Ma il Senato ‘designato’ dagli elettori arriverà solo nel 2023

Riforme
L'Aula del Senato durante l'esame del Bilancio Interno, Roma, 24 settembre 2014. ANSA/ GIUSEPPE LAMI

Il testo della riforma parla chiaro: in prima battuta saranno i consiglieri a eleggere i rappresentanti a palazzo Madama. Poi bisognerà attendere le singole elezioni regionali

È molto probabile che fino al 2023 il nuovo Senato post-riforma non abbia ancora tutti i propri componenti designati direttamente dai cittadini. Il duro scontro interno al Partito democratico, fino alla Direzione di ieri e al ‘lodo Tatarella’ di cui ancora vanno definiti i dettagli, avrà quindi un effetto differito e scaglionato nel tempo. A dirlo è la stessa riforma, nelle sue disposizioni finali.

Il primo comma dell’articolo 38 del ddl Boschi, già approvato in doppia lettura conforme da Camera e Senato e quindi non soggetto a ulteriori emendamenti, recita testualmente: “In sede di prima applicazione e sino alla data di entrata in vigore della legge di cui all’articolo 57, sesto comma, della Costituzione, come modificato dall’articolo 2 della presente legge costituzionale [è la legge che regolerà l’elezione dei nuovi senatori, ndr], per l’elezione del Senato della Repubblica, nei Consigli regionali e della Provincia autonoma di Trento, ogni consigliere può votare per una sola lista di candidati, formata da consiglieri e da sindaci dei rispettivi territori […]”. Sono quindi i consiglieri regionali in carica a eleggere i senatori, in attesa del successivo passaggio elettorale di ogni singola regione, quando si applicherà la nuova norma.

A scanso di equivoci, il terzo comma aggiunge: “Nella legislatura in corso alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale, sciolte entrambe le Camere, non si procede alla convocazione dei comizi elettorali per il rinnovo del Senato della Repubblica”. Inoltre, il limite per l’approvazione della nuova legge per l’elezione dei Senatori è fissato dal comma 6 “entro sei mesi dalla data di svolgimento delle elezioni della Camera dei deputati” già riformata, che darà inizio alla prossima legislatura.

Proviamo allora a immaginare che l’attuale legislatura termini a scadenza naturale, nel febbraio 2018. Entro sei mesi (agosto 2018) la Camera è chiamata a varare la nuova legge elettorale per il Senato post-riforma. Nel frattempo tutti i consigli regionali eleggono i propri rappresentanti (consiglieri e sindaci dei comuni capoluogo) a palazzo Madama. Il loro incarico durerà fin quando non scadrà il rispettivo mandato di amministratori locali, o (nel caso dei sindaci) quello dei consigli regionali che li hanno eletti.

La prima regione chiamata a eleggere i senatori con la nuova legge potrebbero essere Friuli-Venezia Giulia e Valle d’Aosta, ma solo se la nuova legge elettorale sarà varata prima delle rispettive elezioni regionali, fissate rispettivamente per aprile e maggio 2018. Se così non sarà, saranno nuovamente i consigli regionali a eleggere i senatori e la partecipazione degli elettori (ancora da definire) alla scelta dei rappresentanti a palazzo Madama sarà rinviata al 2023. Nello stesso anno, in ogni caso, toccherà a Lombardia, Molise e Lazio (considerando la conclusione naturale della legislatura in tutte le regioni).

Il calendario dell’elezione dei senatori con la ‘designazione’ da parte degli elettori sarebbe quindi il seguente (sempre tenendo ferma la scadenza naturale dei mandati dei consigli regionali): novembre 2018 Basilicata; 2019 Piemonte, Emilia-Romagna, Abruzzo, Calabria, Sardegna; 2020 Liguria, Veneto, Toscana, Umbria, Marche, Campania, Puglia; 2022 Sicilia; 2023, come detto, Lombardia, Molise, Lazio più eventualmente Friuli-Venezia Giulia e Valle d’Aosta.

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