Mattarella, il discorso “caldo” di un presidente timido

Quirinale
epa04772797 Sergio Mattarella, President of the Republic of Italy delivers a lecture, The Case for Europe: the Italian vision, at the London School of Economics in London, Britain 28 May 2015.  EPA/FACUNDO ARRIZABALAGA

Questa sera il messaggio di fine anno, un appello alla fiducia perché il peggio è alle spalle

Un messaggio “caldo” da un Presidente, se non freddo, timido. Sergio Mattarella probabilmente si forzerà un pochino, lui uomo schivo che non ama i riflettori e la ribalta e meno che mai le leggi della telegenicità.

In queste ore, nell’immediata vigilia del primo suo messaggio di Capodanno a reti unificate, il capo dello Stato vede, rivede, scrive, riscrive, lima, aggiusta il suo discorso che andrà in tutte le case degli italiani come di consueto alle 20,30 di stasera, e lo fa con quella metodicità che gli deriva da una lunga esperienza politica, parlamentare, giuridica, professorale.

Logico quindi che il Presidente sia emozionato. Consapevole che il Paese guarda sempre al Quirinale come una indispensabile áncora di saggezza e di fiducia, entrambe quanto mai necessarie in tempi di crisi come questi. Non sono stati forse i discorsi di fine anno di Giorgio Napolitano i momenti più intensi e unitari della recente vita politica sempre squassata da contrapposizioni e inconcludenze?

Ma il peggio pare ormai alle spalle: Mattarella lo sa e sarà questo il senso profondo del suo discorso. Di qui un appello alla fiducia che proprio per questo non sarà retorica mozione degli affetti ma un obiettivo reso credibile dalla constatazione che le cose vanno almeno un pochino meglio.

Il che non significa affatto – non è certo da un uomo dello spessore intellettuale di Mattarella che ci si può aspettare un discorso elusivo dei problemi – che non bisogna essere consapevoli delle difficoltà del Paese. D’altronde, pur con la sua ormai assodata discrezione,  il capo dello Stato in questi primi mesi del settennato non ha mai mancato di far sentire la sua parola, la sua presenza, la sua vigilanza. Quando è stato il momento, Mattarella ha parlato.

È infatti un presidente molto politico, altro che, certo con uno stile molto diverso da quello del suo predecessore, o di Scalfaro o di Pertini – presidenti tirati fuori in questi giorni come presunti “modelli” – meno “interventista” nella vita politica quotidiana, meno presenzialista ma tutt’altro che disattento alle dinamiche politiche e sociali del Paese.

Poi, infine, c’è l’aspetto comunicativo di cui in parte si è detto. Per Mattarella è anche una sfida quella di vincere la partita con le telecamere e di “bucare” lo schermo.

Ma egli sa anche di avere a disposizione l’arma della non-retorica, le parole della razionalità e dell’umanità che – lo si è capito subito dopo la sua elezione – alle persone in carne e ossa piacciono molto più del politichese. E queste parole, in una location non fredda, userà Sergio Mattarella nel suo primo, importante, discorso alla Nazione.

 

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