Ma la Margherita era un’altra cosa

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Da Alfano ad alcuni cattolici dem, parte la corsa a voler riportare in vita quella che era la “seconda gamba” del centrosinistra

Tutti a voler rifare la Margherita. Retroscena giornalistici, alimentati da frasi fatte filtrare ad hoc, alimentano in queste ore progetti – più o meno convergenti – che si richiamano al partito fondatore del Pd.

Secondo quanto riportato da Repubblica, Angelino Alfano avrebbe infatti l’intenzione di costituire una nuova forza politica moderata, in prospettiva alleata del Pd, che tenga dentro i centristi e i fuoriusciti dalla Lega e da Forza Italia. Operazione legittima, figlia dello smembramento del centrodestra berlusconiano, che potrebbe riempire effettivamente un vuoto in quell’area politica. Ma che niente ha a che vedere con la Margherita, che era un partito né di centro né tanto meno di centrodestra, bensì pienamente di centrosinistra. E infatti è confluita convintamente dentro il Pd.

Tanto più che una parte consistente dei fondatori della Margherita, gli ex Popolari, già a suo tempo compì una chiara scelta di campo a favore dell’autonomia e poi dell’alternativa alla destra, consumando anche una dolorosa scissione con chi (Casini, Buttiglione e altri) si avviavano verso l’alleanza con Berlusconi.

Nata nel 2001 per tenere insieme i partitini che costituivano il centro del centrosinistra (in origine Ppi, Democratici, Rinnovamento italiano e Udeur, con quest’ultimo che poi non aderì al passaggio dal cartello elettorale al partito), la Margherita era la “seconda gamba” di un progetto a lungo termine (l’Ulivo, il Pd) volto a far nascere la casa comune dei progressisti italiani. Un partito, quindi, nato per unire, non per dividere. Che non si presta, di conseguenza, a fare da riferimento nemmeno a chi (una piccola parte dei cattolici dem) starebbe pensando oggi ad avventure alternative fuori dal Pd.

In una fase di cambiamenti come questa, qualsiasi progetto più o meno ambizioso appare comprensibile. Ma la Margherita era un’altra cosa.

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