Marino, l’ora delle decisioni. Ma lui inaugura cantieri

Roma
The resigning mayor of Rome, Ignazio Marino, during the press conference in the hall of Protomoteca in Campidoglio. "I am not investigated" he said, Rome, 20 October 2015. ANSA/ ANGELO CARCONI

Intanto il sindaco inaugura cantieri: “Siamo una giunta che lavora”

L’intenzione di voler fare dietrofront è nell’aria da un po’, ma per ora resta aria. Di fatto Ignazio Marino non ha ancora fatto la sua mossa, a una settimana dall’effettiva entrata in vigore delle dimissioni.

Il sindaco ha promesso, a chi domenica era in piazza del Campidoglio per sostenerlo, di lottare fino alla fine per restare in Campidoglio (quel “non vi deluderò”, scandito tre volte)  ma ancora non ha chiarito come. Sono ore di riflessione, di conciliaboli, forse anche di sfoghi con chi gli sta vicino.

Non ha naturalmente risposto alle domande dei giornalisti che oggi, all’apertura di un cantiere nel quartiere Fidene (“Siamo una giunta che lavora”), gli chiedevano cosa intendesse fare.

I canali con il Pd e con palazzo Chigi sono interrotti da giorni, e la speranza del sindaco di un chiarimento con il premier Matteo Renzi sembra destinata a restare delusa: eppure Marino spera ancora di poter giocare la carta di un colloquio con il presidente del Consiglio prima di effettuare l’ultima mossa, il ritiro delle dimissioni.

Se invece il sindaco optasse per portare la crisi in consiglio comunale si prenderebbe il rischio di andare incontro ad un’umiliazione politica: in consiglio, infatti, si sta lavorando alle dimissioni collettive per mandarlo a casa. Le hanno annunciate, oltre ai rappresentanti del Pd, anche la Lista Marchini, Fratelli d’Italia, Ncd, Forza Italia.

Insomma, tutti tranne il Movimento 5 Stelle, che ha comunque presentato una mozione di sfiducia per questi due anni di amministrazione Marino, e che a quanto pare non sarebbe indisponibile a unire i suoi voti a quelli del Pd (non è chiaro se su una mozione comune): “Il sindaco deve confermare le sue dimissioni – dice Marcello De Vito a Unità.tv -, se si dovesse rimangiare la parola porteremo in aula la nostra mozione già depositata. E se ci saranno altre mozioni le valuteremo”. C’è infine Sel che aspetta che il sindaco arrivi in aula. Un’aula che al momento non è stata nemmeno convocata.

La strada dunque sembra politicamente segnata: o dimissioni dei consiglieri o una mozione di sfiducia, in entrambi i casi Marino non ha più i numeri dalla sua parte.

Resta da capire quale sia la sua prospettiva: costruirsi un’immagine da vittima del potere dei partiti (anzi: di un partito, il Pd) mentre la sua legittimazione viene direttamente dal popolo. E su questa base porre le premesse per una “ridiscesa in campo” quando sarà il momento – le primarie, le elezioni comunali – sempre indossando i panni del “marziano” che nulla ha a che fare con il sistema politico tradizionale. Funzionerà?

Ma prima di tutto, deve decidere, ora, il da farsi. L’unica certezza è che Marino è sempre più solo nel Palazzo Senatorio e il 2 novembre si avvicina.

 

 

 

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