Ma Renzi non chiede scusa, nessuna subalternità alle procure

Caso Azzollini
Ingresso principale del Tribunale di Roma, 10 aprile 2015. 
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

L’unica cosa importante è il libero convincimento basato sull’esame delle carte. E in casi controversi, libertà di voto.

Matteo Renzi rivendica il voto del Pd che ha negato gli arresti domiciliari al senatore Antonio Azzollini. “E’ un segno di maturità”. Perché – è il suo discorso – quando si deve decidere se negare la libertà a qualcuno l’unica cosa giusta da fare è esaminare le carte. E molti senatori del Pd non hanno trovato nella richiesta dei magistrati elementi sufficienti a concedere l’autorizzazione agli arresti. “Ho molta fiducia nei senatori. Non si sta parlando del bar dello sport. Qui si sta parlando della libertà o della privazione della libertà di una persona. E poi: “I senatori non sono passacarte della procura di Trani”, ha detto il premier con una frase particolarmente secca.

Renzi, che dice di non aver letto le carte e pertanto di non avere un’opinione in merito, ha preso una posizione diversa da quella dei due vicesegretari, Debora Serracchiani e Lorenzo Guerini, la prima favorevole e il secondo contrario alla richiesta di Trani.

Come si ricorderà, la Serracchiani aveva preso le distanze dalla decisione del Senato e dal comportamento seguito dal Pd.

Ed è anche un modo di rispondere a Pier Luigi Bersani, che aveva lamentato l’assenza di una indicazione di partito. “La libertà di una persona non è una questione di partito”, ha detto oggi Renzi.

Al di là delle polemiche, oggi il premier-segretario ha in sostanza illustrato una “dottrina” in parte nuova: nessuna subalternità alle procure, esame delle carte, libero convincimento. E in casi particolarmente controversi, piena libertà di voto.

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