Manovra, quando le critiche sono puramente “politiche”

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Chi ha criticato la manovra ha fatto leva soprattutto sul piano strumentale senza entrare nel merito

Come ogni manovra finanziaria che si rispetti, anche quella approvata ieri dal Consiglio dei ministri non può che generare il solito tam tam politico, oltre che economico. Se da un lato c’è chi ne apprezza i contenuti, come Confcommercio, Confindustria, alcuni sindacati, i dipendenti pubblici, i pensionati e altri soggetti politici, dall’altro non potevano mancare gli insoddisfatti. Chi ha criticato la manovra ha fatto leva sostanzialmente su tre principali questioni.

La prima critica riguarda le risorse messe a disposizione le quali, secondo Forza Italia, “sono state distribuite a pioggia e senza alcuna strategia”. Anche Gianni del Vecchio, vicedirettore de lHuffington Post, parla di “nessuno shock, nessuna ideona” e ritira fuori la metafora del “cacciavite”, quando i presidenti del consiglio da Monti a Letta “andavano ripetendo che per far ripartire il paese era meglio concentrarsi su tanti piccoli interventi che mettere tutte le (pochissime) risorse su un solo tavolo”.

Ma su questo aspetto il premier è stato piuttosto chiaro. “È la quarta manovra, le tre di stabilità più gli 80 euro – ha spiegato ieri in conferenza stampa – e credo che sia chiaro il disegno che ne esce fuori unendo i puntini, come nella settimana enigmistica”. E al di là dei giudizi di parte, non si può certo negare che l’esecutivo stia rispettando il piano 2016-2018 di riduzione delle tasse annunciato l’anno scorso all’Expo. La prima mossa è stata il tentativo di rilanciare i consumi con gli 80 euro; poi si è puntato alla creazione di posti di lavoro con gli sgravi contributivi e con il Jobs Act e, infine, si è alleggerito il carico fiscale sugli immobili con l’eliminazione dell’imposta sulla prima casa.

Il piano di politica economica è stato ribadito più volte da Palazzo Chigi: diminuire il carico fiscale e aumentare gli investimenti, con un’attenzione al sociale. Un modello espansivo sicuramente più vicino allo stile obamiano che non al rigore dominante nel Vecchio continente. Non a caso la manovra appena licenziata prosegue su questa strada con la riduzione del carico tributario alle imprese (Ires al 24%) e con l’aumento degli investimenti grazie al piano “Industria 4.0”.

E se finora i risultati non sono stati ancora ottimali per la nostra economia – è lo stesso governo a riconoscerlo per primo – è forse riduttivo dire che ciò non accade perché dietro non c’è una strategia o un”ideona”, giusto per citare il termine usato dal vicedirettore dell’Huffington post.

Il secondo livello di critica è squisitamente politico e allontana l’attenzione dal merito. Si parla di “briciole sparse per raccattare il Sì al referendum” e di “manovra dal sapore elettorale”. Ma se davvero questa legge di Bilancio accontentasse la maggior parte degli italiani, che male ci sarebbe? Provando a cambiare prospettiva, ci chiediamo come avrebbero reagito molti opinionisti o il fronte delle opposizioni se si fossero trascurati gli interventi sulle pensioni e sul sociale. Insomma, si chiede al governo di trovare più risorse per la sanità e poi, quando vengono trovate, lo si accusa di agire per fini elettorali.

È forse azzardato, dunque, ipotizzare che chi lega la manovra al referendum lo faccia soltanto con il malcelato intento di danneggiare l’azione politica del governo? Un terreno sul quale è entrato a gamba tesa anche l’ex premier Massimo D’Alema il quale, intervistato da Lucia Annunziata, ha definito la finanziaria “abbastanza elettorale”.

Inoltre risulta stilisticamente poco elegante – per non dire incoerente – se a legare referendum con le questioni di governo, senza parlare di contenuti, sono le stesse persone che fino a ieri criticavano la “personalizzazione” del premier sulla riforma costituzionale.

Oggi lo stesso Renzi ha provato a restare sul merito con una serie di tweet, tentando di comunicare i risultati dei suoi sforzi: “Per me è utile discutere nel merito. C’è chi sa solo criticare, dire sempre no a tutto. E chi #passodopopasso invece ci prova”. E intervistato dal Tg1 ha aggiunto: “Io spero, penso e credo che quando arriveremo in Parlamento si possa discutere sui singoli punti e anche le opposizioni diano il loro consenso almeno sulla sanità e sulle pensioni”.

La terza polemica riguarda le coperture “farlocche e possibili solo grazie alla stampella di Bruxelles”, come le definisce Forza Italia. Coperture che in realtà ci sono, ribadisce il premier (lo fa anche su Facebook). C’è infine un punto che riguarda proprio le risorse e che in pochi evidenziano, ovvero la capacità del premier di trovarle. Se assieme al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan non avesse portato avanti in Europa la battaglia della flessibilità l’anno scorso, e delle circostanze eccezionali quest’anno, quei fondi di cui oggi le opposizioni criticano così duramente l’utilizzo non ci nemmeno sarebbero stati.

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