Marco, il lottatore gandhiano che ci ha insegnato ad essere liberi

Politica
In una foto di archivio Ansa del 4 luglio 1975, Marco Pannella in aula di tribunale a Roma per essere processato come imputato di vilipendio al governo e di istigazione a commettere un reato. ANSA

Sapeva attrarre i giovani senza eccitarli alla contestazione violenta. Ancora oggi continua a parlarci di diritti civili, individuali e collettivi

Una volta Arrigo Benedetti, mitico fondatore de “l’Espresso”, radicale ai tempi di Mario Pannunzio, si chiede chi mai sia, Marco Pannella: «Che hai? Che vuoi?». Lo ricorda «alto, tutto spalle, esile, gli occhi vellutati, la voce calda, i capelli lisci e lunghi ricadenti sulla fronte, non si sapeva spiegare. Radicale anche lui, certo, com’erano definiti i liberali di sinistra e i superstiti del Partito d’Azione; però aveva un suo assillo segreto…». Si aggira nella redazione del “Mondo” di Pannunzio in via Campo Marzio a Roma, Pannella. Benedetti e gli altri lo osservano incuriositi: «Il suo attivismo, il suo esser sempre pronto a correre dove fosse rischio e passione, la smania d’eccitare le sinistre a impegni ‘liberali’, attraeva e impensieriva. Vuoi fare carriera? Un posto alla RAI-TV? Hai sbagliato uscio, Marco; batti altrove…».

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