Marò, perché ora l’India cercherebbe l’accordo

Mondo
I maro' Massimiliano Latorre (d) e Salvatore Girone si recano al commissariato di polizia di Chanakya Puri a New Delhi per firmare un registro, come e' previsto facciano ogni settimana durante la loro permanenza nella capitale indiana, New Dehli, 3 aprile 2013. 
ANSA/MARIA GRAZIA COGGIOLA

Il premier indiano Modi, in missione tra Bruxelles e Washington, ha bisogno di una pacificazione con l’Italia per realizzare i suoi piani

Mercoledì e giovedì si terrà una nuova udienza davanti al Tribunale arbitrale internazionale dell’Aja sul casò dei due marò. L’Italia chiederà il rientro in Italia di Salvatore Girone, dopo che già a Massimiliano Latorre è stato concesso il rimpatrio per motivi di salute, in seguito all’ictus che lo colpì nell’estate 2014.

Più che all’Aja, però, bisognerebbe puntare gli occhi su Bruxelles. Sempre mercoledì, infatti, il premier indiano Modi parteciperà a un vertice con i rappresentanti dell’Unione europea e poi volerà a Washington per il summit sulla sicurezza nucleare. Secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa Reuters, in vista di questi due appuntamenti Modi si appresterebbe ad ammorbidire la linea del suo governo nei confronti delle richieste italiane.

Il premier indiano, infatti, punta a far entrare il proprio Paese nel programma missilistico internazionale Missile technology control regime (Mtcr). L’ingresso, però, era stato bloccato lo scorso anno proprio dall’Italia, che mise il veto proprio a causa della controversia sui due marò.

Dichiarazioni concilianti sono arrivate oggi da un funzionario del ministero degli Esteri indiano, che ha sottolineato come “abbiamo sempre desiderato avere relazioni forti con l’Italia” che viene considerata “come un partner chiave all’interno dell’Unione europea”.

Vedi anche

Altri articoli