Manifesto, a Roma il festival dell’elettronica “made in Italy”

Musica
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Si terrà dall’8 al 10 aprile, al Monk di Roma, la rassegna musicale che vedrà alternarsi sul palco alcuni dei migliori producer e musicisti elettronici italiani

Manifesto – We Are The Music Makers è la prima edizione del festival musicale che si terrà dall’8 all’11 aprile al Monk di Roma. Tre serate dedicate all’elettronica e alla sperimentazioni, con l’intento di dare voce ai suoni che incarnano la nostra contemporaneità. Stando quanto dicono gli organizzatori: “l’obiettivo non è quello di descrivere una scena ma piuttosto di raccontare linguaggi che amano innestarsi su altri linguaggi, visioni che si ritrovano a dialogare con il passato e il contemporaneo, suoni made in Italy con la vocazione a sconfinare oltre ogni coordinata spaziale”. Il festival ospiterà esclusivamente producer e musicisti italiani di richiamo internazionale, che si alterneranno sul palco nel corso di tre serate; a completare la rassegna ci saranno mostre, incontri e dj set.

Elettronica e sperimentazione sembrano essere concetti sempre più centrali nelle musiche contemporanee, come quello di producer; definizione che nel gergo odierno sembra rappresentare un’ evoluzione del termine musicista: colui che crea musica non solo suonando, ma potendo disporre di strumenti della tecnologia (per esempio, programmando suoni tramite il computer).

Il programma del festival è molto vario: si va dall’elettronica del salentino JOLLY MARE, da poco uscito con un album, Mechanics, molto apprezzato dalla critica, ai suoni ancestrali del percussionista siciliano Alfio Antico, passando per il producer leccese Populous.

“L’elettronica ha permesso di esprimermi quando non riuscivo a trovare nessuno che condividesse i miei stessi gusti – ci dice l’artista pugliese- puoi realizzare un album intero usando l’elettronica, cosa che sarebbe ben più complicata se si trattasse di suonare realmente tutti gli strumenti. A meno che tu non sia Prince. Per cui i computer e le macchine da un lato hanno reso tutto più democratico (e questo è un bene), mentre dall’altro hanno fatto si che proliferasse molta più musica di merda (e questo non va tanto bene)”.

Populous ci spiega in che modo secondo lui la fase della produzione musicale sia stata cruciale in tutte le epoche storiche: “la sperimentazione elettronica in fase produttiva è il plus-valore di una buona canzone. Mi spiego meglio: se “Revolver” dei Beatles non avesse avuto quella produzione spaziale e creativa di Gearge Martin sarebbe stato comunque un ottimo disco, ma non sarebbe stato “Revolver”. Per citare qualcosa di più recente potrei fare l’esempio di “Ok Computer” (il titolo sarà un caso?). Che disco sarebbe stato senza l’apporto di Nigel Godrich? Insomma, in musica è stato già detto tutto (melodicamente e armonicamente parlando) ed essere creativi e sperimentare coi suoni è ciò che può tenerla viva”-

Un altro nome molto atteso all’interno della rassegna è quello dei Sorge, di Emidio Clementi, voce della storica band Massimo Volume, e Marco Caldera, produttore, musicista e tecnico del suono: “Credo che l’elettronica oggi si stia imponendo non solo per la sua cifra stilistica, ormai riconosciuta e apprezzata. – ci dice Clementi – Diventa popolare, così come la figura del producer, in quanto i mezzi primari per realizzarla, i computer, sono ormai alla portata di chiunque. E grazie a questi mezzi chiunque può realizzare un disco senza grossi budget a disposizione. Ad esempio, registrare una sezione di archi o un pianoforte acustico darà sempre un risultato migliore dei loro omologhi sintetici, ma il lavoro di un producer autarchico, trasforma questo limite in opportunità, come spesso accade in arte. Questo è il genere di sperimentazione che preferisco e, in quanto necessaria, la trovo ancora più preziosa. Di sicuro ha portato a un cambiamento progressivo nella figura del producer. Il virtuosismo o l’abilità specifica su uno strumento spesso cedono il passo alla capacità di saper utilizzare l’infinita possibilità cromatica dei suoni, al governare i vari tipi di macchine. A me tutto questo piace perché mi parla del presente”.

 

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