Ma quale Verdini, c’è mezza Sel

Governo
Dario Stefàno

Mentre tutti disquisiscono sulla presunta campagna acquisti di Renzi nel campo della destra,c’è chi a sinistra si dice “a disagio” perché il suo partito litiga troppo col Pd

Sorpresa di fine agosto: la maggioranza di governo fa conquiste. Sta arrivando Verdini? No? Allora Bondi e consorte? No? Ah, quindi è Alfano che ha chiesto la tessera del Pd? E almeno Cicchitto, che da giovane era socialista, sta arrivando? No, no e no. Mentre tutti disquisiscono sulla presunta campagna acquisti di Renzi nel campo della destra, uno apre Repubblica e trova un’intervista di un importante parlamentare (senatore, di questi tempo vale doppio) che si dice “a disagio” perché il suo partito litiga troppo col Pd. È Dario Stefàno, il suo partito è Sel. È sempre stato molto in sintonia con Vendola ma oggi non riconosce più il suo (ex) leader che guarda un po’ troppo a gente come De Magistris, per dire, avendo rinunciato a stare dentro il percorso del centrosinistra a trazione renziana.

Peraltro Stefàno annuncia di non essere solo lui a vivere questo disagio: «Diversi colleghi condividono la mia posizione, molti militanti mi chiedono ‘dove andiamo?’, e penso che anche i sindaci di Cagliari e Genova potrebbero condividere questa mia politica». Nulla sappiamo di cosa pensino Zedda e Doria mentre è noto che il più importante esponente di quell’area “arancione”, Pisapia, ha nel dna politico la ricerca dell’unità del mondo progressista. Sono cose da tenere a mente. È un segno di come le teorie sul leggendario Partito della Nazione, che nella vulgata sarebbe una specie di nuova Balena sbuffante aliti renzisti e berlusconiani insieme, debbano quanto meno aggiornarsi, per esempio tenendo conto che anche a sinistra del Pd qualcosa si può muovere a difesa di un nuovo progetto di centrosinistra e non contro di esso. Che è invece l’idea di Fassina e Landini, operazione che Stefàno liquida come «di ceto politico», un’idea sull’altare della quale prima o poi Vendola immolerà la sua Sel e che ancora una volta porterà un pezzo di elettorato di sinistra sostanzialmente fuori dalla battaglia per il governo del Paese. Come Rifondazione comunista, mille volte peggio. Ma la cosa veramente divertente è che il vecchio Denis corre il rischio di suonare il piffero a vuoto, mentre le cose corrono, piccoli segnali lampeggiano anche a sinistra, più veloci delle analisi giornalistiche e delle tattiche della vecchia politica

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