemi che altri hanno creato – ha aggiunto Renzi -. Quella delle banche è una questione molto semplice: noi sappiamo che il governo ha risolto il problema dei correntisti che altrimenti per responsabilità di altri sarebbero saltati in aria. Il governo si è preoccupato anche di dare una mano agli obbligazionisti subordinati grazie anche al lavoro dell’Unione europea. Non è un loro diritto, è un nostro tentativo di aiutare delle persone che si sono trovate in difficoltà ma che hanno comunque fatto degli investimenti che non erano degli investimenti sul conto corrente tradizionale, cioè non è che prendevano lo 0,5 o l’1%, avevano dei ritorni importanti. Noi tuttavia abbiamo messo dei denari per dare una mano anche a loro. Poi che come sempre ci siano le proteste del movimento per la casa o di altri, sarei quasi rimasto male che non ci fossero state”, ha aggiunto sorridendo prima di lasciare il teatro.

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