Marc Bolan, non solo glam rock e lustrini

Musica
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Il 16 Settembre del 1977 moriva il padre del glam rock, ma anche l’artista che seppe rompere con la musica del passato, il degno rivale di David Bowie e l’ispiratore di alcuni importanti musicisti odierni

Coincidenze Magiche

Marck Feld, questo il vero nome di Marc Bolan, nasce nel 1947 a Londra e la sua storia, sin dagli inizi, è contraddistinta da una serie di indizi, coincidenze, casualità, che le conferiscono una sorta di luce magica, affine a quella che avrebbe illuminato il mondo del cantante, fatto di suggestioni fantastiche, derive romantiche e passione per l’esoterico.

Durante l’infanzia gli viene regalata la prima chitarra e poco dopo entra a far parte di una band di bambini (come bassista) la cui cantante, Helen Shapiro, sarebbe diventata famosa di lì a poco (con qualche anno di vantaggio rispetto a Bolan).
La sua primissima formazione musicale avviene a cavallo tra gli anni ’50 e ’60, ascoltando i padri del rock’n’roll: da Elvis Presley a Chuck Berry, e la leggenda racconta che pochi mesi prima della morte dell’idolo del rockabilly americano Eddie Cochran, Bolan lo avesse incontrato, aspettandolo alla fine di un concerto londinese per rendergli omaggio. Era il 1960, Cochran sarebbe morto in un incidente stradale, proprio come Bolan 17 anni più tardi.
Il suo esordio discografico avviene a 18 anni, nel 1965, intanto i Beatles e Bob Dylan sorprendono il mondo con le loro canzoni; Marc Bolan ne subisce il fascino e scalpita per lasciare la sua impronta: nel brano di stampo dylaniano The Wizard c’è l’inizio di un percorso che dal folk arriverà alla psichedelica acustica, per approdare al glam – o glitter rock – nella forma in cui lo conosciamo  oggi.

 

David Bowie

Pescando dai luoghi comuni della storiografia rock, c’è questa narrazione che vuole David Bowie e Marc Bolan come due facce opposte ma complementari di un unico astro: il secondo ombra del primo, lato oscuro della luna in contrapposizione al volto splendente del Duca Bianco.
In realtà le loro storie si intersecano per un periodo, ma i percorsi dei due artisti risultano combaciare, a livello estetico e musicale, solo per alcuni anni; quelli in cui, nei primi ’70, un certo rock teatrale, diretto e in contrapposizione agli stilemi del passato, s’impone sulla scena creando terreno fertile per il punk e la new wave che sarebbero arrivati sul finire del decennio.

Di vero c’è che tra i due si sviluppa un’amicizia alimentata da una forte competizione. Si incontrano per la prima volta nell’ufficio di un talent scout a metà anni sessanta, quando Bowie non ha nemmeno 18 anni e si fa chiamare David Jones, mentre Bolan, all’epoca ancora Mark Feld, ne ha quasi 17. I due prendono a frequentarsi regolarmente, incontrandosi in un caffè nel quartiere di Soho chiamato La Gioconda.

Entrambi sotto l’egida del produttore Tony Visconti, stimolati ognuno a superare i propri limiti, sul finire degli anni sessanta sfornano dischi importanti. Nel 1969 esce Unicorn, tra i più apprezzati album dell’allora duo Tyrannosaurus Rex e nello stesso periodo vede la luce Space Oddity di Bowie.

I due si incontrano l’ultima volta durante lo show televisivo del 1977 Marc, basato su performance live di band glam e proto punk – in quella stagione del programma si esibiscono, tra gli altri, anche i the Jam di Paul Weller e I Boomtown Rats di Bob Geldof – la cui conduzione è affidata proprio a Marc Bolan.

 

Glam versus Hippie

È nel solco di un folk acustico venato di psichedelica e da un afflato lirico favolistico ed esoterico, che Marc Bolan dà alle stampe alcuni dei suoi lavori migliori. In coppia con il batterista Steve Turner, con il quale si trova, più per necessità che per scelta, ad allestire un duo acustico in cui lui suona la chitarra e Turner le percussioni, il Nostro incide 3 dischi che precedono la svolta glam. Sono lavori che catturano l’attenzione del dj John Peel – un grande fan della prima ora del gruppo – garantendo al duo una rilevante copertura sulla radio della BBC; nel suono diretto dei Tyrannosaurus Rex, confezionato dalla produzione casalinga di Tony Visconti, echeggia lo spirito di Syd Barret, verso il quale Bolan nutre un’autentica venerazione; inoltre lo straniante miscuglio acustico che informa quei brani, riascoltato oggi, rivela una forte contemporaneità, quasi ad anticipare di trent’anni il suono di certo folk rock alternativo alla Devendra Banhart, o “storto” alla Mac DeMarco.

Ma è il pubblico che si appassiona alla sua musica a non convincere Bolan: in prevalenza hippie che sentono un forte legame con le sonorità sincere e senza fronzoli di quei lavori. Lo stesso audience che abbandona il cantante, tacciandolo di “corruzione artistica”, quando questi riprende in mano la chitarra elettrica per virare verso una forma più energetica e melodica di rock’n’roll.

Secondo il critico musicale Simon Reynolds, del quale sta per uscire a novembre il libro sul glam dal titolo Shock and Awe, il cosiddetto glitter rock “celebra l’artificio e l’illusione sopra ai concetti di verità e autenticità professati dagli hippie”: ed è proprio come reazione di rigetto alla musica del passato, alla sua sofisticazione e al suo sterile idealismo, che i T. Rex (dopo aver abbreviato il nome come fu suggerito loro da Tony Visconti) accendono la vorticosa e colorata giostra del glam rock, tutto chitarre, lustrini e melodie appiccicose.

Nei primi anni settanta Bolan diventa l’idolo delle ragazzine, e comincia la sua rapida china autodistruttiva, tra droghe, crisi personali ed eccessi alimentari.
Morirà il 16 Settembre del 1977, non ancora trentenne, a bordo di una Mini guidata dalla sua compagna Gloria Jones, cantante famosa per aver portato al successo il brano Tainted Love (composto da Ed Cobb e reso un tormentone negli anni ottanta dai Soft Cell). All’epoca Bowie si era liberato del glam già da alcuni anni, mentre i T.Rex continuavano a ristagnare nelle acque ormai paludose dei cliché di genere; questo fatto ha contribuito in parte ad appiattire, nell’immaginario popolare, il profilo di Marc Bolan su un orizzonte sonoro monodimensionale: un abito che gli va stretto come le tutine aderenti che usava portare negli anni migliori.

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