Ma la maglia numero 10 spetta ai geni del pallone

Calcio
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Al brasiliano Gerson arrivato alla Roma è stata data la maglia di Totti. Ma vi fu un grande Gerson che aveva la 8, la 10 era di Pelè

Ci fu un Gerson molto forte, aveva la maglia numero 8 del grande Brasile dei Mondiali del 1970 in Messico. Quel Gerson era un centrocampista di quelli che la palla non la perdono nemmeno per sbaglio e che in ogni momento sa perfettamente cosa sta succedendo in campo (come disse molti hanno dopo Luisito Suarez di Xavi, che è un altro così: “Lui ha tutta la partita in testa”).

Quel Gerson segnò il secondo dei quattro gol che il Brasile rifilò all’Italia di Riva e Mazzola (Rivera entrò a sei minuti dalla fine, per la più tragicomica delle disavventure calcistiche). Il primo di quei gol lo aveva segnato un certo Pelè, di testa, umiliando il pur eroico Burgnich.

Pelè aveva il numero 10. Lo ebbe sulle spalle per tutta la vita. Non perché fosse, banalmente, una mezzala. Perché era un genio del pallone. Nella fisica, o nella medicina, o nell’economia ai geni gli danno i premio Nobel. Nel calcio, la maglia numero 10, come a Maradona, Platini, Messi. Quel Gerson sapeva che funziona così.

Invece questo Gerson che è arrivato adesso alla Roma evidentemente non lo sa. E non gli hanno spiegato che se il 10 tocca al genio, non è un caso se fra i giallorossi sta da anni sulla schiena di Francesco Totti. Il quale, essendo anche un gran signore, si è guardato bene dal polemizzare: “A tutti va data la possibilità di onorare la maglia numero 10″. Eppure non funziona così.

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