Manovra, welfare familiare: 150 euro al mese per ogni figlio

Economia
welfare-familiare

È l’obiettivo del governo, ma per l’anno prossimo si prepara solo un primo segnale

«Il tema dell’aumento dell’Iva è scongiurato, ma il punto non è questo, è intervenire sul quoziente familiare. Ci stiamo lavorando, ci sarà un segnale in questa legge di stabilità ma sarà poco più che un segnale, nel 2018 ci sarà un intervento più complessivo». Con queste parole Matteo Renzi ha aperto il dossier sulla famiglia, in vista della legge di Stabilità. Per una parte della maggioranza l’obiettivo resta il quoziente familiare, cioè il sistema fiscale utilizzato in Francia che ha come reddito di riferimento quello di tutto il nucleo familiare, diviso per ciascun componenti, figli compresi. In Italia per passare al modello francese si dovrebbero avere margini di bilancio molto ampi: le stime dei costi vanno dai 20 ai 35 miliardi.

Ma il governo pensa comunque di iniettare «un po’ di Francia» nel sistema italiano, attraverso misure destinate al nucleo familiare. In particolare si lavora a un sostegno per i figli, che unifichi e riordini tutti gli strumenti attualmente in vigore (per lo più detrazioni), spesso poco chiari e contraddittori. Se non addirittura ingiusti, visto che gli incapienti (cioè quelli che non pagano le tasse per redditi bassi) non ricevono nulla, così come quelli che non hanno un contratto di tipo subordinato o parasubordinato.

Secondo alcune fonti il governo avrebbe intenzione di destinare tra i 500 milioni e il miliardo nella prossima manovra a questo nuovo tipo di strumento, che ha il carattere dell’universalità. I «paletti» per definire l’intervento intervento sarebbero un Isee sotto una certa soglia (da definire) e il secondo figlio. Insomma, resterebbero esclusi per ora i figli unici. Un modello da prendere a riferimento è quello contenuto nel disegno di legge presentato in Senato dal senatore Pd Stefano Lepri e oggi all’esame della commissione Finanze. Il progetto punta a superare l’attuale situazione di frammentazione, e i suoi aspetti di iniquità. Oggi infatti lo Stato spende circa 19 miliardi per diverse tipologie di aiuti. Circa 6,5 miliardi sono destinati agli assegni familiari, limitati quindi a chi ha un rapporto di lavoro dipendente. Le detrazioni per minori a carico costano circa 10,5 miliardi, ma non copre anche gli incapienti, poi c’è l’assegno ai nuclei familiari con tre figli minori a carico, che vale 800 milioni, a cui va aggiunto il bonus bebè, valido per tre anni. Molti rivoli di spesa, che non danno certezze alle coppie. «C’è bisogno di una riforma strutturale, che semplifichi il sistema – dichiara Lepri – Dare certezze alle coppie significa anche recuperare la bassa natalità». Quello che convince i tecnici è l’universalità della proposta, che ricalca i modelli più frequenti in Europa.

Con l’apertura sul welfare familiare l’esecutivo recupera molti alleati di centro, e anche quelli della minoranza dem. Ieri Roberto Speranza ha chiesto ai democrats «di inserire nella risoluzione sul Def (che sarà votata mercoledì prossimo) due questioni di fondo. Gli investimenti e le questioni sociali che toccano la vita degli italiani». Contemporaneamente Maurizio Lupi (Area popolare) ha iniziato il pressing chiedendo più di un segnale sulla famiglia.

Accanto all’intervento per i figli, comparirà anche il nuovo strumento contro la povertà (reddito di inclusione attiva), che dovrebbe arrivare a una dotazione complessiva di un miliardo e mezzo sommando i 750 milioni già stanziati a finanze fresche. «La povertà si batte anche con un nuovo piano casa», ha dichiarato Riccardo Nencini, vice Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. Tra le proposte presentate dal ministero per la legge di Stabilità, compaiono il rifinanziamento del fondo affitti, il bonus energetico e il bonus mobili per tutte le coppie. Senza dimenticare gli interventi antisismici, l’abbatti – mento della tassazione per chi acquista abitazioni di classe energetica alta, 700 milioni di euro per recuperare almeno 25.000 alloggi di edilizia residenziale pubblica e l’estensione della cedolare secca.

Vedi anche

Altri articoli