Manifestazione a rischio flop? Salvini “chiama” il soccorso antagonista

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La manifestazione di domenica rischia di non avere l’impatto sperato dal leader leghista. Ma a “salvarla” potrebbero essere la pesanti contestazioni previste…

“Le contestazioni ci stanno in democrazia. Però quando uno comincia a mettersi il passamontagna e a sfasciare tutto, passa dalla contestazione alla delinquenza e quindi il suo posto è la galera, non la piazza”. Sarà la sfortunata coincidenza con l’evento motociclistico più seguito della storia, sarà la scelta infelice dello slogan che ha servito su un piatto d’argento la possibilità a Matteo Renzi di ironizzare sui “bla-bla-block”, sarà la monopolizzazione della vigilia da parte del Berlusconi sì Berlusconi no, ma la manifestazione della Lega in programma domenica a Bologna rischia di non avere l’effetto mediatico sperato da Matteo Salvini.

Così il leader del Carroccio prova a concentrare l’attenzione su un grande classico della sua storia politica: lo scontro tra estremisti. Sembra quasi invocarli Salvini: “Mi spiace (???) che ci saranno 2.500 uomini delle forze dell’ordine che invece di inseguire gli spacciatori saranno impiegati a tenere a bada qualche centinaio di poveretti antidemocratici, che comunque saranno tenuti a debita distanza”. Gli dà manforte il capogruppo leghista in Regione, quell’Alan Fabbri passato agli onori della cronaca per essere stato il primo candidato alla presidenza di una regione ad aver omesso il suo visto dai manifesti elettorali per lasciare spazio a quello del capo: “Sembra una zona di guerra quella che si sta preparando per domenica, ma al di là di quattro zecche non ci saranno contatti con i manifestanti“.

Una tecnica già vista: la volontà di provocare le frange più estreme e intransigenti dei collettivi studenteschi e dei centri sociali è evidente. D’altronde, dicevamo, Salvini ha fatto di tutto ciò una costante della sua folgorante carriera politica. Proprio in Emilia, da Bologna a Imola, il “felpato” ha sfidato più volte il movimento. La più clamorosa è stata la visita improvvisata (non era stata avvisata neppure la polizia) al campo profughi di via Erbosa, dove Salvini venne “accolto” dagli antagonisti che lo aggredirono, rompendogli il vetro del finestrino della macchina, e lo costrinsero alla fuga. Succedeva esattamente un anno fa. Ci marciò per mesi.

Anche in questo caso, davanti alla possibilità di un fallimento della manifestazione convocata per “bloccare l’Italia”, proprio in un momento storico in cui l’Italia ha bisogno di tutto tranne che di essere bloccata, il Matteo (ex) padano si aggrappa al soccorso estremista. E in città la tensione sale: oggi si è svolto il primo corteo anti-Salvini per le vie del quartiere universitario, la facoltà di Lettere è occupata dai collettivi, in seduta permanente “per preparare al meglio la difesa della città”, l’appuntamento è per l’8 novembre a Ponte Stalingrado “per difendere Bologna dall’invasione leghista”.

Parole che, al di là delle dichiarazioni di facciata, suonano come musica alle orecchie dello scaltro segretario della Lega. Il quale ha fatto dell’estremismo verbale una delle caratteristiche fondamentali del suo personaggio e quindi ha bisogno come il pane di ripulire la sua immagine e il suo messaggio politico attraverso le ormai consuete controffensive vittimistiche. Inutile dire che la cosa migliore sarebbe evitare di fornirgli il materiale per metterle in atto, queste controffensive. Forse l’indifferenza sarebbe il modo migliore per “difendere la città”.

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