Maroni&Salvini: presto, nascondiamo sotto al “tappeto gender” i nostri battibecchi

Lega
Roberto Maroni (L) and Matteo Salvini (R) attend at the Italian Formula One circuit in Monza, Italy, 5 September 2015. The 2015 Formula One Grand Prix of Italy will take place on 6 September 2015. ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

Ecco cosa c’è dietro alla mozione anti-gender della Lombardia e alla messa al bando di alcuni libri ritenuti pericolosi per i bambini

La scena nella mente appare nitida. In una stanza Maroni e Salvini bisticciano, si alza un gran polverone e perciò, per salvare la faccia si  prende e si nasconde tutto sotto al grande tappeto con su scritto “uniti contro la teoria gender”.

Se ci immaginiamo la scena riusciamo a capire meglio quello che è successo con l’approvazione di una mozione del consiglio regionale della Lombardia che chiede di intervenire “sulle autorità scolastiche a livello regionale e provinciale perché venganoritirati dalle scuole libri e materiali che promuovono la 
cosiddetta teoria del gender”, considerata dal centrodestra che governa al Pirellone “un pericolo per i bambini”, nonché il rispetto del “ruolo predominante dei genitori nell’educazione alla affettività dei figli e un loro coinvolgimento nelle strategie educative delle scuole lombarde”.

Una mozione che è stata presentata dalla Lega Nord e che ha registrato la contrarietà delle opposizioni, Pd, Patto Civico e M5S, che hanno parlato di “disinformazione”, di “documento ignorante e oscurantista”. La mozione, che aveva il sostegno anche della giunta Maroni, è stata approvata a scrutinio segreto.

Un tema su cui la stessa ministra dell’Istruzione Stefania Giannini era dovuta intervenire inviando una circolare alle scuole per rispondere anche in via ufficiale alle polemiche sui programmi.

CatturaStesso concetto che oggi viene ulteriormentie ribadito dal sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone che definisce la mozione “Un altro falso storico. Sì, perché forse è bene ribadirlo fino allo stremo: la teoria gender non esiste nella scuola e non esiste proprio”.

“E vi dirò di più: anche a volerci mettere il naso – aggiunge – la regione Lombardia non ha competenza in materiaTutto quello che riguarda la scuola è appannaggio di scuola e famiglia. E lo dice una legge, la 107/2015, che ha nell’autonomia il suo perno e che prevede un comma specifico – il 16 – contro le discriminazioni e le violenze”. “A questo punto – chiede Faraone – perché non mettere all’indice la Costituzione Italiana che, all’art.3 recita che tutti gli uomini sono uguali di fronte alla legge a prescindere dalle differenze?”

In effetti, basta rifletterci e appare chiaro quello che sta facendo in Lombardia il centrodestra: è il tentativo di ricompattarsi sotto la bandiera della battaglia anti-gender nascondendo così lo scontro interno tra il leader della Lega Matteo Salvini e il governatore Roberto Maroni. Un pestarsi i piedi  che rischia seriamente di travolgere anche il Pirellone e la maggioranza che lo amministra. Per questo ecco arrivare il liocorno gender cavalcato ad arte dagli esponenti leghisti.

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