Manovra da 26,5 miliardi. Extradeficit per spese eccezionali

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Il presidente del Consiglio Matteo Renzi (D) con il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan durante la conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri sulla legge di bilancio, Roma, 15 ottobre 2016. ANSA/ANGELO CARCONI

Chiude Equitalia, no aumenti Iva, canone Rai a 90 euro. Alle pensioni 7 miliardi

Il Consiglio dei ministri vara il bilancio per il 2017 e un decreto fiscale con l’eliminazione di Equitalia e la “rottamazione” delle cartelle esattoriali. All’ultimo round la manovra per il 2017 sale a 26,5 miliardi, il Pil è confermato all’1% e il deficit lievita a 2,3% del Pil, con circa 5,4 miliardi in più di spesa per eventi eccezionali, ovvero migranti e terremoto.

Come da indiscrezioni della vigilia, l’Italia “anticipa” le decisioni di Bruxelles e inserisce già nella legge le maggiori spese. «All’inizio della prossima settimana invieremo il Draft Budgetary Plan alla Commissione – spiega il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan – la Commissione fornirà il suo giudizio in un paio di settimane. I Rapporti sono sempre molto fruttuosi, se ci sono problemi cerchiamo di vederli prima piuttosto che dopo ». La legge di Bilancio conferma l’impegno a sterilizzare gli aumenti Iva, con una spesa di 15,1 miliardi. Inoltre il canone Rai scenderà l’anno prossimo da 100 a 90 euro, come già preannunciato.

L’impostazione della legge prevede sei diversi capitoli. Il primo riguarda la competitività, e contiene il «pacchetto» Industria 4.0 con una dotazione di 20 miliardi in 7 anni, 2,5 a valere sul 2017. Il messaggio agli imprenditori è quello di investire, investire, investire, anche con l’aiuto di sgravi speciali (come l’iperammortamento al 250% per i prodotti Industria 4.0) che puntano a rinforzare la crescita.

Un altro miliardo è destinato al fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, che può sviluppare 25 miliardi di credito. Si conferma poi il taglio di 3 punti dell’aliquota Ires (già inserito nei conti), cioè dal 27% al 24. Per le società di persone, che oggi devono pagare l’Irpef, si prevede la creazione della nuova Iri, imposta sul reddito imprenditoriale, fissata al 25%. Il secondo capitolo riguarda le pensioni, e contiene i risultati del confronto con i sindacati, ovvero quattordicesime, no tax area, cumulo gratuito e Ape social.

Il bilancio complessivo dell’operazione è di 7 miliardi in tre anni. Nel 2017 la spesa sarà di 1,9 miliardi, che passano a 2,5 nel 2018 e 2,7 nel 2019. Per la sanità si conferma la cifra prevista dal Patto per la salute: 113 miliardi. Nessun taglio, anzi un aumento di due miliardi. La destinazione di queste maggiori risorse è per la cura dell’epatite C, le medicine oncologiche, l’assunzione di medici e infermieri.

Quanto al welfare, si stanziano 50 milioni per la non autosufficienza e 500 milioni nel fondo povertà, che dovrà prevedere il sostegno di inclusione attiva. Passando al capitolo investimenti pubblici, si stanziano 4,5 miliardi per il Piano Casa Italia, mentre arriva la riconferma e il rafforzamento degli ecobonus (con una dote di 3 miliardi), che andranno anche ai condomini e agli alberghi. Dallo stesso fondo si attingerà per l’edilizia scolastica.

Complessivamente gli investimenti pubblici arriveranno a 12 miliardi in tre anni (2 nel 2017, 4 l’anno successivo e 6 nel 2019). Un miliardo è destinato alla scuola, con un contributo specifico per le materne paritarie. Oltre a un capitolo cultura (con interventi per musei e cinema), c’è un importante capitolo agricoltura, con l’abolizione dell’Irpef agricola e la totale decontribuzione per gli agricoltori under 40 che aprono un’impresa. Il pacchetto vale 1,3 miliardi. Per l’immigrazione, come si è detto, si spende lo 0,2% del Pil fuori dal Patto. In questa sezione è previsto anche un intervento in favore dei Comuni che ospitano migranti, in segno di risarcimento per le comunità che accolgono gli stranieri.

«L’Italia – ha ricordato Padoan – è stato l’unico paese europeo a sostenere lo sforzo dell’immigrazione ed è arrivato il momento di rivendicare questo lavoro anche dal punto di vista delle risorse. Obiettivi comuni devono avere finanziamenti comuni». Infine, la pubblica amministrazione che ha una dotazione complessiva di 1,9 miliardi, per il rinnovo contrattuale, per le forze armate, la polizia e le nuove assunzioni.

Le risorse arrivano in buona parte dalla revisione della spesa, che sale di un miliardo rispetto a quanto stimato da Padoan nell’ultima audizione, passando a 3,3 miliardi, con una sforbiciata alle spese per beni e servizi nella sanità di 1,2 miliardi. Altri due miliardi sono attesi dall’estensione della «voluntary disclosure» di un altro anno. Una «tesoretto» di 4 miliardi sarebbe stimato con l’operazione Equitalia. In sostanza, pur scontando gli interessi di mora e le penalità, si chiederebbe ai contribuenti di pagare le cartelle. Per la verità è ancora poco chiaro se i 4 miliardi sono una maggiore entrata, visto che gli incassi delle cartelle erano già previsti nei conti.

Due miliardi dovrebbero ricavarsi dagli avanzi di bilancio dell’anno precedente, con un effetto trascinamento. Per quanto riguarda Equitalia, le sue funzioni verranno incorporate nell’agenzia delle Entrate, che adotterà sistemi più «friendly» nei confronti di chi commette irregolarità fis cali. Ora partirà il confronto in Europa e  contemporaneamente l’esame parlamentare.

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