Ma non è che in tv il Sì va meglio del No? L’effetto Zagrebelsky

Referendum
Il premier Matteo Renzi (s) con Gustavo Zagrebelsky (d) in occasione della trasmissione televisiva 'Sì o No', condotta da Enrico Mentana (c) negli studi di La7, Roma, 30 settembre 2016.
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Tutti i match a La7 e alle Feste dell’Unità (aspettando la Rai…)

I giuristi del No conoscono la materia ma non sanno stare n tv. Mentre i politici del No sanno sì stare in tv ma non conoscono la materia. In questa imprevista tenaglia, ecco che i primi match televisivi vedono i fautori del Sì in vantaggio. Non era scontato.

Tutto è cominciato dall’ormai leggendario confronto da Mentana fra Matteo Renzi e Gustavo Zagrebelsky, “vinto” (ma su questa concetto della “vittoria” torniamo più avanti) dal presidente del Consiglio secondo tutti gli osservatori più distaccati, a partire da Eugenio Scalfari che, seppure con motivazioni filosofiche non per forza condivisibili, ha decretato un secco 2-0 per il premier.

Ha prevalso, Renzi, perché il giurista l’ha buttata in politica, proprio il terreno sul quale l’avversario è, diciamo così, abbastanza allenato; ma anche perché – lo dicevamo all’inizio – questi cattedratici del No non è che in tv risultino proprio simpaticissimi (vale per Zagrebelsky e non solo per lui) e sovente smarriscono il filo, zompettano di palo in frasca, non tengono il punto, si perdono nei meandri dei loro discorsi.

Quel match ha segnato una piccola svolta in questa campagna elettorale, come se da allora spirasse un certo effetto-Zagrebelsky depressivo per il No.

Poi abbiamo visto un politico contro un altro politico travestito da giornalista, da Floris: Delrio pacato e ragionatore contro il comiziante Travaglio, ed è andata meglio al primo.

D’altra parte qualche giorno primo, dalla Gruber, lo stesso Travaglio aveva picchiato ma sempre con gli occhi bassi e come con salivazione azzerata davanti a Renzi.

Poi è toccato duellare a Maria Elena Boschi. Da Vespa, unica cosa organizzata dalla Rai, facile ko contro Stefano Parisi (non è questa la sua partita) e poi venerdì sera contro il capo leghista. Si è vista lei che stava sul merito del referendum contro un Matteo Salvini che sulla materia ha evidenziato grosse lacune, e infatti ha preferito gigioneggiare su altro: ennesima vittoria del Sì.

Ma qui vorremmo sottolineare che ogni giudizio soggettivo è lecito ma che bisogna intendersi: se per “vittoria” s’intende fare casino e buttarla in comizio, allora, cari amici e tifosi del Fatto, ha vinto Salvini. Se invece “vince” chi porta più argomenti convincenti a favore della propria tesi, beh, allora ha senz’altro vinto la ministra: mica per altro ma perché Salvini, dagli argomenti, è semplicemente scappato. Ha sbagliato ring.

Questo in tv.

A settembre invece avevamo assistito a duelli nelle Feste dell’Unità, ormai l’unico posto a parte La7 dove si può discutere di politica (en attendent la Rai…): Gentiloni-D’Alema, diciamo match pari per un’antica abilità dialettico-comiziante del secondo.

Poi ci fu Renzi versus Smuraglia, partita molto tesa, dove furono entrambi bravi, “sul nostro personalissimo cartellino” – come diceva il grande Rino Tommasi – vittoria ai punti per Renzi.

E, alla Festa di Roma, un durissimo match Giachetti-D’Alema nel quale il primo, sfavorito dal pronostico, secondo noi alla fine ebbe la meglio persino sotto il profilo dell’aggressività e della prontezza della battuta, armi storiche dell’ ex leader dei Ds.

Ora, in una campagna elettorale peraltro così lunga tutto può cambiare in un battito di ciglia, una battuta sbagliata, un errore di sintassi, persino un abbigliamento incongruo (la famosa e orrenda giacchetta marrone di Occhetto contro un Berlusconi tutto in tiro nel ’94 – arbitro Mentana anche allora) e quindi non traiamo conclusioni affrettate.

Però a oggi l’impressione è che i “Siisti” tengano meglio la scena, specie se si riesce a  stare al merito della questione-referendum, abbiano maggiore confidenza con gli argomenti, via via stanno riuscendo a rendere più semplice la questione. Viceversa, come nelle partite di calcio, la squadra avversaria – i Noisti – deve spezzare il gioco, picchiare duro, spazzare la palla in tribuna. Se prova a a giocare davvero, il No perde.

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